CHIACCHIERE E CAFFE’

Intervista all’artista poliedrico Lorenzo Basile

Opera di Lorenzo Basile. Titolo: Labirinto cromatico.

Un’intervista diversa, un incontro che parte da una chiacchierata e diventa scambio di idee e dialogo di cultura e sensibilità.

Buongiorno e complimenti, Lorenzo, per la tua intensa attività: so che in questo momento stai partecipando alla Biennale del Sud “Argille d’oro”, a Matera. Le mie congratulazioni! Ti ringrazio di questo caffè che mi dà l’opportunità di fare due chiacchiere tra amici…

Qual è il luogo che hai scelto per dipingere?

Dipingo in una stanza a casa mia adibita a studio.

Mi piacerebbe assistere. Sempre solo? Ti blocca la presenza di uno spettatore?

Diciamo che non sono abituato, non so.

Da un paio di anni abbini alle immagini anche le poesie: nascono prima i versi o prima i colori?

Dipende. Spesso prima i colori e dopo i versi, altre volte prendo spunto dai versi per esprimermi pittoricamente.

Qual è il colore dominante della tua anima? Quali quelli secondari?

Il colore dominante della mia anima è il rosso che per me è la vita, le passioni per cui vivo. Il colore secondario è l’azzurro, che per me rappresenta la dimensione dello spirito.

Sono gli stessi anche per i versi?

Non riesco a pensare ai versi in termini di colori, le parole che amo sono Amore e Anima.

Chi é per te il poeta? Quanto ti senti poeta?

Per me il poeta è la persona che ci fa recuperare la nostra profonda umanità attraverso la dimensione del sogno.

Una sorta di guida spirituale?

Non mi sento affatto poeta, uso le parole per completare i miei pensieri interiori.

Il poeta conduce?

Secondo me interroga; più che conduce forse orienta, perché condurre non mi sembra appropriato per la delicatezza e la tenerezza della poesia.

È un modo per guardare dentro te la tua parte che vuole crescere, evolversi, guardare in maniera consapevole?

Assolutamente sì; io vivo intensamente dentro me stesso. Diciamo che anche la pittura è un modo di attraversarmi e lasciarmi attraversare.

Chi ti conosce sa che hai un animo buono, generoso, attento ai meno fortunati. Sei inserito in diverse associazioni di volontariato e umanitarie. Qual è invece la tua parte cattiva, Lorenzo?

Bellissima domanda e ti ringrazio. Quando mi sento ferito da una ingiustizia o quando sento toccati i più deboli come i bambini, allora la rabbia cresce dentro di me ed esplodo in reazioni poco felici per me.

Come stemperi la rabbia?

Sono abbastanza rancoroso con chi fa del male e questo mi genera dispiacere, perché poi non vivo serenamente. La rabbia è un macigno. Stempero questi sentimenti con l’arte, che diventa per certi versi una terapia.

Ti senti più guerriero, silenzioso ascoltatore o donatore della metà del tuo mantello? Qual è l’atteggiamento di Lorenzo-uomo che prevale nei rapporti con il prossimo?

Penso di essere un buon ascoltatore dei bisogni del prossimo, e mi sento anche guerriero per gli ideali in cui credo, ma non mi sento ” buono” perché faccio volontariato.

Tu sei il tuo pensiero. Se pensi a una rosa sei una rosa. Che cosa ne pensi?

Spesso c’è una grande ambiguità in questa cosa. Si sono il mio pensiero e mi sento, soprattutto quando dipingo e scrivo, quello che penso.

Lavori su te stesso? Sulla tua parte profonda?

Si, lavoro molto su me stesso, per migliorarmi come persona. Diciamo che la mia parte profonda è il racconto della mia arte e delle cose che scrivo.

E come la difendi dall’ego che cerca di conquistarsi tutti gli spazi? Come tieni a bada il materialismo dell’ego?

E’ tutto terribilmente complicato perché spesso l’ego prende il sopravvento; questo accade in tutti gli ambiti, ma sinceramente non vince più di tanto perché sono consapevole della caducità della vita.

Si dice che siamo ciò che mangiamo. Cosa mangi Lorenzo? Qual è il tuo rapporto con il cibo? Entrano in gioco pure lì i colori?

Da un paio di anni sono diventato vegetariano, una scelta che ha portato nella mia vita una grande felicità, perché sapere che il mio cibo non derivi da animali uccisi e torturati mi dà pace all’anima. Amo le verdure e i loro colori speranzosi.

Lo avevo immaginato. Mangiare i prodotti della terra nella loro forma più semplice e non lavorati dall’industria ci restituisce il rapporto con la terra. Viviamo in un paese con poco verde vivibile. Ti manca? Vivi in un condominio o hai piccoli spazi verdi di cui godere?

Si, mi manca il verde da vivere. Vivo in un condominio senza spazi verdi, ma quando scendo in strada e mi affaccio sulla villa comunale sento la musica dell’acqua e mi si apre il cuore.

Oggi non c’è molta consapevolezza sul fatto che bisogna educare alle emozioni. Le giovani generazioni soprattutto (ma anche gli adulti) faticano a riconoscerle, gestirle, donare, perdonare. Nella meravigliosa canzone “Arcobaleno” cantata da Celentano e scritta da Mogol ( ispirato dall’amico defunto Battisti) si dice “Con i colori si può cancellare il più avvilente e desolante squallore”. Qual è il potere dei colori nell’espressione dei ragazzi a scuola? Come può il vostro know-how di esperti del settore giovare all’educazione dei ragazzi? Io osservo i miei alunni mentre dipingono. Scatta qualcosa. Un relax. Una connessione maggiore con il gruppo, con-tatto con il proprio sé. Cosa ne pensi?

Hai toccato un tasto interessantissimo, la crisi della società contemporanea è proprio in questa incapacità comunicativa, siamo connessi ma distanti, e non riusciamo più a riconoscere le nostre emozioni e a gestirle. Questo corto circuito fa crescere soprattutto nei giovani un senso di malessere molto profondo e ne vediamo le cicatrici nel sociale. Io penso che l’educazione all’arte sia indispensabile per i giovani, perché educare l’animo e orientarlo alla bellezza è un antidoto potente che ci aiuta a riscoprire la nostra grandezza di persone. L’arte a scuola è anche comunione, scambio, ed ha una funzione sociale e pedagogica importantissima…

Bellissima risposta. Di quali associazioni fai parte? Cosa ti permettono di donare? Perché è chiaro che tu sia un donatore per natura e che dunque il donare doni qualcosa a te. Non è un gioco di parole…

Faccio parte dell’associazione di volontariato “Nasi rossi clown therapy”. E’ una organizzazione che mi ha permesso, attraverso la formazione e l’esperienza in corsia, di riconoscere le mie emozioni, di gestirle, soprattutto nei casi estremi con i malati terminali. E mi ha aiutato a valorizzare i miei fallimenti, i miei limiti anche fisici, che nella prospettiva del clown sono risorse. Amo questo modo di fare volontariato perché non si donano cose materiali, ma nell’azione che si fa si dona se stessi.

Che nome hai dato al clown che è in te?

Gomitolo. Il nome deriva dal fatto che sono una persona molto introversa, che quando viene attaccata o presa in giro si ritrae, si aggomitola appunto. Il mio clown è anche la mia tenerezza e tutti i limiti del mio essere sostanzialmente una persona goffa. Limiti che nel clown sono valorizzati al massimo perché è nel fallimento che nasce il clown che strappa un sorriso a chi è nella malattia.

Quale persona ti ha donato tanto? Non è necessario fare nomi…

Senza ombra di dubbio la mia mamma, non esiste amore più grande. C’è tuttavia nella vita di ogni persona l’amore che brucia, quello che ti fa sentire l’anima che si abbraccia ad un’altra anima, l’amore della carne e dello spirito che non si acquieta neanche nell’altro o con l’altro.

L’amore non corrisposto, non vissuto, l’amore che ci fa soffrire serve?

Assolutamente sì. E’ una esperienza che ho vissuto, molto dolorosa, ma che fa raggiungere picchi di sentimenti intensissimi e che aiuta a crescere; nella vita ogni esperienza è sempre un dono da cogliere.

Hai mai litigato con qualcuno? Come gestisci i blocchi?

Certo che ho litigato. Soffro molto dopo, e ho difficoltà a gestire anche una riappacificazione. Dimenticare è difficile, perdonare è un dono immenso ma molto raro.

Quando un ciclo con una persona si interrompe, lasci andare o aspetti con pazienza che l’onda ritorni col tempo? Combatti per non essere abbandonato o ringrazi per ciò che è stato e chiudi il capitolo?

Io penso che bisogna lasciar andare anche i sentimenti quando finiscono. Dipende, a volte l’ho fatto, ma è inutile, altre no. Dopo l’elaborazione del lutto emotivo, sento sempre un moto di ringraziamento per quello che ho vissuto.

Le tue paure Lorenzo. Che rapporto hai?

Vivo come ogni persona la paura, quella che mi spaventa di più è la solitudine, non fisica però, quella che ti fa sentire non accolto. Ho paura per il futuro dei miei figli e dei giovani ai quali abbiamo consegnato un mondo peggiore di quello che ci hanno lasciato i nostri padri.

Nei tuoi dipinti c’è più il passato, il presente o il futuro?

C’è tutte queste cose assieme, ma dipende dal dipinto e dal periodo in cui è nato.

Dimmi un odore che ti piace tanto… questo odore ha un perché?

Si. Mi piace l’odore dell’erba bagnata dopo la pioggia, mi fa ricordare la mia infanzia felice. Diciamo che gli odori sono importanti sempre, come quello della donna che amiamo che riconosciamo tra tanti.

La pioggia… l’amo anch’io ma il mio rapporto con essa è cambiato dopo l’alluvione.

Quella è stata una immensa tragedia che non dobbiamo attribuire alla natura ma al nostro cattivo rapporto con il territorio La pioggia ha un simbolismo importantissimo per noi sarnesi

Racconta un ricordo, un sogno, un desiderio, una speranza. Una delle tue visioni…

Ti ringrazio per questo dono domenicale. La mia speranza è che si diventi tutti più umani, che si accolga e non si respingano le vite, che l’amore prenda il posto dell’odio.

Dove sta la bellezza di una donna, Lorenzo? ( questa è l’ultima. Prometto. Ma non la finirei più. Mi sono divertita)

La bellezza di una donna per me è nell’armonia del corpo e della mente, nella sua delicatezza. Mi piacciono soprattutto le donne che non si scoprono e che ci danno l’illusione della conquista.

C’è una domanda a cui tenevi che non ti ho fatto?

Sinceramente no, mi sento soddisfatto pienamente, sei stata bravissima Sonia!

…perché io né avrei ancora molte. Sai perché? Perché tu non sei solo un artista. É l’uomo a tutto tondo che viene fuori da questa chiacchierata!

 

 

 

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Sonia D’Alessio è nata e vive a Sarno, dove insegna da più di trent’anni Lettere. Con i suoi racconti, i romanzi, i manuali Invalsi, le favole e le fiabe è autrice di successo per l’editoria scolastica ed esperta di animazione alla lettura nelle scuole di ogni ordine e grado. Oltre a "Lascia che sia" (2012), ha editato "Leggere e scrivere fiabe" per "Medusa" (2013), "Raccontare per..." (2014), il romanzo-blog "Cuore2.0" (2015), "Simulando s'impara" (2015) e "Favolando s’impara" (2017). E’ co-autrice dell’antologia scolastica Garzanti-De Agostini "Giovani lettori" (2018). Suoi sono i romanzi "Storie di bulli" (NorthEast 2017) e "Il bambino soldato" (2017). Per le sue poesie è stata selezionata da Elio Pecora, per la casa editrice Pagine, tra i primi cinquanta autori italiani (Il cammino della poesia, 2013; I poeti contemporanei, 2012). Ha fondato e cura il giornale d’istituto web e cartaceo "L’Amendolina", vincitore di una decina di premi nazionali