Per un’ esegesi della canzone napoletana classica: il fischiatore Gambardella e il caso ‘O marenariello

L’epoca d’oro della canzone napoletana classica è densa di significati, suggestioni, storie ed aneddoti ed abbraccia un arco temporale ampio all’interno del quale è possibile scorgere l’avvento di più stagioni.

L’immenso repertorio della canzone napoletana classica annovera tra le sue fila, capolavori letterari di inestimabile valore che contribuivano, in una città fortemente porosa, ad innescare meccanismi di interazione con l’ambiente abbastanza complessi. Di fatto, il filtro canzonettistico consentiva ai napoletani di percepire una realtà tranquilla, non problematica, nella quale vivere in perfetto accordo, nell’ambito di un’operazione sulla città di matrice ben più grossa consistente nell’assegnarle una posizione all’interno dell’intricato scenario nazionale. Pertanto, anche gli illustri artefici annoverati tra le fila della seconda stagione della canzone napoletana, concorrono alla rappresentazione della realtà partenopea mediante un prodotto dotato di una notevole capacità di persuasione e destinato ad un pubblico ampio e diversificato.
Tra le diverse manifestazioni miracolose operate da Napoli e dalla sua canzone bisogna includere l’esperienza di Salvatore Gambardella (1871-1913), il quale, a dispetto delle sue umili origini che di certo non gli assicurarono una formazione culturale di profilo elevato, denotò uno straordinario talento musicale. La peculiarità di questo autore risiedeva in un handicap non da poco, consistente nella mancanza di una preparazione musicale solida e afferente ai canoni della tradizione, ragion per cui le sue canzoni dovettero essere trascritte da altri compositori, contingenza che non gli impedì assolutamente di gareggiare in condizioni di parità con i maggiori esponenti della canzone partenopea dell’epoca, non senza riportare clamorosi ed esaltanti successi. Gambardella abbinò il mestiere di fabbro ferraio al dilettevole suono del mandolino, strumento che già da piccolo strimpellava, denotando un intuito musicale fuori dal comune ed una capacità verbale che ben compensava ed in parte riduceva lo smacco dell’analfabetismo. Fu proprio nell’ambiente laborioso della bottega che Salvatore Gambardella, partorì, quasi “rubandolo”, uno dei successi più acclamati nel panorama della canzone classica napoletana: ‘O marenariello, canzone del 1893 con la quale rivelò una sua ben definita personalità, liberandosi da preesistenti legami.
Si racconta che la prima versione di questa poesia musicale si intitolava ‘O mare e ba, ed ebbe riscontri assai modesti. La situazione mutò allorquando nel 1893, presso quella bottega di Piazza del Mercato, Gambardella incontrò il poeta Gennaro Ottaviano entrato per chiedere al De Chiara una musica adatta ai versi che aveva scritto. Pare che Gambardella avesse composto su due piedi una melodia al contempo gioiosa e malinconica di ispirazione belliniana
‘O marenariello, canzone musicata dal fischiatore Gambardella sui versi del poeta Gennaro Ottaviano, è il canto del marinaio dal cuore forte e generoso e dalla fantasia strana, che si congiunge ai mille riflessi tenui delle onde, alle solitudini lunari del golfo e si fa più forte, più vario e più spiegato fino a sfociare in un coro delicato e potente.
Dal punto di vista metrico, la canzone si struttura in tre strofe, con rima ABAB, « avvicendando alle facili quartine di ettasillabi quelle ritornelleggianti di quinari, insistendo sull’alterno tronco, eguale di suono in tutta la composizione, vario nell’unisonanza delle pause.
Dal punto di vista musicale, la canzone in chiave di violino presenta un tempo di 6/8 ed un’indicazione agogica di andante. La tonalità di Sol minore della prima strofa è un invito ansioso d’amore, per nulla pervaso da tristezza, ma solo colmo di speranza. I due Re, fortemente onomatopeici, di ‘Oje né’ rappresentano un salto concitato di ottava ascendente, dopo il quale è opportuno l’andamento discendente: si individuano, dunque, le due note fondamentali, la repercussio, sulla quale maggiormente insisterà la melodia, e la finalis, su cui la prima scende per natura. Alla tonalità in Sol minore delle strofe corrisponde la modulazione in Sol maggiore del ritornello. Il salto di terza ascendente “vicino ‘o mare” è animato ed esprime la soddisfazione del ‘marenariello’ per l’invito amoroso accolto.
L’incipit del coro (vicino ‘o mare) si fregia di un dinamismo che dalle parole, sovente si trasla nelle esecuzioni, i cui interpreti traducono icasticamente il romantico ondeggiare del mare che culla l’idillio dei due innamorati attraverso ampi gesti delle braccia che, simulando le onde, illustrano attraverso questo espediente metalinguistico il contesto della canzone, trasportandovi l’ascoltatore in maniera avvincente ed efficace. La tonalità maggiore dell’invito amoroso marca il fascino della voce maschile nei confronti della donna che, prontamente, risponde allo stesso.
Tale canzone dedicata al tenore Fernando De Lucia, ha riscosso consensi anche all’estero: la versione con il testo in francese Le jeune Pecheur ha avuto un larghissima diffusione e non si contano le innumerevoli interpretazioni offerte dai mostri sacri della musica mondiale e napoletana.
Si segnala anche la versione inglese dal titolo I have but one heart, brano che i cinefili più accaniti ricorderanno all’interno del celebre film Il Padrino, in particolare nella scena del matrimonio di Connie, figlia di Don Vito Corleone. A cantarla, il compianto Al Martino, nome d’arte di Jasper Cini, americano di origini italiane che nella pellicola interpreta Johnny Fontane, rinomato esecutore caratterizzato da una voce definita all’olio d’oliva nonché cantante in decadenza che trova nuovo vigore grazie all’aiuto della mafia.
L’esperienza del Gambardella denota una forza d’animo e una straordinaria capacità volitiva dinanzi alla quale è doveroso farsi trasportare e lasciarsi cullare dall’istinto e dalla creatività ottenendo, in tal modo, grandi risultati pur prendendo le mosse da una misera condizione di partenza. È proprio il caso di dire ‘Per aspera ad astra’.

Laureato con 110 lode in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale, presso l’Università Federico II. Costantemente animato da uno spirito curioso e avventuriero, manifesto da sempre una forte inclinazione per tutto ciò che è arte, cultura e storia. Di indole creativa, umanistica e romantica, ho una predilezione innata per la musica ed in particolar modo per il pianoforte, strumento studiato in adolescenza.