LA TELEVISIONE: LIBERTA’ O TRAPPOLA?

Siamo nella prima metà degli anni ’50 quando irrompe, dapprima nelle case di docenti, imprenditori e industriali, poi in tutte le altre dimore italiane, una scatola parlante dalle immagini bianche e nere, dando vita ad una svolta significativa ed epocale per il nostro Paese: la televisione.

 Telegiornali, interviste sportive, opere, sketches, canzoni e balletti tenevano compagnia agli italiani dall’ora di pranzo fino a sera.

La “prima” televisione italiana è diventata uno strumento di informazione e di educazione per i cittadini: a partire dagli anni ’60, furono prodotti sceneggiati basati su capolavori della letteratura, da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni a “I Miserabili” di Victor Hugo.

Ai più grandi scrittori dell’epoca, come Giuseppe Ungaretti, fu riservato uno spazio in cui poter diffondere: commentò “l’Odissea” in Rai, unico canale tv dell’epoca.

Dopo il bianco e nero, è stata la volta delle immagini a colori… poi è arrivata un’ampia scelta di canali… ancora, la televisione analogica terrestre lasciato il posto alla tv digitale…

In ogni caso, la televisione ha cambiato profondamente le abitudini e la mentalità dei suoi spettatori. Proprio come il computer, essa rende il mondo più piccolo.

La vera essenza del mezzo televisivo, che era quella di informare, è stata ampliata fino quasi a mutare con l’introduzione di programmi comici o realities: un semplice metodo di distrazione e di intrattenimento o il tentativo di creare una vera e propria dipendenza dalla TV? Di sicuro, oggi il largo pubblico preferisce la tv “leggera”.

Non è raro che la televisione, soprattutto tra i più giovani, provochi confusione tra il mondo della realtà e quello della finzione. Sempre più diffuso, inoltre, il fenomeno dell’idolatria: i cosiddetti “vip” diventano estremamente popolari già dalle prime apparizioni in tv.

Recenti studi affermano, poi, che per 7 italiani su 10 il televisore costituisce il principale piacere quotidiano. La televisione si sostituisce sempre di più a passatempi costruttivi: essa viene preferita in molti casi alle uscite o alla lettura di un libro.

Infine, è impossibile tralasciare il “bombardamento” della pubblicità. Gli spot entrano nella mente di chi li guarda con immagini accattivanti e slogan infallibili.

Allo spettatore l’arduo compito di saper cogliere i frutti migliori di un’arma così potente come la televisione e la bravura di sapersi difendere dalle insidie più nascoste che, con grande fascino, ogni giorno ci tentano.

Articolo di Giada Cuomo e Paola Carbone

Paola Carbone: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno, nutre una profonda passione per il teatro e prova anche un certo interesse verso il giornalismo. Legge costantemente libri di fantascienza e fra i vari hobby che coltiva, vi è anche quello per l’arte.

Giada Cuomo: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. Ama le lingue, in particolare l’inglese che studia da molti anni. Spera di intraprendere la carriera giuridica e di far combaciare con essa la sua passione per le lingue lavorando come avvocato all’estero.

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