
Dal 1° al 4 ottobre 2026, Palazzo Reale di Napoli torna a trasformarsi nella cittadella della parola per la V edizione della fiera dell’editoria promossa dalla Fondazione Campania dei Festival
CLF26 è tornato: la fiera dell’editoria, a Napoli, si consolida come presidio fondamentale per la promozione della lettura, la tutela della bibliodiversità e il sostegno all’ecosistema del libro. Ispirata al verso propiziatorio “Jesce sole” e all’eredità culturale del Maestro Roberto De Simone, la manifestazione trasforma i cortili e le sale di Palazzo Reale e della Biblioteca Nazionale di Napoli in uno spazio diffuso di incontro tra oltre 120 editori, autori, scuole e lettori appassionati.
Tra le centinaia di case editrici presenti, SBS Edizioni di Sheyla Bobba rappresenta un punto imprescindibile di incontro e di scambio tra autori, lettori e curiosi provenienti da ogni parte della Campania. Grazie anche alla preziosa presenza degli autori che compongono la famiglia SBS, la casa editrice romana ha proposto alcune novità editoriali molto interessanti, che la redazione di MediaVox Magazine non si è lasciata sfuggire. Chiara Domeniconi è parte integrante di questa famiglia: la nota scrittrice emiliana è, infatti, in uscita con una novità targata SBS, questa volta firmata insieme all’amico e collega Federico Cricchio. Entrambi gli autori saranno tra i protagonisti della prossima edizione de La Vetrina di Casa Sanremo Writers 2027.
Nebbia, di Chiara Domeniconi e Federico Cricchio| “La nebbia non nasconde soltanto: collega luoghi, memorie, lutti e domande che restano vive nel tempo.”

La recensione
Non è facile stabilire dove finisca il memoir e dove cominci il racconto del territorio in Nebbia, scritto da Chiara Domeniconi e Federico Cricchio. Ed è proprio questa difficoltà a definire con precisione il libro a costituirne uno degli elementi più interessanti: la vicenda personale si intreccia alla storia dei luoghi, alle tradizioni legate alla morte e alla memoria di chi non c’è più, costruendo un percorso che passa da Modena e dalla pianura padana alla montagna, fino all’Irlanda.
Al centro del libro, come da titolo, c’è la nebbia, che da fenomeno atmosferico diventa progressivamente una chiave per leggere ciò che viene raccontato: è come un velo che riduce la visibilità, confonde le distanze, modifica la percezione dei luoghi, così come il dolore e il lutto possono rendere difficile distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che continua a vivere nel presente. Da questa immagine prende forma una riflessione sulla memoria e sulla necessità di confrontarsi con ciò che non può essere ricostruito fino in fondo, soprattutto quando la perdita è legata al suicidio.
Il libro trova una particolare concretezza nei luoghi che attraversa. Il cimitero di San Cataldo, Riolunato, la montagna, non sono semplicemente ambientazioni, ma diventano parti della memoria degli autori e punti da cui osservare il rapporto fra una comunità, la propria storia e il modo in cui custodisce la memoria dei morti. Alla ricostruzione storica e culturale si affianca così una scrittura più intima, nella quale l’esperienza personale arricchisce la scrittura, impedendo alla riflessione di diventare puramente astratta.
È questo continuo passaggio fra individuale e collettivo a dare forma a Nebbia: il dolore di una perdita particolare si allarga fino a interrogare il modo in cui ricordiamo, conserviamo i luoghi e continuiamo a vivere con ciò che non abbiamo potuto comprendere. Un libro composito, che sceglie di non separare la storia personale da quella dei territori e trova proprio nell’intreccio fra memoria, paesaggio e lutto la propria forma narrativa.
Una lettura consigliata a chi cerca libri capaci di unire memoria personale, storia dei territori e riflessione sul lutto, senza separare la dimensione privata da quella più ampia della comunità e della sua memoria.