BIFF 2026 SPECIALE LIBRI | “Cortocircuito Evolutivo. Tra fake news e distorsioni cognitive”, di Antonino Russo

Basilicata International Film Festival | Speciale libri | Il BIFF ha offerto per l’edizione 2026 un importante spazio a tre interessanti libri, presentati il 3 ottobre davanti un folto pubblico prima del Gala finale di Premiazione

A voi, cari Lettori: “Cortocircuito Evolutivo. Tra fake news e distorsioni cognitive“, firmato da Antonino Russo ed edito da ERF Edizioni.

Non è solo un racconto per immagini, ma a un’opera che analizza la lente stessa attraverso cui filtriamo e interpretiamo la realtà che ci circonda. Il libro che presentiamo s’intitola “Cortocircuito Evolutivo. Tra fake news e distorsioni cognitive”, scritto da Antonino Russo ed edito da ERF Edizioni. Il libro dimostra come la manipolazione della verità, la diffusione delle fake news e l’adesione alle teorie del complotto non siano incidenti di percorso, ma il risultato di meccanismi cognitivi e psicologici che noi stessi produciamo in modo automatico. Antonino Russo, l’autore ha già esplorato in passato le dinamiche della mente e del ragionamento strategico con la sua pubblicazione Pensiero efficace. Con questo nuovo volume, Russo compie un passo indietro sistematico per indagare le radici profonde del fenomeno: perché e come si innesca il cortocircuito mentale proprio mentre cerchiamo di raggiungere il nostro benessere e di soddisfare i nostri bisogni fondamentali? L’opera vede inoltre la cura editoriale di ERF Edizioni e si avvale della veste grafica di PierMarino Zippitelli per la copertina. Per comprendere la struttura del saggio, l’autore utilizza la nota Piramide dei Bisogni di Abraham Maslow come mappa concettuale per guidarci attraverso le distorsioni della mente. Partendo dai bisogni primari e di sopravvivenza, il testo mostra come fattori psicologici quali il paradosso della scelta o la reattanza spingano l’individuo a rifiutare la complessità per cercare immediate risposte rassicuranti. Salendo al livello dei bisogni di sicurezza, il saggio analizza la paura dell’ignoto e la paura della morte. Di fronte all’incertezza, la mente umana rifiuta il vuoto informativo e preferisce riempirlo con spiegazioni fittizie, dando vita al pensiero magico, alle teorie complottiste o al rifiuto delle evidenze scientifiche. Infine, analizzando i bisogni di appartenenza, l’autore mette a nudo come il terrore dell’isolamento sociale spinga le persone a conformarsi alle credenze del gruppo, sacrificando la propria capacità critica pur di non essere escluse. Un fenomeno che, nell’era digitale, viene tragicamente amplificato dagli algoritmi della rete, dalle bollle di filtraggio e dalle camere d’eco, dove le idee distorte rimbalzano e si rafforzano a vicenda.


L’INTERVISTA

Alla luce dei dati CENSIS riportati nel saggio, quanto incide la pigrizia cognitiva individuale rispetto alle responsabilità del sistema educativo e informativo nel crollo della nostra capacità di decodificare la realtà? Prima dei dati del CENSIS che ha giustamente citato, partirei dai dati dell’ultima indagine PIAAC dell’OCSE che pone l’Italia al 4 posto al mondo (secondo in Europa) per tassi di analfabetismo funzionale. A conferma di questa situazione si legano i dati CENSIS, secondo i quali, per esempio, per il 5,8% della popolazione italiana “culturista” è una persona di cultura, per il 9,2% degli italiani, la tendenza a delinquere dipende dal DNA, e così via… Ecco, in uno stato di fatto del genere, noi compiamo le nostre scelte personali e sociali (voto, lavoro, ecc.)… Prima di tutto, però, dobbiamo definire, per chi ci ascolta, cosa si intente “ignoranza funzionale”, definendola come incapacità dell’individuo e comprendere la complessità che è sottesa alle cose. Venendo, invece, alla domanda, io non contrapporrei la pigrizia individuale agli elementi di sistema quasi dovessimo distribuire le responsabilità in percentuale. perché rischieremmo di sbagliare bersaglio. Il fenomeno è multidimensionale. Nel libro scrivo che richiede uno sforzo coordinato da parte delle istituzioni, dell’istruzione pubblica, delle piattaforme digitali e della società nel suo complesso. Ma aggiungo subito: richiede soprattutto uno sforzo personale, perché è dentro la nostra mente che si creano le condizioni che ci allontanano dalla realtà. Dico che sbaglieremmo bersaglio perché rimarremmo solo in superficie: quella che ha citato è la forma comunemente intesa come ignoranza, cioè quella cosciente, quella che con impegno e studio potremmo essere in grado di superare, perché risponde alla domanda “cosa so di non sapere”. Quindi un’ignoranza visibile, consapevole. Il problema è invece molto più profondo: esiste una parte di ignoranza che, invece, risponde alla domanda: “cosa non so di non sapere”, ed è questa la parte di ignoranza pericolosa, perché non è riconosciuta dall’individuo ed è direttamente collegata a meccanismi che riguardano i nostri bisogni (prendo per buona un’affermazione non perché so che sia vera ma perché, ho bisogno che sia vera perché, magari, zittisce una mia paura, mi solleva da una responsabilità, conferma ciò che pensa il gruppo al quale appartengo oppure protegge l’immagine che ho di me stesso). La domanda giusta, allora, non è quanto pesi l’individuo e quanto il sistema, ma come i meccanismi individuali interagiscano con l’ambiente nel quale siamo immersi. Lo shock informativo, la velocità, gli algoritmi, le bolle di filtraggio e le camere d’eco possono rendere il terreno molto più fertile. Il sistema ha la responsabilità di creare le condizioni per un pensiero più consapevole; ma nessuna scuola, nessuna piattaforma e nessuna buona informazione potranno sostituirsi completamente alla responsabilità personale di fermarsi, dubitare e mettere alla prova soprattutto ciò di cui siamo più convinti.

Ritiene che il pensiero critico sia ancora una difesa individuale sufficiente o siamo di fronte a un corto circuito evolutivo irreversibile per la nostra specie? Rispondo con due “no”: no, il solo pensiero critico individuale non è una difesa sufficiente; ma no, non siamo neppure di fronte a un cortocircuito irreversibile. Non ho assolutamente una visione pessimistica del futuro, anzi! Il cortocircuito nasce da meccanismi che hanno svolto, e continuano a svolgere, una funzione essenziale nel semplificare i nostri processi decisionali. Il problema nasce quando questi stessi meccanismi agiscono automaticamente in un ambiente in profondo cambiamento: ciò che dovrebbe aiutarci a orientarci può finire, così, per portarci fuori strada. È questo il cortocircuito evolutivo. Il pensiero critico rimane quindi indispensabile, ma dipende da che cosa intendiamo con questa espressione. Se pensiamo che significhi semplicemente essere intelligenti, possedere molte conoscenze o saper individuare gli errori degli altri, siamo completamente fuori strada. Anche una persona istruita e razionale può diventare vittima delle proprie distorsioni, soprattutto quando è coinvolto qualcosa che tocca le sue paure, la sua identità o il suo bisogno di sentirsi parte di un gruppo.Se invece intendiamo, con pensiero critico, la capacità di interrogarci su quali bisogni sottendono le nostre scelte (“Perché sono così disposto a crederle? Quale bisogno soddisfa? Che cosa accadrebbe dentro di me se scoprissi che è falsa?”) allora si che il pensiero critico diventa una bussola efficace. Per questo la libertà di pensiero, come scrivo nelle conclusioni del libro, non è una condizione che si raggiunge, è una conquista continua e quotidiana. Non possiamo eliminare totalmente le distorsioni dai nostri processi decisionali, possiamo però imparare a riconoscerle prima che decidano al posto nostro.

Trattandosi di una presentazione all’interno del Basilicata International Film Festival, quale ruolo può giocare la narrazione cinematografica e audiovisiva oggi? Intanto, per me è la prima volta ad una rassegna cinematografica e ne sono felice e ringrazio il direttore artistico e l’organizzazione per l’invito. Cinema e scrittura sono cugini di primo grado: entrambi raccontano storie, costruiscono mondi e ci permettono di osservare la realtà attraverso gli occhi di qualcun altro. Il cinema aggiunge alle parole la forza delle immagini, dei suoni, dei volti. Proprio per questa forza, però, ha anche una grande responsabilità, quale elemento del “sistema” che citavamo prima. Una storia può rafforzare uno stereotipo, ridurre la realtà alla contrapposizione tra buoni e cattivi, individuare un nemico e assecondare le nostre paure. Ma può fare anche l’opposto: mostrarci una realtà da un punto di vista che non avevamo considerato, farci entrare nella vita di una persona molto diversa da noi e mettere in discussione un giudizio formulato troppo rapidamente. Questo non vuol dire che il cinema debba trasformarsi in una lezione o avere sempre una finalità  educativa. Ma chi racconta una storia deve essere consapevole che non sta soltanto intrattenendo: sta eelezionando una parte della realtà e sta offrendo allo spettatore un modo possibile di interpretarla.Un film non cambia il mondo. Può però cambiare lo sguardo di una persona. E quando cambia il nostro modo di guardare la realtà, possono cambiare anche le domande che ci poniamo, i giudizi che formuliamo e le scelte che compiamo.


I consigli di lettura di MediaVox Magazine| Cortocircuito Evolutivo è un libro che nonostante analizzi tematiche complesse è di semplice e piacevole lettura; è inoltre lo strumento analitico indispensabile per prendere consapevolezza dei nostri automatismi mentali.



Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è diventata Avvocato nel 2013. È Giornalista dal 2009 ed è Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti Campania con delega alla Cultura e ai rapporti con le Associazioni. E’ Direttore Responsabile della Rivista culturale nazionale “MediaVox Magazine” dal 2015. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Ha curato l'editing di molti volumi. Ha realizzato copertine e graphic-novel. È esperta in tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali; si occupa di formazione. Svolge attività di coordinamento di Uffici-Stampa e di organizzazione di eventi culturali; è accreditata ai maggiori eventi nazionali ed internazionali. Dal 2022, collabora, in qualità di Capo Ufficio Stampa e di responsabile del Salotto letterario, con Gruppo Eventi che, tra le tante attività, ha ideato e realizza "Casa Sanremo" e cura la produzione esecutiva de "I Nastri d'Argento". È segretaria dell'Assostampa Campania Valle del Sarno. Scrive di Cultura e Spettacolo; prevalentemente di Cinema, Teatro, Musica e Letteratura.