A Santo Stefano del Sole la Gentilezza diventa futuro: Campania Mitis incontra “Irpinia Terra di Mezzo”

Arte, territorio, comunità e rigenerazione umana si sono incontrati nella suggestiva Cappella di San Giovanni in occasione della VI edizione di “Irpinia Terra di Mezzo”. Al centro, il progetto “Costruiamo Gentilezza” e una visione capace di trasformare valori antichi in gesti concreti e profondamente contemporanei. Tra i protagonisti, il sindaco Gerardo Santoli, Fiorenza Calogero, Anna Vitiello e Gianfranco Fiore.

Ci sono idee che nascono come intuizioni e poi, lentamente, cominciano a prendere forma, a camminare sulle gambe delle persone, a entrare nei luoghi e nelle comunità fino a diventare qualcosa di concreto, tangibile, quasi possibile da toccare, sfiorare, accarezzare. È questa la sensazione che accompagna il percorso di Campania Mitis, una progettualità che giorno dopo giorno racconta una Campania desiderosa di costruire, di riscattarsi e di riconoscersi nella parte più autentica e luminosa di sé. A Santo Stefano del Sole, nel cuore di quella straordinaria terra che è l’Irpinia, questa visione ha trovato una nuova e significativa testimonianza durante la VI edizione di “Irpinia Terra di Mezzo”. Un’attenzione particolare merita dunque Fiorenza Calogero, ideatrice e direttrice artistica del Festival, una donna capace di mettere le proprie qualità umane ancor prima di quelle professionali al servizio degli altri. Nella sua visione, infatti, l’arte non rappresenta mai soltanto espressione, spettacolo o bellezza, ma diventa uno strumento attraverso il quale creare legami, avvicinare persone, costruire reti e dare spazio a esperienze capaci di lasciare un segno nella comunità. È proprio questa sensibilità, unita alla capacità di ascoltare, accogliere e coinvolgere, a renderla un autentico punto di riferimento: un faro capace di convogliare energie differenti verso una direzione comune, facendo incontrare artisti, associazioni, volontariato, cultura e le tante bellezze umane e territoriali della Campania. Non è dunque casuale che abbia fortemente desiderato inserire all’interno della manifestazione anche un momento dedicato a “Costruiamo Gentilezza”, volendo con altrettanta convinzione la presenza di Anna Vitiello e di quelle realtà associative che, attraverso il volontariato, l’impegno sociale e la valorizzazione delle bellezze della Campania, lavorano ogni giorno per rendere i territori più partecipati e più umani. Una scelta che racconta molto della stessa Fiorenza Calogero e della sua idea di direzione artistica: non semplicemente costruire un programma, ma generare incontri; non soltanto riempire un palcoscenico, ma creare ponti tra le persone. Perché quando talento e professionalità vengono accompagnati dalla generosità, dalla capacità di fare rete e dal desiderio autentico di mettere gli altri nelle condizioni di esprimersi, l’artista supera il proprio ruolo e diventa una presenza capace di illuminare anche il cammino degli altri.

Nella suggestiva Cappella di San Giovanni, il confronto ha visto dialogare Anna Vitiello, Ambasciatrice delle Terre Vesuviane e referente di Campania Mitis, Gianfranco Fiore, Ambasciatore referente per l’Irpinia e vicepresidente della progettualità, il sindaco di Santo Stefano del Sole Gerardo Santoli e la stessa Fiorenza Calogero, dando vita a un incontro nel quale la Gentilezza ha smesso di essere soltanto una parola per diventare azione, responsabilità e visione. Ed è proprio nella figura del sindaco Gerardo Santoli che questa idea ha trovato uno degli esempi più significativi della serata. Perché amministrare una comunità significa certamente occuparsi di servizi, infrastrutture e progettualità, ma significa anche custodirne l’anima, riconoscere il valore delle relazioni e comprendere che persino un gesto apparentemente semplice può incidere profondamente sul modo in cui una comunità guarda a se stessa. Il primo cittadino ha infatti scelto di consegnare un Diario della Gentilezza alle persone che quotidianamente lavorano per la comunità e si confrontano direttamente con i cittadini: uno spazio nel quale annotare gesti, parole e comportamenti, ma anche quei momenti nei quali ci si accorge di essere stati forse troppo istintivi o meno gentili verso l’altro. Un luogo nel quale fermarsi, riflettere, custodire anche le parole che non avremmo voluto pronunciare e, soprattutto, ricordare i gesti positivi, affinché possano restare nel tempo e diventare testimonianza per chi verrà dopo di noi.

Un gesto semplice nella forma, ma quasi rivoluzionario nel significato, perché significa riportare al centro della vita pubblica valori senza tempo come l’ascolto, il rispetto, la responsabilità e la capacità di chiedersi quale segno lasciamo negli altri. Significa comprendere che la Gentilezza non è debolezza né semplice cortesia, ma può diventare una vera forma di governo delle relazioni umane e, soprattutto, significa dimostrare che una comunità può essere educata al bene non attraverso grandi proclami, ma partendo dagli esempi concreti. È anche da amministratori capaci di compiere scelte di questo genere che può cominciare una piccola rivoluzione civile: quella che non ha bisogno di rumore per lasciare il segno, ma si costruisce quotidianamente attraverso gesti coerenti, presenza e vicinanza alle persone. Gerardo Santoli restituisce così l’immagine di un sindaco presente, capace di valorizzare la propria comunità attraverso valori antichi e universali e di tradurli in azioni semplici ma profondamente contemporanee, dimostrando quanto anche la politica e l’amministrazione possano contribuire a generare umanità.

Ed è questo uno dei messaggi più forti che Campania Mitis intende portare avanti: raccontare una regione diversa da quella troppo spesso consegnata esclusivamente alla narrazione della criminalità, dell’abbandono e della povertà culturale. Una Campania fatta anche di mani che lavorano, cuori che sognano, amministratori che sperimentano nuovi linguaggi di comunità, artisti che costruiscono bellezza e persone che scelgono di restare, impegnarsi e prendersi cura dei propri territori. Perché il bene, per moltiplicarsi, ha bisogno anche di essere raccontato. Non bisogna tenere nascosti quei gesti che testimoniano il desiderio di costruire: occorre dare loro voce, accendere i riflettori sugli esempi positivi, trasformarli in modelli da custodire ed emulare. Raccontare quanto possiamo fare, quanto già facciamo e quanto ogni giorno realizziamo per accompagnare le nostre comunità verso un’evoluzione gentile, fatta di bellezza, speranza e umanità. Non lasciare spazio soltanto alle notizie delle brutture, di ciò che ferisce e di ciò che racconta l’inasprimento del cuore, ma dare voce anche al bene, testimoniare, dare colore alle sfumature più luminose della vita e accendere i riflettori sugli esempi belli, quelli da imitare, custodire e diffondere. Perché anche il bene ha bisogno di essere raccontato e ogni gesto gentile può diventare un seme, ogni esempio può trasformarsi in ispirazione e ogni storia bella in un contagio meraviglioso.

È proprio in questa prospettiva che Anna Vitiello, nel suo ruolo di referente di Campania Mitis, continua a porre l’accento sulla necessità di accompagnare alla rigenerazione urbana una ancora più profonda rigenerazione umana: un processo che parte dalle persone, dalle relazioni, dalla cultura, dall’arte, dalla bellezza dei territori e dal desiderio di costruire insieme. L’incontro con “Irpinia Terra di Mezzo” assume in tal senso un valore particolarmente significativo, perché il Festival, attraverso il canto, la musica, la pittura e le differenti forme espressive, racconta e valorizza le straordinarie bellezze della regione e in particolare dell’Irpinia. Ed è proprio qui che i percorsi si incontrano: nella convinzione che la cultura e la bellezza possano diventare strumenti di rinascita, occasioni per ricostruire relazioni e restituire fiducia alle comunità. Un cammino che ambisce anche a trovare un riferimento istituzionale regionale capace di sostenerlo, accompagnarlo e valorizzarlo. Un desiderio portato avanti da tempo e che ha trovato una delle sue espressioni più significative già nel mese di novembre, quando i bambini del Quarto Circolo hanno scritto una lettera aperta, inviata al Presidente della Regione sia in forma cartacea sia attraverso un video, chiedendo l’istituzione di un Assessorato Regionale alla Gentilezza: una figura istituzionale che possa diventare un punto di riferimento per una Campania che vuole dare voce alla propria parte più bella e sentirsi concretamente costruttrice di Gentilezza. Una richiesta successivamente ribadita anche in occasione della presentazione, al MAT, del libro Ambasciatore porta seme, alla presenza di alcuni sindaci delle Terre Vesuviane e del vicepresidente della Regione Mario Casillo. Perché oggi la Gentilezza non può più essere considerata soltanto una bella parola: assume un valore sociale, culturale e politico nel senso più alto del termine, diventa uno strumento concreto di trasformazione, capacità di creare relazioni, costruire comunità, rigenerare luoghi e restituire fiducia alle persone. Se attraverso l’arte, la musica, la cultura e la bellezza possiamo raccontare una Campania diversa, allora abbiamo anche il dovere di continuare a costruirla. Campania Mitis vuole essere proprio questo: un cammino condiviso di rigenerazione, bellezza e Gentilezza che parte dai territori, attraversa le persone e arriva fino alle istituzioni, perché una Campania che sceglie di costruire Gentilezza è una Campania che sceglie di costruire il proprio futuro.

A dare ulteriore forza all’incontro di Santo Stefano del Sole è stata l’arte di Gianfranco Fiore, referente per l’Irpinia e vicepresidente di Campania Mitis, protagonista con le proprie opere della mostra che ha fatto da splendida cornice al convegno nella Cappella di San Giovanni. Un’arte che nasce dall’intimo di un artista capace di osservare ogni gesto dell’essere umano, cogliendone la bellezza, la profondità e l’essenza più autentica, trasformando emozioni e fragilità in un linguaggio che supera l’apparenza. Fiore ha già contribuito a lasciare sul territorio irpino segni importanti attraverso numerose iniziative, tra cui il Belvedere della Gentilezza, luogo nel quale paesaggio, bellezza e valori umani riescono simbolicamente a dialogare. La sua presenza all’interno della progettualità rappresenta dunque non soltanto un contributo artistico, ma un prezioso punto di riferimento umano e progettuale, una presenza con cui confrontarsi, condividere idee, costruire percorsi e immaginare nuove possibilità, perché quando si incontrano persone capaci di condividere lo stesso desiderio di generare bellezza, anche l’arte diventa un ponte tra i cuori, tra le persone e tra il desiderio di rendere il territorio sempre più ricco di umanità.

Accanto ad Anna Vitiello erano presenti anche i compagni di viaggio e preziosi collaboratori del progetto Michele e Liliana, insieme all’Ambasciatrice Vincenza De Donato, alla quale è stato affidato il significativo momento conclusivo del convegno. Un’esperienza nella quale si è percepita con forza la presenza di una comunità viva, coesa e capace di trasmettere entusiasmo e desiderio di camminare insieme. Ed è forse proprio qui che risiede il significato più profondo di quanto accaduto a Santo Stefano del Sole: nella dimostrazione che la trasformazione di un territorio non passa soltanto attraverso le grandi opere, ma anche attraverso una nuova consapevolezza collettiva. Fiorenza Calogero ha scelto di aprire il suo Festival alla Gentilezza; Gianfranco Fiore ha trasformato sensibilità ed emozioni in arte; Anna Vitiello continua a tessere una rete che attraversa territori e comunità; il sindaco Gerardo Santoli ha dimostrato come un’istituzione possa tradurre un valore universale in un gesto quotidiano, semplice e concreto. Sono tasselli differenti di una stessa visione: quella di una Campania che non vuole più essere raccontata soltanto come terra di criminalità, abbandono o povertà culturale, ma che vuole essere conosciuta per il proprio desiderio di riscatto, per la propria fame di rinascita e per la straordinaria forza di coloro che ogni giorno scelgono di costruire. Una terra fatta di mani che lavorano, di cuori che sognano, di persone che rimangono, si prendono cura, seminano bellezza e trasformano i sogni in progetti e i progetti, passo dopo passo, in nuove possibilità per le comunità… Perché il riscatto nasce anche dalle parole che scegliamo di pronunciare e dalle storie che decidiamo di raccontare. Raccontiamo allora la rinascita, raccontiamo la bellezza, raccontiamo la voglia di cambiare. Raccontiamo il bene che cresce, la Gentilezza che unisce e una Campania che sceglie di costruire il proprio futuro partendo da ciò che di più semplice, antico e allo stesso tempo rivoluzionario possiede: l’umanità.

A custodire il senso più profondo di questa esperienza restano soprattutto tre figure, ciascuna capace di incidere sul territorio con un linguaggio differente: Fiorenza Calogero, Gianfranco Fiore e il sindaco Gerardo Santoli.

Fiorenza Calogero possiede il talento raro di chi non organizza semplicemente eventi, ma costruisce possibilità. Intorno a lei le persone non vengono soltanto coinvolte: vengono riconosciute, messe in relazione, incoraggiate a dare il meglio di sé. La sua forza sta proprio qui, nella capacità di trasformare una visione personale in uno spazio collettivo, facendo dell’arte non una vetrina, ma un luogo d’incontro nel quale ciascuno possa sentirsi parte di qualcosa.

Gianfranco Fiore rappresenta invece la dimensione più silenziosa e profonda della bellezza: quella che non ha bisogno di imporsi per lasciare un segno. La sua opera sembra nascere da un dialogo continuo con i luoghi, con la memoria e con l’identità irpina, fino a trasformare l’arte in una forma di appartenenza. Il suo gesto creativo non si esaurisce nell’opera realizzata, ma continua ogni volta che quella stessa opera riesce a far guardare un luogo con occhi diversi.

Nel sindaco Gerardo Santoli si riconosce, infine, il valore di un’istituzione che sceglie di non restare distante. Il suo contributo assume forza proprio perché restituisce alla politica locale il significato più autentico della parola “presenza”: esserci, sostenere, creare condizioni perché idee, cultura e partecipazione possano trovare spazio. Un’amministrazione, del resto, lascia davvero il segno quando riesce a trasformare il senso di comunità in una pratica quotidiana.

Tre figure differenti, dunque, ma complementari: chi accende le connessioni, chi dà forma alla bellezza e chi rende possibile che tutto questo trovi casa in un territorio. Ed è forse proprio da incontri come questi che nasce il volto migliore di una comunità: quando le persone non occupano semplicemente un ruolo, ma riescono a lasciare una traccia.

Carmine Pelosi nasce ad Avellino il 28 novembre 1997. È scrittore, giornalista pubblicista, autore, editor, presentatore di eventi e direttore artistico. Laureato con il massimo dei voti in Lettere Moderne e in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, collabora con la rivista nazionale online MediaVox Magazine, per la quale realizza articoli, interviste, approfondimenti, comunicati e contenuti dedicati al mondo della cultura, dello spettacolo, della letteratura e delle eccellenze italiane. Nel corso degli anni ha costruito un percorso che intreccia scrittura d’autore, giornalismo culturale, promozione territoriale e progettazione di iniziative di rilievo nazionale. Segue inoltre vari eventi culturali nazionali e internazionali, spesso legati al mondo del cinema, della musica, della moda, della scrittura e dell’arte, ed è spesso con le sue opere protagonista all’interno del Salotto Culturale di Casa Sanremo, contesto nel quale collabora attivamente a diversi progetti culturali. Nel 2022, con il romanzo di esordio Hirundo: il racconto di un volo, è risultato tra i dieci finalisti di Casa Sanremo Writers, ricevendo una menzione speciale da parte della presidente di giuria Laura Delli Colli. Ha pubblicato successivamente i romanzi Il fantasmagorico Adam Cat e Cinque Anime al Ritz Paris con Guida Editori, opere prescelte in palcoscenici di rilievo nazionale e capaci di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti e attenzione da parte della stampa e della critica. È inoltre autore, insieme a Gigliola Scala, del romanzo Sulle punte dell’Anima, impreziosito dalla prestigiosa prefazione dell’étoile Giuseppe Picone, dedicato al mondo della danza ed edito da Casa Sanremo Edizioni. Tra le sue opere figurano anche Un viaggio Magnifico e Il destino di uno scrittore a Parco dei Principi, entrambi editi da Casa Sanremo Edizioni; ha inoltre curato diversi libri pubblicati dalla stessa casa editrice. Nel novembre 2025 ha presentato Un viaggio Magnifico nella Sala Dante del St. Regis Florence in occasione dell’inaugurazione della IV edizione del Festival Il Magnifico. Accanto all’attività letteraria e giornalistica, svolge un ruolo attivo nella valorizzazione culturale del territorio ed è ideatore, insieme all’amico e artista Sabino Matta, dell’evento Natale in Codice e di altre iniziative che si distinguono come motore di cultura, identità e promozione del territorio nel panorama locale e nazionale.