Il ritorno dei Litfiba con “17 RE – Tour 2026”: quarant’ anni e non sentirli

Pelù, Renzulli, Aiazzi e Maroccolo: i bandidos sono tornati in forma smagliante all’Arena Flegrea di Napoli, per il concerto che ha celebrato i quarant’ anni di “17 Re”

Ricorderemo questo 2026 come l’anno del ritorno sul palco dei Litfiba degli anni ’80. Per celebrare i quarant’anni di “17 Re” – il secondo album in studio che ha segnato una svolta epocale nel panorama della musica rock – Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo si sono riuniti nuovamente per festeggiare con la tribù del rock ‘n roll questo importante compleanno. L’intento della band, però, non è mai stato fare un’ operazione nostalgia, ma di riportare sul palco tutte le emozioni, la potenza, l’energia e la poesia visionaria e anticipatrice di uno dei capitoli più amati della storia del rock europeo.

Il tour dei Litfiba ha avuto inizio a fine giugno, e terminerà il 15 agosto a Bellaria Igea Marina (RN). Restano, quindi, ancora pochi giorni per poter ascoltare dal vivo un repertorio di canzoni entrato nella leggenda, con sonorità wave, atmosfere dark, testi profetici, stile vocale e performance che hanno segnato indelebilmente anche la musica rock dei decenni successivi.

La serata del 28 luglio all’Arena Flegrea di Napoli è stata un successo: i 4 bandidos, insieme al batterista Luca Martelli, hanno suonato per più di 140 minuti, lasciando il pubblico soddisfatto e felice per il lungo viaggio musicale ripercorso insieme. La scaletta della serata si è aperta con 17 Re, seguita da Come un Dio, Oro Nero, Sulla Terra, Vendetta, Ferito.

A seguire la celebre Apapaia, che ha dato modo a Pelù di parlare di desiderio di pace e dell’assurdità della guerra, temi ripresi anche dopo con Ferito, Ballata e Re del Silenzio. « Chi non parla, chi non prende posizione e tace è un complice! », ha dichiarato Pelù durante le esibizioni, sventolando le bandiere della Palestina e del Kurdistan, due momenti chiave per introdurre i brani successivi, tenuti insieme dalla sue ironiche invettive nei confronti della politica interna e internazionale.

Pierrot e la Luna, Univers e Tango, invece, sono state l’occasione per mostrare disappunto nei confronti della corsa nello spazio da parte dei potenti miliardari che finanziano le lobbies del potere . « Io le chiamo semplicemente mafie » – ha dichiarato Pelù – «e noi italiani possiamo “vantarci” di averle esportate tutte. Quando si dice “Made in Italy!» – ha aggiunto, tra l’entusiasmo e gli applausi di tutto il pubblico presente.

Il blocco della prima parte si è concluso con Cafè, Mezcal e Rosita, Gira nel mio cerchio e Cane. Con Resta, Piero Pelù ha ripercorso i fatti salienti degli anni ’80, condividendo non solo i bei ricordi della band fiorentina, come la vittoria dell’ Italia ai Mondiali nel 1982, ma anche quelli che sconvolsero il nostro Paese e il mondo, come il disastro di Chernobyl e il terrore che attraversò la Toscana per le sanguinose vicende legate al Mostro di Firenze.

Nella seconda parte, invece, i Litfiba sono tornati sul palco per suonare le loro più celebri canzoni: Il Vento, Istanbul, Santiago, La preda, Cangaceiro. Con Eroi nel vento l’omaggio al batterista Ringo De Palma; con Tex, invece, un momento goliardico per prendersi gioco di tutti gli attuali presidenti di stato, di tutti i conservatori e i dittatori del mondo, rappresentati da uno scalpo biondo, appeso a un lungo filo, che Pelù ha fatto roteare a ritmo di musica.

17 Re ha compiuto quarant’anni, eppure questo disco non sembra invecchiato di un solo giorno. L’album, che nel 1986 consacrò definitivamente la band fiorentina a livello nazionale ed europeo, parla ancora oggi alle nuove generazioni perché il vero rock ha sempre qualcosa da dire. E qui, il ritorno della band nella sua formazione originale acquista valore e nuovo senso: se in quarant’ anni nulla è cambiato, vuol dire che c’è ancora bisogno di chi, come i Litfiba, funga da cane di guardia contro il potere e i suoi abusi. Dopotutto, il rock insegna: cambiano le mode, gli scenari e i protagonisti, ma… la musica è sempre la stessa.

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera. È ritornata in Italia. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.