Napoli, 6 giugno 2025 | Oggi è un giorno speciale a Napoli! L’azzurro più amato degli ultimi anni, Dries Mertens, è diventato ufficialmente cittadino napoletano onorario.
Una bella operazione da parte del Comune e dell’Amministrazione. Visibilmente emozionati il Sindaco Manfredi e Dries Mertens.
Azzurro. Quando è il cielo ad entrare nelle vene per colorare il cuore ed è il mare a riempire gli occhi di bellezza. Azzurro. Quando un sorriso trasforma i ricordi e li cattura in un’istantanea da incorniciare. Azzurro. Quando la tua voce canta anche se è stonata e la mente si illumina di gioia.
Sì, avete capito bene: il “Folletto” belga, l’uomo dei record, l’attaccante che ha fatto sognare i tifosi, ora è napoletano a tutti gli effetti. Un evento che va oltre il semplice atto burocratico e si tinge di un significato profondo, quasi epico.
Ricordate quando Dries arrivò a Napoli? Un esterno offensivo rapido, sì, ma nessuno avrebbe mai immaginato che quel ragazzo esile sarebbe diventato il simbolo di un’era. E invece, gol dopo gol, giocata dopo giocata, Dries è diventato un idolo. Quando Sarri lo reinventò “falso nueve”, fu la svolta: da lì in poi, Dries ha iniziato a macinare record su record, superando, per numeri, leggende come Attila Sallustro e, incredibile ma vero, anche LUI. Sì, avete letto bene: Mertens è diventato il miglior marcatore della storia del Napoli, superando il numero 10 per antonomasia. Superando colui che tutto nel calcio ha potuto. Superando “la Mano di Dio”. Superando il “santo” laico. Superando il “pibe de oro”. Superando il migliore calciatore al mondo… tanti appellativi per un solo nome: Diego Armando Maradona. Un’impresa che sembrava impossibile, un record che ha fatto tremare i polsi a tutti i tifosi, ma che Dries ha conquistato con la sua classe, la sua umiltà e la sua voglia di vincere. E lo ha fatto con la maglia numero 14.
Nella numerologia, il 14 è spesso associato all’indipendenza, al cambiamento e all’adattabilità.
La sua trasformazione da ala pura a terminale offensivo ha rivelato una intelligenza tattica superiore e una capacità realizzativa fuori scala per un calciatore della sua stazza. La sua forza ha trovato la svolta nella mobilità costante, nel taglio tra le linee e nell’abilità di legare il gioco, creando superiorità numerica e spazi per gli inserimenti dei compagni. Tecnicamente raffinatissimo, ha sempre compensato l’apparente mancanza di fisicità con un baricentro basso, una rapidità d’esecuzione e un fiuto del gol eccezionale, spesso concretizzando con conclusioni precise anche da posizioni complesse. La sua longevità ad alto livello è testimonianza di una professionalità impeccabile e di un’attitudine al sacrificio encomiabile. Il Dries Mertens visto a Napoli rappresenta un case study eccezionale di riconversione tattica e massimizzazione del potenziale offensivo. Mertens non si è mai limitato a finalizzare, partecipava attivamente alla costruzione della manovra, associandosi con Insigne e Callejón in un interscambio costante di posizioni per disorientare gli avversari. La sua agilità nel breve e la tecnica sopraffina gli consentivano di trovare spiragli per conclusioni velenose, spesso dalla distanza o con tocchi sotto misura. Purtroppo non ha vinto lo scudetto ma ha talmente gioito con la squadra che è come se quel trofeo fosse un po’ anche suo, come se in fondo fosse chiaro a tutti che ha preparato lui il terreno fertile per quella conquista.
Dries non è solo un calciatore straordinario, è un uomo che ha saputo entrare nel modus vivendi dei napoletani. Ha scelto di immergersi nella città a 360 gradi, lontano dai clamori e dai riflettori che spesso accompagnano le stelle del calcio. Si è innamorato di Napoli, dei suoi vicoli, del suo mare, della sua gente, del suo cibo. Appena torna in città, lo vedi passeggiare per le strade del centro storico, confondersi tra la folla, mangiare una pizza come un qualsiasi turista. Lo vedi con cappellino, ciabatte e pantaloncini. Insieme al figlio che scorrazza senza maglia, mano nella mano con la moglie che sfoggia un bel pancino. Non è la “star” irraggiungibile, è il “Ciro” della porta accanto.
Dries Mertens diventa Ciro Mertens a tal punto che chiama suo figlio proprio come i napoletani chiamano lui: Ciro.
Ciro. Un nome che a Napoli ha un peso specifico enorme, un nome che evoca la tradizione, il folclore, l’anima più vera della città. Chiamare il suo primo figlio Ciro, per un belga, non è una scelta casuale. È una dichiarazione d’amore eterna. Un gesto che ha commosso i tifosi e che ha rafforzato un legame già fortissimo.
Il nome Ciro ha origini antiche e un significato molto interessante. Deriva dal persiano antico Kūruš, che significa “sole” o “trono”. È un nome che evoca forza, luminosità e regalità. A Napoli, in particolare, il nome Ciro è radicatissimo e ha una forte connotazione popolare e affettiva. È talmente comune che viene spesso utilizzato come sinonimo di “ragazzo” o “uomo” in contesti informali, quasi un vezzeggiativo o un termine generico per indicare una persona. La sua diffusione è legata anche alla devozione per San Ciro, medico e martire, venerato a Napoli e in altre località campane. Per molti napoletani, chiamare un figlio Ciro è un modo per tramandare una tradizione familiare e culturale profondamente sentita. Proprio come per Dries. Anche la figlia nascerà a Napoli perché la storia deve continuare.
Ma non è solo Dries ad essere amato: Katrin Kerkhofs, sua moglie, sempre solare, è una testimonial delle eccellenze partenopee e campane. La famiglia Mertens è l’esempio di come ci si possa integrare in una città come Napoli, vivendola con rispetto e semplicità.
Dries è diventato un vero e proprio fenomeno social e sociale, oltre che calcistico. I suoi video divertenti, le sue incursioni tra la gente, i “siparietti” con il caffè di Tommaso, le sue esultanze scatenate hanno spopolato. Ha saputo usare i social media in modo intelligente, mostrando un lato di sé autentico e simpatico, lontano dalle solite pose da divo tipiche di tanti calciatori. È diventato un influencer “per caso”, un ambasciatore di Napoli nel mondo, mostrando l’unicità della città a milioni di follower. Sociologicamente, Dries Mertens rappresenta il prototipo del calciatore che va oltre il mero aspetto sportivo. Ha saputo incarnare i valori di un popolo, diventando simbolo di appartenenza, di resilienza, di passione. La cittadinanza napoletana non è solo un riconoscimento, ma la certificazione di un’integrazione perfetta, di un uomo che ha scelto di abbracciare una cultura, una storia, un popolo.
Il Napoli, del resto, oggi è una squadra amata in tutto il mondo. Le immagini della Festa Scudetto 2025 sono già opere d’arte senza tempo che hanno vinto la sfida contro filtri e intelligenza artificiale. E il merito di questa operazione unica, lenta ma in costante crescita negli anni, è sicuramente della famiglia De Laurentiis.
In un calcio sempre più globalizzato e mercificato, Dries Mertens ci ricorda che ci sono ancora storie di riconoscenza, di amore, di passione, di attaccamento a una maglia. La storia di Dries “Ciro” Mertens deve essere raccontata non solo ai tifosi del Napoli. Anzi. Va raccontata ai bambini e alle bambine. Con la speranza che assaporino la bellezza di giocare il cortile, di tirare calci a un pallone all’aria aperta. Con l’augurio che riscoprano la felicità di interagire con i loro coetanei di persona e non soltanto attraverso lo schermo di un cellulare o di un computer.
Oggi, il Folletto è ufficialmente napoletano. E la Città di Napoli lo abbraccia orgogliosa