Rosso mediterraneo: il pomodoro biologico in Campania, tra tradizione antica e ricerca d’avanguardia


Il sapore della salute e il miracolo rosso: il pomodoro biologico che racconta la Campania, tra leggende, scienza e gusto autentico e ricerca d’avanguardia


Il sole sorge prepotente sulla Campania. Il Sole qui è uno scugnizzo che dipinge i campi e le colline di una luce densa e dorata, ma anche un romantico d’altri tempi che colora il cielo e il cuore di rosa all’imbrunire, mentre saluta la luna capricciosa tra le onde del mare. Tra queste terre, a suon di arte e cultura, vive e respira il protagonista silenzioso della nostra storia: il pomodoro. Ogni estate, tra i filari che sfiorano la linea dell’orizzonte, il rosso acceso delle sue bacche sembra rubare il colore ai tramonti sul Golfo. Qui, sotto il Vesuvio, la terra si fa generosa e ribelle, promettendo profumi antichi e una dolcezza che sa di memoria. “Napule è mille culure”, canta Pino Daniele, ma il colore del pomodoro porta sulle tavole il calore vibrante della gente campana, la forza di una terra feconda e la gioia di un popolo che sa sorridere anche quando la vita incrocia la malinconia. Se Eduardo De Filippo sentenziava “Chi tiene ‘o mare nun tene bisogno d’o spirito”, forse anche chi tiene un pomodoro maturo, polposo e perfetto, tra le mani, custodisce un pezzo di anima campana. Lo stesso che, raccontato in commedie e canzoni, si ritrova in ogni festa di paese, nei gusto compatto della salsa a ferragosto, nel rito antico che trasforma il lavoro agricolo in celebrazione della vita. Rosso pomodoro è diventato un vero e proprio colore che è passione e tradizione. Entrare in Campania significa immergersi in un racconto sensoriale: il rumore allegro dei mercati, le risate sotto il pergolato, il profumo che si sprigiona dai pentoloni ricolmi di sugo. Qui il pomodoro è magia quotidiana, stella nascosta nella dieta mediterranea, ponte tra la scienza della terra e la poesia del giorno. E così, tra il mito, le melodie e la vibrante emozione di una terra che non si arrende, il viaggio nel potenziale campano si trasforma presto in una scoperta scientifica: quella di un frutto che, con la sua storia e i suoi segreti, sa proteggere e nutrire, riunendo intorno a sé la bellezza, la salute, e la promessa autentica di un futuro sostenibile. Del resto, il rosso campano può essere anche letto come uno dei tre colori della bandiera italiana, parte di un’identità nazionale che ambasciatrice nel mondo.


Il pomodoro biologico campano rappresenta oggi un simbolo di sostenibilità e di rinascita; il cuore pulsante di un territorio che abbraccia con forza le sue radici e preserva l’agricoltura tradizionale, dandole però uno slancio innovativo. Secondo il rapporto della Regione Campania e il SINAB (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), la Campania ha visto crescere in modo significativo la superficie coltivata a biologico, raggiungendo circa il 20,9% della superficie agricola utile, una delle percentuali più alte in Italia, con un incremento dell’1,1% rispetto all’anno precedente. Sono più di 7.400 le aziende agricole regionali dedite al biologico, pronta testimonianza di un interesse crescente verso pratiche agricole rispettose dell’ambiente, della salute e del benessere del territorio.

Il pomodoro, icona della cucina campana e simbolo del made in Italy, affonda le sue origini nel Sud America, coltivato già dalle antiche civiltà precolombiane e introdotto in Europa nel XVI secolo grazie agli spagnoli, approdando in Italia attraverso il Regno di Napoli. Dapprima chiamato “pomo d’oro” per il caratteristico colore giallo, nel tempo è mutato nel frutto rosso intenso che oggi conosciamo, divenendo emblema della tradizione campana. Il Pomodoro San Marzano DOP e il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, entrambi frutti di suoli vulcanici combinati a microclimi unici, sono i fiori all’occhiello di questa storia. Non è solo la sua valenza agricola a rafforzare la sua forza, ma la sua integrale radice culturale.



Il pomodoro è presente ovviamente nella smorfia napoletana, ed è associato al numero 44: simboleggia fertilità, abbondanza, vitalità e nuova energia. Numeri correlati nella smorfia: – 28, raccogliere i pomodori, suggerendo un momento di raccolta dei frutti delle proprie fatiche; – 16, la pianta di pomodori; – 14: un cesto di pomodori; – 68: pomodori rossi e maturi, che possono indicare abbondanza e successo; – 11: pomodori verdi, che possono alludere a qualcosa di non ancora pronto o a una situazione in divenire.

Cantato in innumerevoli canzoni, protagonista delle cucine con piatti come la pizza napoletana o la parmigiana, il pomodoro rosso diventa simbolo di passione, energia e vitalità. Riflesso del Mediterraneo, è anche un colore che si impone nella moda locale e nel mondo beauty, dove l’estratto di pomodoro, ricco di antiossidanti, protegge la pelle dall’invecchiamento e dagli agenti aggressivi, donando radiosità e salute.

Dal punto di vista nutrizionale, il pomodoro biologico campano si caratterizza per un contenuto elevato di licopene, vitamina C, vitamine del gruppo B, potassio e fibre. I benefici sono trasversali per le diverse fasce d’età. Nei bambini, sostiene lo sviluppo ottimale del sistema immunitario; negli adulti, contrasta gli effetti dello stress ossidativo e preserva la salute della pelle; negli anziani, promuove la salute cardiovascolare e cognitiva. Parafrasando Ippocrate: “Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo“.

Abbiamo intervistato il Prof. Antonio Giordano, oncologo e scienziato di fama mondiale, orgoglioso figlio di Corbara, terra del pomodoro corbarino. Il prof. Giordano ha evidenziato come studi condotti sui pomodori campani biologici, in particolare San Marzano e Corbarino, abbiano dimostrato l’attività antitumorale di estratti capaci di inibire la crescita delle cellule tumorali gastriche. Il licopene, potente antiossidante, protegge le cellule dai danni ossidativi promuovendo processi di morte cellulare programmata nelle cellule maligne. Il Professore Giordano sottolinea come il terroir campano (suolo vulcanico, clima favorevole e metodi tradizionali tramandati) ottimizzi la presenza di molecole biologicamente attive utili per la prevenzione oncologica e la salute pubblica. La sfida futura della sua ricerca è integrare scienza avanzata e tradizione agricola per prodotti sempre più efficaci nella tutela della salute, attraverso una sinergia tra medicina, agricoltura e tecnologia innovativa.

Una recente scoperta americana dei gruppi di ricerca guidati da Zach Lippman e Jesse McCandlish al Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL) apre prospettive inedite nel campo della genetica vegetale. Analizzando le piante di pomodoro, gli studiosi hanno individuato un meccanismo genetico finora poco compreso, potenzialmente in grado di rivoluzionare le strategie di miglioramento colturale e di offrire nuove indicazioni anche per la ricerca biomedica. Il cuore dello studio statunitense riguarda le cosiddette mutazioni criptiche, cioè modifiche del DNA che, prese singolarmente, non producono effetti visibili sull’organismo vegetale. Queste variazioni genetiche restano “silenti”, ma in combinazione possono generare trasformazioni rilevanti. In particolare, i ricercatori hanno osservato che alcune combinazioni influenzano in modo marcato il numero di ramificazioni riproduttivi (i grappoli che sviluppano fiori e frutti). Tale parametro è determinante per la produttività delle colture: un numero maggiore di rami può significare più frutti, ma un eccesso può sottrarre risorse alla maturazione. Riuscire a bilanciare questa caratteristica è quindi decisivo per ottimizzare la resa senza compromettere la qualità. Grazie a tecniche avanzate di genetica e biologia molecolare, i team del CSHL hanno scoperto che l’effetto delle mutazioni criptiche non si combina in modo lineare. Al contrario, le loro interazioni (un fenomeno noto come epistasi) producono risultati complessi e spesso imprevedibili. Questo tipo di dinamica aiuta a chiarire perché certi tratti ereditari siano così difficili da interpretare. Le conclusioni della ricerca aprono una nuova strada per perfezionare le piante con maggiore precisione. Invece di concentrarsi esclusivamente su mutazioni evidenti, i genetisti possono ora esplorare combinazioni “nascoste” che, unite tra loro, attivano caratteristiche vantaggiose come una resa più elevata, una resistenza superiore alle malattie o una migliore capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Un approccio che rende possibile progettare varietà colturali su misura. Ma le implicazioni non si fermano al mondo agricolo. La dinamica scoperta nelle piante potrebbe infatti rappresentare un modello utile anche per la medicina umana. Molte patologie complesse, come il diabete o alcuni tipi di tumore, derivano dall’interazione tra più geni e fattori ambientali. Capire come varianti genetiche apparentemente innocue possano, insieme, produrre effetti biologici significativi potrebbe offrire nuovi strumenti per comprendere e contrastare queste malattie. Il lavoro dei laboratori di Lippman e McCandlish illumina un ambito finora trascurato della genetica e dimostra come anche le informazioni più “silenziose” del DNA possano influire in modo sostanziale sulla vita degli organismi. Una ricerca che apre nuove frontiere per l’agricoltura del futuro e al tempo stesso suggerisce legami sorprendenti con la salute umana.


Focus | Intervista al Prof. Antonio Giordano

Professore, quali sono gli effetti dei pomodori biologici campani sulla salute? I nostri studi hanno dimostrato che il pomodoro biologico, specialmente varietà come il San Marzano e il Corbarino, contengono estratti capaci di inibire la proliferazione delle cellule tumorali, in particolare quelle gastriche. L’elevato contenuto di licopene agisce come potente antiossidante, proteggendo le cellule dai danni ossidativi e favorendo processi di apoptosi nelle cellule maligne.

In che modo il legame con il territorio influisce sulla qualità del prodotto? La combinazione di suoli vulcanici, clima favorevole e tecniche di coltivazione tradizionali tramandate di generazione in generazione ottimizza la presenza di principi attivi salutari nel pomodoro. Questo è un esempio di come il cibo locale possa essere un alleato nella prevenzione oncologica e nel miglioramento della salute pubblica.

Quali sono le prospettive future della ricerca in questo ambito? Stiamo esplorando come integrare le nuove tecnologie scientifiche con le tradizioni agricole per sviluppare prodotti ancora più efficaci nella prevenzione delle malattie. La collaborazione tra medicina, agricoltura e innovazione tecnologica è la strada da seguire.


La simbologia cromatica del pomodoro riflette questa vitalità, con il rosso come simbolo dominante di energia e passione mediterranea. Le varietà color giallo e arancio, meno frequenti ma altrettanto preziose, sono associate a prosperità, luce e abbondanza, intrecciando cucina, arte, moda e vita quotidiana, tessendo così una trama culturale profonda. Innovazione significa anche intelligenza artificiale, che in Campania viene implementata con sistemi di monitoraggio in tempo reale per terreno, crescita e contaminazioni, ottimizzando l’uso dell’acqua e preservando l’ecosistema. Questo connubio tra tradizione e tecnologia consente di perseguire una qualità superiore, sostenendo l’ambiente e valorizzando economicamente il prodotto. Tra le realtà più avanzate si annoverano l’Impresa Agricola LYMPHA di Giugliano, attiva nella tecnica acquaponica e pioniera di produzioni sostenibili in territori difficili come la Terra dei Fuochi (di cui grande esperto è proprio il Prof. Antonio Giordano), e la Cooperativa Agricola Amico Bio di Santa Maria Capua Vetere, che con coltivazione biologica e biodinamica, autoproduzione di semi e pratiche rigorose, incarna il legame tra lavoro agricolo e coesione sociale.

A Sarno, Città al centro tra le province di Salerno, Napoli e Caserta, nasce un progetto innovativo e unico nel suo genere: Gli della Musica di Gustarosso. Si tratta di un vero e proprio parco armonico naturale, dove la coltivazione di pomodori e prodotti orticoli si intreccia con l’esperienza sensoriale della musica. Qui il pomodoro Cesarino viene coltivato sotto il segno della biodiversità, e la terra si trasforma in uno spazio immersivo, dove i suoni e i profumi della macchia mediterranea accompagnano la crescita delle piante, quasi a voler dimostrare che la cultura, come la natura, ha bisogno di cure e armonie. Un punto di riferimento per il progetto è il Maestro Peppe Vessicchio, che con la sua visione unisce talento musicale e passione per l’agricoltura, sostenendo attivamente l’importanza dei suoni sul benessere e lo sviluppo della biodiversità vegetale: proprio negli Orti della Musica vengono organizzati laboratori, concerti e attività didattiche che affermano la forza delle note nell’educazione ambientale e nella crescita sana delle colture. In uno degli eventi, il Maestro Vessicchio ha diretto l’orchestra tra le piante di pomodoro, spiegando come la musica, favorita dalla particolare energia del territorio, possa influenzare positivamente il metabolismo vegetale e la qualità dei frutti. Quel legame tra musica, buon cibo e infanzia trova un’eco iconica nella celebre canzoneViva la pappa col pomodoro”, scritta da Lina Wertmüller e interpretata da Rita Pavone per “Il Giornalino di Gian Burrasca”. Un motivo che accompagna generazioni di italiani e che, anche grazie a progetti come quello di Sarno, continua a raccontare la gioia, la lotta e la convivialità della tavola, tra “pappa” e pomodoro, tra rivoluzione e allegria: “Viva la pa-pa-pappa col po-po-po-po-po-pomodoro… Che è un capolavoro!” recita il ritornello, celebrazione musicale di un alimento semplice che è poesia e storia. Gli Orti della Musica di Sarno sono dunque un esempio virtuoso di come la Campania sappia reinventarsi, fondendo agricoltura, arte e comunità; un luogo dove il pomodoro cresce tra le note e il canto, dove la tradizione si fa innovazione e il futuro si scrive anche con una melodia.

Il pomodoro biologico campano è inoltre fondamentale nella dieta di sportivi campani, dal Napoli calcio agli atleti di discipline outdoor, grazie a proprietà antinfiammatorie e antiossidanti ideali per la performance e il recupero. Centrale è l’Agro Sarnese-Nocerino, bacino primario del San Marzano DOP, dove si contano oltre 3.000 aziende, terreno fertile di storia, cultura e resistenza imprenditoriale, impegnate anche nella lotta alla criminalità e nella promozione di modelli sostenibili. Nel 2024 la filiera del pomodoro biologico della Campania ha generato circa 180 milioni di euro, pari a un quarto della produzione nazionale bio, evidenziando come la qualità e la certificazione campana valgano sul mercato prezzi superiori del 15-20%, alimentando investimenti e innovazione costante. Per valorizzare questo tesoro, nulla di meglio di una preparazione semplice, come l’insalata di pomodorini del piennolo con mozzarella di bufala campana: un piatto che esalta la freschezza e dolcezza del pomodoro biologico, accompagnato dalla cremosità della mozzarella di bufala DOP e condito con olio extravergine d’oliva campano, basilico fresco, sale integrale e pepe nero. Un’esplosione di tradizione e genuinità in poche mosse.

Completa l’esperienza gustativa un abbinamento con vini biologici campani, come il Fiano di Avellino DOCG e il Greco di Tufo DOCG, bianchi aromatici e minerali, perfetti compagni del sapore mediterraneo; oppure con succhi e centrifugati bio di frutta campana come mela annurca o pesca nettarina, per un tocco dolce e naturale senza appesantire.Così il pomodoro biologico campano si conferma non solo alimento, ma simbolo di identità, benessere, economia e cultura, fondando un racconto che unisce passato e futuro, terra e scienza, sapori e emozioni. È la pagina più luminosa di un libro che parla di natura, di vita e di speranza, come disse Goethe: “La natura è l’unico libro che offre un contenuto di valore in ogni sua pagina.” Qui, in Campania, ogni pomodoro racconta una storia e regala un’emozione.



Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è diventata Avvocato nel 2013. È Giornalista Professionista. E’ Direttore Responsabile della Rivista culturale nazionale “MediaVox Magazine” dal 2015. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Ha curato l'editing di molti volumi. Ha realizzato copertine e graphic-novel. È esperta di comunicazione e linguaggi multimediali. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali, è accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest, l'Ischia Film Festival o il Premio Penisola Sorrentina. Dal 2022, collabora con il Consorzio Gruppo Eventi che, tra le tante attività, ha ideato e realizza "Casa Sanremo" e cura la produzione esecutiva de "I Nastri d'Argento". È segretaria dell'Assostampa Campania Valle del Sarno.