Fiorella e “Padroni di niente”

E ci siamo resi conto come sia bastata una minuscola entità cellulare per metterci in ginocchio, noi che ci consideravamo invincibili, e farci renderci conto che non siamo padroni di niente“.

È da queste considerazioni che Fiorella Mannoia è partita per costruire il suo nuovo album, per il quale ha scelto proprio il titolo “Padroni di niente”.
Un album più riflessivo e posato, meno “battagliero” rispetto a quello a cui ci ha sempre abituato. “Padroni di niente” è composto da otto tracce in cui lo stile dell’artista rimane intatto e non si discosta da quanto prodotto fino a oggi. Arriva a solo un anno di distanza da “Personale” ed è figlio diretto di un periodo storico sospeso, per questo, tranne qualche eccezione, è un progetto che non graffia, preferisce osservare e raccontare.
La pandemia e il lockdown ci hanno costretto a guardarci dentro, a interrogarci sul senso della vita.


Un album concepito durante il primo lockdown – racconta la cantante – dalle chiacchierate con Amara (autrice per lei di “Che sia benedetta”, portata al festival di Sanremo del 2017). Quando i nostri pensieri volavano alto e ci interrogavamo su dove stavamo andando, sul senso che aveva tutto quello che stavamo vivendo. Si parlava di un nuovo Umanesimo, della necessità di rimettere al centro l’uomo a scapito del profitto. Guardavamo affascinati la natura riprendersi i suoi spazi. E invece quando si è riaperto, tutto è tornato come prima se non peggio. Non siamo migliorati e siamo riusciti a dividerci pure su questo. Ora siamo arrabbiati, preoccupati per il futuro: costretti a dover scegliere tra salute e lavoro. E la politica si dà battaglia sulla pelle della gente. Possiamo considerare il 2020 l’anno più brutto dal dopoguerra ad oggi“.

E a raccontare queste sensazioni e questi momenti che nessuno si sarebbe mai immaginato di vivere è anche la copertina dell’album, ispirata al quadro “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, con la differenza che il “Viandante” di Friedrich è intento a guardare il mistero di un orizzonte di nebbia, mentre il “Viandante” di Padroni di Niente, Fiorella appunto, osserva la civiltà. Ci si specchia dentro e riflette su tutto il bello e il brutto che l’uomo ha costruito, come nel caso del brano “Si è rotto”. È il tratto distintivo di tutte le canzoni: si tratta di riflessioni, talvolta personali, altre con uno sguardo più alto, sulla realtà circostante. L’album si avvale della collaborazione di tanti e diversi autori: “Padroni di niente” (Amara, già autrice, sempre per Mannoia, di “Che sia benedetta” e “Il peso del coraggio”), “Chissà da dove arriva una canzone” (Ultimo), “Si è rotto” (Enrico Lotterini, Fabio Capezzone, Fiorella Mannoia), “La gente parla” (Amara, Simone Cristicchi), “Sogna” (Edoardo Galletti, Fiorella Mannoia), “Olà” (Bungaro, Cesare Chiodo, Fiorella Mannoia), “Eccomi qui” (Bungaro, Cesare Chiodo, Carlo Di Francesco) e “Solo una figlia (con Olivia XX, cioè Arianna Silvestri)”. Così come nel precedente album, “Personale”, uscito l’anno scorso, anche qui torna la formula della “canzone sospesa”, che prende spunto dalla tradizione napoletana del “caffè sospeso”. Un caffè lasciato a qualcuno che non si conosce: da qui l’idea di condividere uno spazio nel proprio album con un’artista emergente, la cantautrice Olivia XX, con cui duetta sulle note di “Solo una figlia”, ultimo brano, che racconta le storie difficili, tragiche, di due giovani ragazze. È uno dei tasselli più emotivi e struggenti di “Padroni di niente”.
C’è tuttavia un forte messaggio di speranza: “Noi siamo capaci anche di fare cose meravigliose, e comunque c’è sempre qualche insegnamento che ti riporta con i piedi per terra“.
Non mancano i sentimenti, gli amori, come quello premuroso tra madre e figlia, e l’invito a non smettere mai di sognare, come unica ed eterna speranza per andare avanti.

Un album che in tutti i suoi aspetti risponde ad un’unica esigenza: andare all’essenzialità. “E’ un album scarno, suonato, senza elettronica. Con solo otto pezzi, perché non è tempo di mettere dentro cose di cui non sei convinto“, spiega Fiorella Mannoia.

A maggio, Fiorella ha in programma di portare l’album in tour nei teatri con 11 date già programmate (il 12 a Bologna, il 13 a Torino, il 15 a Mantova, il 18 ad Ancona, il 20 a Bari, il 22 a Napoli, il 23 a Roma, il 26 a Bergamo, il 28 a Bassano del Grappa (VI), il 29 a Brescia, il 31 a Milano).

Presto dire come sarà il live. Ma noi dobbiamo ripartire perché questo è l’unico modo per aiutare i lavoratori dello spettacolo. Magari anche con produzioni anche più scarne, ma ripartire. Ci siamo interrogati anche se fosse meglio far uscire questo album fra qualche mese, ma no perché anche questa è una forma di resistenza. Dobbiamo rimettere in moto la macchina, altrimenti sarà un disastro“.
Fiorella Mannoia si sofferma anche sulla necessità di intervenire in maniera più concreta per le maestranze ormai ferme da mesi. “Noi artisti possiamo mettere fondi di tasca nostra, ma dobbiamo chiedere al Governo che i lavoratori vengano tutelati. Finora si è visto poco o niente dei contribuito“. La cantante punta il dito conto l’idea, dura a morire, che “con la cultura non si mangia. Se facciamo passare il concetto che di noi artisti si può fare a meno, perché facciamo cose ludiche di cui nessuno ora ha bisogno, è deleterio. Siamo essenziali come lo è il pane“.

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Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche presso l’I.S.I.S. “G. Fortunato” di Angri , di cui è anche collaboratore-vicario. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Salerno con 110/110 con lode e licenziata in Teologia Dommatica summa cum laude presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso, ha conseguito due Master in Studi storico-religiosi ( Ebraismo, Cristianesimo e Islam; Il Cristianesimo antico nel suo contesto storico) presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il Master di II livello Management e Leadership delle Istituzioni Educative presso l’Università degli Studi di Bologna e il master Didattica e Psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato molti volumi. Sensibile e attiva nel dibattito socio-culturale sul territorio campano.