Il futuro negli occhi delle nuove generazioni: l’I.C. “Vincenzo Galilei” di Pisa porta su Rai 1 la luce della gentilezza

La comunità scolastica protagonista di “Uno Mattina in Famiglia”: un racconto di memoria, educazione e speranza, per insegnare alle nuove generazioni la bellezza di vivere insieme.

Ci sono lezioni che cominciano tra i banchi e continuano per tutta la vita. Le ritroviamo nella mano che tendiamo a qualcuno, nelle parole con cui affrontiamo un’incomprensione, nella capacità di accorgerci di chi rimane indietro. È in questo viaggio, dalla conoscenza alla coscienza, che una scuola lascia la sua traccia più profonda. Sabato 26 settembre 2026, il pubblico di Rai 1 ha incontrato questa idea di educazione nel servizio dedicato all’Istituto Comprensivo “Vincenzo Galilei” di Pisa, andato in onda all’interno di “Uno Mattina in Famiglia”. Una mattinata di commozione e orgoglio per una comunità che ha affidato alla gentilezza un compito importante: diventare esperienza quotidiana, crescere insieme ai ragazzi, accompagnarli oltre le aule.

Protagonisti dello spazio “Sentimenti, le parole per dirli”, studenti e docenti hanno condiviso riflessioni sul valore dell’empatia, del rispetto reciproco e dell’attenzione verso gli altri. Ad accompagnarli, lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Pieri, conosciuto come “Lo Psicologo della Strada”, con la regia di Andrea Rispoli, che ha valorizzato le loro voci e la bellezza del territorio pisano. Dare parole ai sentimenti significa offrire ai ragazzi la possibilità di comprendersi e di farsi comprendere. Significa insegnare che un’emozione può essere ascoltata, che una fragilità merita rispetto, che chiedere aiuto è un modo per cominciare a prendersi cura di sé. La vera educazione attraversa le quattro mura della scuola e raggiunge la vita: lì si misura la nostra capacità di stare insieme, di affrontare le differenze, di custodire negli altri la stessa dignità che chiediamo per noi.

A questa speranza possiamo dare un nome simbolico: Lorena. È un’immagine poetica, una bambina ideale attraverso cui raccontare l’infanzia e le sue possibilità, e non una persona presente nel servizio. Lorena rappresenta quello sguardo ancora capace di meravigliarsi, di chiedere perché, di immaginare ciò che gli adulti hanno smesso di credere possibile. È l’arché, il principio ideale di una rivoluzione gentile: la fiducia che affidiamo alle nuove generazioni e la responsabilità con cui siamo chiamati a custodirla. Nella sua figura prende forma una domanda che riguarda tutti noi: quanto spazio lasciamo alla speranza quando educhiamo qualcuno a diventare grande? Questa riflessione trova un riferimento concreto anche nell’impegno di Anna Vitiello, Ambasciatrice della Gentilezza e Referente delle Terre Vesuviane e di Campania Mitis, che nelle Terre Vesuviane ha piantato e coltivato un seme gentile, affidandolo agli incontri, all’educazione e alla partecipazione delle comunità. Un seme che si sta diffondendo in tutta la nazione: ciò che viene insegnato con cura trova altre mani, altre voci, altre possibilità di fiorire. In questo orizzonte si colloca anche l’impegno di Germana Delle Canne, insegnante, Ambasciatrice della Gentilezza e Grinch Gentile, che educa alla gentilezza attraverso la concretezza, traducendo i valori in azioni e rendendo credibile, con l’esempio, ciò che si trasmette attraverso le parole.

L’infanzia conserva la capacità di interrogarci con una sincerità alla quale è difficile sottrarsi. Una domanda semplice può mettere in discussione un’abitudine; un gesto spontaneo può farci ritrovare qualcosa che avevamo smesso di vedere. C’è una forza preziosa nell’essere ancora un po’ ribelli e ingenui come i bambini: continuare a chiedere perché, stupirsi davanti a un’ingiustizia, credere che valga la pena intervenire. Crescendo, rischiamo di chiamare esperienza anche ciò che è soltanto rassegnazione. Per questo educare chiede una responsabilità delicata: offrire gli strumenti per conoscere il mondo senza spegnere il desiderio di migliorarlo.

Tra i momenti più intensi del servizio, il ricordo dell’“Albero di Giulia”, piantato nel giardino della scuola primaria “G. Oberdan” in memoria di Giulia e di tutte le vittime di femminicidio. Un albero che cresce dove crescono i bambini e affida alla scuola una responsabilità che si rinnova ogni giorno. Le sue radici custodiscono la memoria; la cura che richiede richiama l’attenzione necessaria nelle relazioni umane. Educare all’affettività significa insegnare a riconoscere la libertà dell’altro, a rispettarla anche nella difficoltà, a rifiutare ogni forma di violenza. In quel giardino, il ricordo incontra il futuro: diventa una presenza da custodire, una domanda da accogliere, un’occasione per imparare che la dignità di una persona non può essere negoziata. A rendere ancora più significativa la giornata, l’esibizione al pianoforte a quattro mani del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, Luciano Tagliaferri, e del Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Pisa, Andrea Simonetti. Un momento musicale che suggerisce anche il senso del lavoro educativo: ascoltare il tempo dell’altro, riconoscere il proprio spazio, contribuire a un’armonia comune. «Vedere i nostri ragazzi raccontare la gentilezza sul primo canale nazionale è stata un’emozione indescrivibile», sottolinea la dirigente scolastica Rossana Condello. «Essere stati scelti come modello educativo da Rai 1 premia il lavoro quotidiano di una comunità scolastica costruttrice di gentilezza coesa che crede fortemente nel valore formativo e umano». È un riconoscimento che abbraccia la Dirigenza, i docenti, il personale, gli studenti e le famiglie. Dietro la luce di una mattinata televisiva c’è il lavoro di una comunità: la pazienza di spiegare, la disponibilità ad ascoltare, la responsabilità di accompagnare. La grandezza dell’educazione vive spesso in gesti dei quali non conosciamo subito gli effetti. Una parola ricevuta al momento giusto può restare per anni e tornare quando serve il coraggio di scegliere. Anche così una scuola continua a vivere nei suoi ragazzi, molto tempo dopo l’ultima campanella.

In un mondo nel quale l’ignoranza può alimentare la paura e interrompere il dialogo, la gentilezza richiede conoscenza, saggezza e coraggio. Costruisce ponti reali quando permette alle persone di incontrarsi, di dissentire senza umiliarsi, di riconoscere ciò che le unisce senza cancellare le differenze. Tesse, attraverso questi incontri, la possibilità di un mondo nuovo. A volte dimentichiamo quanto conti un piccolo gesto, quanta verità ci sia nello sguardo di un bambino. Ci abituiamo a cercare segnali enormi e lasciamo passare quelli che potrebbero cambiarci la giornata, restituirci fiducia, ricordarci perché abbiamo cominciato. Anche il quarto potere, quello della comunicazione, porta con sé una responsabilità: scegliere quali storie rendere visibili, dove soffermarsi, a quali voci concedere ascolto. Viene alla mente la riflessione sul lieto fine e sul punto in cui si interrompe una storia, attribuita a Orson Welles. Di fronte a queste immagini, quella suggestione diventa una domanda che ci riguarda: che cosa accade quando il racconto televisivo finisce e la vita continua? Il lieto fine chiede allora il nostro contributo. Chiede che la commozione trovi seguito, che una promessa venga mantenuta, che qualcuno torni il giorno dopo a prendersi cura di ciò che ha cominciato. La speranza acquista forza proprio in questa continuità.

Perseverare significa anche accettare che i risultati abbiano tempi diversi dai nostri desideri. Ci sono giorni in cui si lavora senza vedere ancora nulla germogliare, in cui un progetto sembra troppo difficile e la stanchezza suggerisce di fermarsi. È allora che conta ricordare il senso del primo passo. Chi educa affida qualcosa al tempo: offre un esempio, apre una possibilità, accompagna una crescita di cui potrà vedere soltanto una parte. Continuare a esserci, anche senza un riconoscimento immediato, è un atto di fiducia profonda nella vita degli altri. E forse la speranza più tenace nasce proprio qui, nella scelta di fare ancora la propria parte, anche quando nessuno applaude e il traguardo rimane lontano. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e le trasformazioni globali cambiano il nostro modo di conoscere, lavorare e incontrarci. Essere contemporanei significa comprenderne le possibilità e assumersi la responsabilità di come utilizzarle. Alla scuola spetta anche il compito di tenere insieme i nuovi strumenti e le domande essenziali: come viviamo, che cosa scegliamo, quale spazio lasciamo agli altri. In questa epoca che corre, occorre custodire il tempo necessario a capire una persona. Ci sono emozioni che attraversano le trasformazioni e continuano a parlarci: il sollievo di sentirsi accolti, la gioia di essere compresi, il coraggio che nasce quando qualcuno crede in noi. Dobbiamo tornare a educare al sogno! Troppo spesso chiediamo ai bambini che cosa vorranno fare, concedendo poco spazio a ciò che immaginano e alle domande che fanno battere più forte il loro cuore. Sognare ha bisogno di ascolto, di risposte, di occasioni, di conoscenza e di libertà; trasformare un sogno in realtà richiede lavoro, tentativi, pazienza e il coraggio di perseverare. È così che un’intuizione diventa un obiettivo e un obiettivo può trasformarsi in una storia capace di coinvolgere altri. Tutto comincia da un’idea, dalla decisione di darle ascolto. A volte, attraverso quella decisione, qualcosa cambia davvero e lascia una traccia duratura. Imparare a riconoscere questa possibilità significa prepararsi a fare la storia, a parteciparvi con coscienza, senza limitarsi a subirla.

Il passaggio tra le generazioni somiglia a un quadro ancora da dipingere… Riceviamo tracce, colori, spazi incompiuti; aggiungiamo qualcosa e affidiamo l’opera ad altre mani. Le azioni quotidiane ne decidono le sfumature, la memoria gli dà profondità, la gentilezza ci permette di condividerlo. Dall’I.C. “Vincenzo Galilei” di Pisa arriva una storia che invita a prendere sul serio questa responsabilità. Il futuro del mondo passa anche dal modo in cui rispondiamo a una domanda, incoraggiamo un tentativo, aiutiamo qualcuno a rialzarsi. In quei momenti scegliamo che cosa lasciare.

Basta talvolta un raggio di sole per accorgersi del sorriso di chi continua a sperare. Lorena, immagine simbolica dell’infanzia, custodisce nel nostro racconto questa possibilità: dare un volto ideale al domani e interrogarci sul mondo che siamo disposti a costruire. Siamo all’alba di una nuova epoca e la gentilezza, quella pura e autentica, può ancora raggiungere luoghi umani che sembravano chiusi. Un sorriso può allentare una difesa, un abbraccio può restituire sicurezza; la presenza quotidiana può dare a quella fiducia radici abbastanza forti da resistere. Forse la magia più grande nasce proprio qui, nella concretezza della vita: quando un bambino scopre che la sua voce conta, che un’idea può trovare ascolto e che il suo desiderio di conoscere merita tempo… E quando un adulto, guardandolo, ritrova il coraggio di credere in ciò che sta facendo. Il futuro comincia con quel sogno che ci viene affidato e cresce ogni volta che scegliamo di contribuire a realizzarlo. Una comunità è lo specchio delle azioni di ciascuno: ogni gesto conta, ogni persona può fare la differenza. Insieme possiamo far fiorire ciò che abbiamo il coraggio di seminare. E un giorno, voltandoci a guardare il cammino, riconosceremo quanto siamo cresciuti grazie a chi ci è rimasto accanto: porteremo dentro le voci, i gesti e la fiducia di chi ha creduto con noi che fosse possibile. Il futuro avrà anche il loro volto. Una sola parola, una promessa da mantenere: INSIEME.

Carmine Pelosi nasce ad Avellino il 28 novembre 1997. È scrittore, giornalista pubblicista, autore, editor, presentatore di eventi e direttore artistico. Laureato con il massimo dei voti in Lettere Moderne e in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, collabora con la rivista nazionale online MediaVox Magazine, per la quale realizza articoli, interviste, approfondimenti, comunicati e contenuti dedicati al mondo della cultura, dello spettacolo, della letteratura e delle eccellenze italiane. Nel corso degli anni ha costruito un percorso che intreccia scrittura d’autore, giornalismo culturale, promozione territoriale e progettazione di iniziative di rilievo nazionale. Segue inoltre vari eventi culturali nazionali e internazionali, spesso legati al mondo del cinema, della musica, della moda, della scrittura e dell’arte, ed è spesso con le sue opere protagonista all’interno del Salotto Culturale di Casa Sanremo, contesto nel quale collabora attivamente a diversi progetti culturali. Nel 2022, con il romanzo di esordio Hirundo: il racconto di un volo, è risultato tra i dieci finalisti di Casa Sanremo Writers, ricevendo una menzione speciale da parte della presidente di giuria Laura Delli Colli. Ha pubblicato successivamente i romanzi Il fantasmagorico Adam Cat e Cinque Anime al Ritz Paris con Guida Editori, opere prescelte in palcoscenici di rilievo nazionale e capaci di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti e attenzione da parte della stampa e della critica. È inoltre autore, insieme a Gigliola Scala, del romanzo Sulle punte dell’Anima, impreziosito dalla prestigiosa prefazione dell’étoile Giuseppe Picone, dedicato al mondo della danza ed edito da Casa Sanremo Edizioni. Tra le sue opere figurano anche Un viaggio Magnifico e Il destino di uno scrittore a Parco dei Principi, entrambi editi da Casa Sanremo Edizioni; ha inoltre curato diversi libri pubblicati dalla stessa casa editrice. Nel novembre 2025 ha presentato Un viaggio Magnifico nella Sala Dante del St. Regis Florence in occasione dell’inaugurazione della IV edizione del Festival Il Magnifico. Accanto all’attività letteraria e giornalistica, svolge un ruolo attivo nella valorizzazione culturale del territorio ed è ideatore, insieme all’amico e artista Sabino Matta, dell’evento Natale in Codice e di altre iniziative che si distinguono come motore di cultura, identità e promozione del territorio nel panorama locale e nazionale.