Mosaico per Procida: intervista a Gaetano Cataldo

A Salerno, nei giorni scorsi, si è svolto un evento gastronomico importante, nato dall’incontro tra due salernitani, il sommelier Gaetano Cataldo e il pizzaiolo Ciro Pecoraro. E tra i due non poteva non nascere che un’eccellente collaborazione, tesa a celebrare l’identità della Campania attraverso il gusto.

Uno è giornalista, sommelier e fondatore di Identità Mediterranea; nel 2022 è stato eletto miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival; l’altro è un pizzaiolo identitario che nel cuore pulsante di Salerno ha creato Giagiù, un locale in cui è possibile gustare prelibatezze, realizzate esclusivamente con i migliori prodotti provenienti dalle 8 regioni del Sud Italia. Giagiù è stata la location ideale per realizzare la serata di degustazione di Mosaico per Procida, il vino nato per celebrare l’isola campana, capitale della cultura 2022.

Ciro Pecoraro e Gaetano Cataldo durante la degustazione di Mosaico per Procida

Durante l’evento Gaetano Cataldo ha saputo raccontare ai commensali la genesi e le caratteristiche di questo speciale vino bianco, che porta la prestigiosa firma di Roberto Cipresso, wine maker di fama internazionale. Ciro Pecoraro, invece, ha deliziato i presenti con un menù ad esso dedicato: dalla prima portata, una croccante frittatina alla genovese su fondo bruno, sfumato al Mosaico per Procida, passando per tre favolosi assaggi di pizza gourmet, dove ciascun ingrediente scelto è riuscito a evocare gli intensi profumi mediterranei racchiusi nella bottiglia.

Di questa bottiglia, nata per ringraziare Procida per la sua nomina a capitale italiana della cultura, si è parlato tantissimo in questi ultimi anni; ma del suo padre putativo e del lavoro dietro le quinte si conosce ancora poco. In questa speciale intervista, dunque, incontriamo l’uomo che ha portato Mosaico per Procida ovunque, perfino in volo e dinanzi a sua Santità Papa Francesco.

L’INTERVISTA

Quali emozioni hai provato, quando hai assaggiato per la prima volta Mosaico per Procida? La prima volta in assoluto ho tirato un sospiro di sollievo: le masse erano finalmente pervenute, seppur con difficoltà e imprevisti dovuti alla natura umana. Lo assaggiai naturalmente dal silos di acciaio, dove i 26 vini erano stati assemblati, certo che Roberto Cipresso avesse fatto un lavoro eccellente, assumendosi un grandissimo rischio per un qualcosa che non era stato mai tentato prima. Ma era solo uno dei tantissimi gradini: la vera emozione è stata vedere Mosaico per Procida sgorgare dalla bottiglia e zampillare nel calice. Un misto tra gioia, gratitudine per le preghiere esaudite e le benedizioni ricevute, oltre alla felicità di avere con me Roberto, il padre enologico di Mosaico per Procida, condividere quel momento. Ero a Procida alla vigilia della degustazione ufficiale e, dopo cena, ho fatto una delle migliori dormite della mia vita, dopo notti di insonnia.


La bottiglia di questo vino è stata a lungo immaginata e studiata, in modo tale che l’etichetta e la scelta dei colori caratterizzassero visivamente l’identità di Mosaico per Procida. Ora, però, riusciresti a sintetizzare e a trasmettere il cuore di questo progetto usando soltanto 3 parole? Il processo è stato lunghissimo e molti risultati sono stati la conseguenza di una continua soluzione ai problemi, tra cui la svolta creativa, una delle tante, di realizzare un concorso artistico fatto di sole donne, senza mezzi e senza finanziamenti. Mosaico per Procida è stato, quindi, un atto francescano, eversivo e identitario. Francescano, perché siamo riusciti a realizzarlo senza finanziamenti, solo grazie alle libere donazioni e al lavoro gratuito, senza alcun interesse o finalità di lucro. Avevo messo così tanto da parte le mie cose che, malgrado avessi vinto il bando per poter frequentare la triennale di Scienze Gastronomiche Mediterranee, non avevo messo piede all’università per un intero anno. Eversivo, perché il progetto è andato a muso duro contro i massimi sistemi del mondo vino, senza il loro consenso e con tantissimi soggetti che hanno remato contro. Ricordo dell’assordante e omertoso silenzio della comunicazione, dei rifiuti politici, dell’arroccamento delle baronie del vino, del fatto che non fummo calendarizzati nel palinsesto della capitale italiana della cultura e, addirittura, che qualcuno pretendeva di impormi di inserire qualche cantina dell’ultim’ora: li abbiamo ignorati tutti e abbiamo dimostrato che, per fare una carezza al proprio territorio, non c’è bisogno del permesso di nessuno. In effetti, questa eversione ha dimostrato che aveva ragione Luigi Veronelli: ci sono più parassiti nel mondo del vino che nella vigna. Quanti profeti, amanti del vino e organizzazioni potenti se ne sono state “sfaccendate” quando invece avrebbero potuto fare di più, più velocemente, con più soldi, più aiuti politici e con tutta la corte di scribacchini e telecamere a seguito? Identitario, perché non era mai successo, dall’istituzione del format della capitale europea/italiana della cultura, che qualcuno pensasse a una bottiglia celebrativa. Sono felice di poter dire che è successo al Sud, in Campania, e questo a dimostrazione che la nostra terra sa ancora esprimere creatività, inventiva, intelligenza collettiva, amore per il territorio e per i valori fondamentali.

Viaggio, attraverso un Vinaggio: Mosaico per Procida nasce da un insieme di 26 vini che raccontano il territorio della Campania e le sue eccellenze enologiche. Quali sono stati i criteri di scelta delle cantine partecipanti? I criteri, mediante cui mi sono fatto carico di selezionare le cantine, sono stati, per ciascuna di esse, i seguenti: radicamento e appartenenza al distretto vitivinicolo di riferimento, sostenibilità agronomica ed etica enologico-produttiva.

L’esperimento di Mosaico per Procida ha dato la possibilità di creare incontri e connessioni importanti che, in più occasioni, hai celebrato come situazioni uniche e indimenticabili. Qual è, secondo te, il segreto di questo vino? Cosa lo rende inimitabile? La forza di Mosaico per Procida è nel valore dei legami umani che sono nati grazie ad esso. Soltanto dopo il termine di tutti gli affanni ho potuto comprendere di aver vissuto in uno stato di grazia. La sua inimitabilità sta nel fatto di essere diventata la bottiglia che ha innescato il Vino dell’Umanesimo, il primo vinaggio di 26 masse compiute, il primo vino di sintesi della viticoltura a bacca bianca di un’ intera regione; ma anche il fatto di essere stato battuto alla cena di gala di March of Dimes a 700 dollari e di trovarsi presso la Sala dei Prelati entro la Cappella di San Gennaro. È un vino che ha creato un movimento di pensiero o fatto scaturire, per lo meno, un pensiero critico sul mondo del vino. È irreplicabile perché, pure a volerlo rifare, la variabilità delle masse, e quindi delle annate, non darebbe lo stesso risultato e, quindi, sarebbe mai identico.

Mosaico per Procida è arrivato anche tra le mani di Papa Francesco: cosa ti ha detto quando ha ricevuto la bottiglia? Sua Santità, dopo aver ricevuto una serigrafia acquerellata a mano effigiante “inCanto diVino”, l’etichetta, e una volta aperto lo scrigno ligneo in cui era custodito il suo magnum ha esclamato “Che bella bottiglia. Un vino, che bello!”


A chi vorresti far arrivare una bottiglia di Mosaico per Procida, tra le personalità che stimi e che ancora non hai ancora incontrato? Vorrei che l’avessero ricevuta molti dei miei cari che non ci sono più. Vorrei che Mosaico per Procida arrivasse tra le mani di quelle pochissime persone che amano e difendono il vino con sincerità, competenza e onestà intellettuale. Sono molte le personalità che nel mondo della medicina, della storia, della letteratura, dell’arte, dello sport e del giornalismo, vorrei venissero raggiunte. Se dovessi immaginare a una persona che stimo tantissimo penso a Nicola Gratteri.

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera. È ritornata in Italia. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.