I “Rebel Bit” e il loro viaggio sonoro

Intervista a Paolo Tarolli

Scopri chi sono i Rebel Bit: leggi l’intervista a Paolo Tarolli

I Rebel Bit sono un giovane gruppo vocale della provincia di Cuneo formato da Giulia Cavallera, Guido Giordana, Paolo Tarolli, Lorenzo Subrizi e Andrea Trona (Sound designer e quinto elemento del gruppo).
Insieme formano un innovativo team di musicisti che si muovono con disinvoltura tra due realtà apparentemente inconciliabili tra loro: la musica vocale e la sperimentazione elettronica.
Il loro sound risente delle varie contaminazioni che hanno contraddistinto la crescita artistica dei membri del gruppo (dalla tradizione della musica classica, a quella moderna e contemporanea) con uno sguardo sempre rivolto alla sperimentazione elettronica e all’innovazione.
Da qualche settimana è uscito il loro nuovo EP “Come” (da leggere a discrezione in lingua italiana o in inglese) , da cui è stato estratto il singolo “Toccaterra”, brano di Emma Nolde, rivisitato in una versione emozionale.
Come” parla di cambiamento, inteso nei suoi aspetti più intimi e profondi. Come rinnovarsi, imparare, sbagliare, perdere, mollare, e quindi crescere, attraverso la destrutturazione della percezione che abbiamo di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda.
Attraverso 6 canzoni (4 cover e 2 inediti) i Rebel Bit dipingono 6 storie musicali che si sviluppano grazie alla coesistenza di voce ed elettronica, entrambe esaltate dagli originali arrangiamenti sonori di Lorenzo Subrizi. Il risultato è un vero e proprio quadro sonoro, un viaggio imprevedibile in cui l’ascoltatore può immergersi fin dal primo suono.
MediaVox Magazine ha avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con dei quattro cantanti del gruppo. Ecco l’intervista a Paolo Tarolli.

L’INTERVISTA

Come nascono i Rebel Bit? Nel gruppo siamo quattro cantanti e un sound designer. Noi quattro ci conosciamo da tanti anni, perché insieme abbiamo avuto esperienze musicali già precedenti a questa e sempre nel mondo della musica vocale. In più, Lorenzo, Guido e Giulia hanno frequentato il Liceo Musicale a Cuneo in annate diverse, quindi si conoscevano ancor prima che arrivassi io. L’idea dei Rebel Bit è nata nel 2017, ma abbiamo debuttato nel dicembre 2018 con il nostro primo spettacolo “Paper Flights”.

Perché avete scelto il nome “Rebel Bit”? Nel nostro nome è racchiusa l’essenza del nostro progetto. L’utilizzo delle voci è supportato da rielaborazioni e sperimentazioni elettroniche. Rebel, cioè ribelli, indica che ci discostiamo molto dalla tradizionale musica vocale che abbiamo in Italia e nel mondo. Abbiamo voluto portare una ventata di novità in questo genere introducendo proprio l’elettronica. Andrea, il quinto componente del gruppo, costruisce le nostre canzoni con i “bit”, le particelle più piccole che compongono i suoni.

Il sound dei Rebel Bit è una novità assoluta per il mercato discografico italiano. Ma chi sono i vostri punti di riferimento? C’è qualcuno a cui vi ispirate? I Cluster sono stati i primi a usare degli effetti elettronici sulle voci, ma in Italia sono ancora pochi i gruppi vocali che usano l’elettronica in questo modo. C’è ancora un certo legame con la tradizione, che fa della voce lo strumento principale. A livello mondiale, invece, c’è un gruppo danese, i Postyr Project, che già da diversi anni utilizzano gli effetti elettronici a supporto della voce. Noi ci siamo ispirati un po’ a quell’idea lì, per rielaborarne una completamente nostra.

“Come”, il titolo del vostro nuovo EP, può essere letto in due modi, in italiano o in inglese. Perché avete scelto proprio questa parola per rappresentare il vostro disco? L’album parla di cambiamento sotto diversi punti di vista. La parola “come”, sia in inglese sia in italiano, rientra in alcuni dei brani presenti nel disco. Nella nostra lingua, questa parola rappresenta il punto di domanda iniziale quando vogliamo intraprendere un cambiamento: “Come cambiare?”. In più abbiamo scelto quest’ambivalenza linguistica perché siamo conosciuti anche all’estero. Quindi ci sembrava perfetto dare un titolo che potesse essere interpretato a seconda del luogo in cui si vive.

Per la copertina del disco avete scelto l’immagine di un ragazzo con una valigia di cuoio, mentre sta salendo una scala che conduce a una porta spalancata sul buio più assoluto. Sullo sfondo nuvole e un cielo azzurro: dove sta andando? Ovunque lui voglia! Parlando di cambiamento, ciascuno di noi può intraprendere il percorso che desidera. Può farlo nei confronti di se stesso, di un rapporto con un’altra persona oppure può decidere di cambiare il posto in cui vive. Però, una volta intrapreso il proprio viaggio personale, non sappiamo mai dove possa condurci la novità. L’idea del ragazzo in copertina che sta per attraversare una porta che affaccia sul buio è la metafora di questo viaggio: ognuno potrà immaginare la strada da percorrere o la meta da raggiungere.

Scatto Lento è uno dei brani inediti del disco. Un elogio alla lentezza e una riflessione sui gesti abitudinari che possono aiutarci a capire di più noi stessi. La scrittura di questo brano quanto è stata influenzata dalla pandemia? Il titolo prende spunto proprio da quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni.“Scatto Lento” nasce dall’esigenza di frenare la nostra quotidianità per porci delle domande e prenderci del tempo per riflettere su noi stessi. Questo brano insieme all’altro inedito “Not a Fairytale” sono nati la scorsa estate, dopo il lockdown. Abbiamo deciso di andare in ritiro per qualche giorno, un po’ come fanno le squadre di calcio. Siamo stati in una casetta, da soli, nella vallata della provincia di Cuneo. Ci siamo ritrovati a raccontare aneddoti ed esperienze personali e da lì abbiamo iniziato a buttare giù i testi di queste due canzoni inedite.

Alla fine del disco troviamo l’altro inedito, “Not a Fairytale”. Protagonista della canzone è il dente di leone, un fiore fragilissimo ma in grado di adattarsi al ritmo incalzante delle stagioni. Quale messaggio si cela dietro questo brano? Avevamo in mente questo elemento della natura che sembra inutile, ma in realtà non lo è. Prendendo spunto da un’antica leggenda irlandese, abbiamo cercato di trasformare in poesia il valore del dente di leone. Dopo l’avvento dell’uomo sulla terra, si narra che le fate avessero scelto i soffioni come propria dimora. Pur essendo un fiore fragilissimo, il dente di leone riesce a essere un riparo dalla malvagità dell’uomo.

Il dente di leone è legato anche all’idea di viaggio, un tema che si riallaccia all’essenza di questo disco dedicato al cambiamento. Cambiare è sempre un viaggio, e voi, di viaggi, ne avete fatti tanti da quando siete diventati un gruppo. Quale di questi è quello che avete amato di più? Ce ne sono due. Il più prestigioso è stato a Boston nel marzo 2019, qualche mese dopo il debutto di Paper Flights. Abbiamo ricevuto 5 nomination ai “Contemporary A Cappella Recording Awards” direttamente dal movimento della musica vocale americana, che è una realtà molto più forte che in Italia. Abbiamo avuto la fortuna di esibirci dal vivo durante la serata delle premiazioni ed è stato emozionante, perché erano lì ad ascoltarci i gruppi vocali più conosciuti a livello mondiale. Un mese dopo siamo partiti per la Russia. Abbiamo partecipato a un festival gigantesco, il Moscow Spring A Cappella Festival. Lì abbiamo avuto la fortuna di esibirci dal vivo cantando negli angoli più belli di Mosca, insieme ad altri 80-90 gruppi provenienti da tutto il mondo. Ha rappresentato un’esperienza di diverso tipo rispetto a quella americana, ma lì abbiamo scoperto cosa vuol dire organizzare un festival di quel calibro. In Italia sarebbe impensabile!

Quest’anno avete debutatto in televisione partecipando all’undicesima edizione del programa SKY Italia’s Got Talent. Cosa ha rappresentato per voi quest’esperienza? Lo abbiamo fatto per far conoscere al pubblico italiano il nostro progetto. In tv ci sono tantissimi talent, ma quello che ci sembrava più giusto per i Rebel Bit era proprio Italia’s Got Talent. Siamo stati selezionati e abbiamo partecipato con grande entusiasmo. Le emozioni sono totalmente diverse da quelle che ti dà il teatro o una piazza. In sala c’era poco pubblico per via delle restrizioni, ma dietro la telecamera sapevamo che a guardarci c’erano milioni di telespettatori. Quello che ci ha stupito di più è la macchina organizzativa che c’è dietro uno spettacolo televisivo: è davvero impressionante! Eravamo molto emozionati e penso sia stata una delle esperienze più importanti che abbiamo fatto finora.

Secondo te, qual è il valore aggiunto dei Rebel Bit? Prima del rapporto professionale, tra noi esiste un rapporto umano che va aldilà di tutto. È grazie a quello che noi riusciamo a guardare oltre e a ricercare le novità, cercando di avere sempre il piglio giusto per renderci originali, in un mondo musicale che è stracolmo di tante cose.

Cosa vi augurate per il futuro? Il nostro sogno più grande è di far conoscere i Rebel Bit a tutta l’Italia. Questo va oltre i premi, i viaggi e i riconoscimenti: far uscire la musica al di fuori della propria regione penso sia il sogno più grande di ogni artista emergente.

Photo-credits: Enzo Fornione

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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.