Il Cristo risorto di Marco Basaiti. La cena in Emmaus di Tiziano

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Tuttal’arte di rappresentare Gesù germoglia sull’antinomia fondamentale del Verbo che si fa carne, di un Dio che è Assolutamente Altro e Presente, che esiste prima del tempo, e che nasce nel tempo, che i cieli non possono contenere, ma poi viene contenuto nel grembo di Maria. Il Signore, il cui volto non si poteva vedere senza morire, e il cui nome gli Ebrei non volevano nemmeno pronunciare, si è fatto carne nel seno di una donna, e si è mostrato agli uomini
Questa carne deificata del Verbo investe di energia sacra tutta la materia, saldando divino ed umano, effimero ed eterno. L’arte cristiana celebra proprio la bellezza del cosmo riflessa nella santità di quel corpo che trabocca di energia divina. Un grande interesse assume, in questo contesto e in questo periodo di Pasqua, analizzare due immagini del Risorto , presentateci dagli artisti veneziani del XV secolo: quelle cioè di Vincitore e Pellegrino.
Il Cristo Risorto di Marco Basaiti. (tempera e olio su tavola 106×69 donazione De Pecis Giovanni Edoardo, 1827).
Il Cristo risorto, seduto su una roccia in un paesaggio che mescola suggestioni leonardesche a toni veneti, tiene il vessillo della vittoria sulla morte, come indica l’iscrizione a sinistra, chiave di lettura dell’opera: mors mihi ultra non dominatibus (Romani 6,9). La morbida resa del corpo di Gesù, ottenuta con leggeri passaggi cromatici che quasi annullano le piaghe della crocifissione, comprova l’aspetto glorioso della figura. Il dipinto firmato da Marco Basaiti e avvicinabile al Cristo di Bergamo del 1517, si colloca nel secondo decennio del Cinquecento, quando il pittore mostra di conoscere le novità della cultura figurativa lombarda, in particolare Andrea Solario, dopo essere stato suggestionato da Perugino, Giovanni Agostino da Lodi e Durer, passati da Venezia.

Il pellegrino di Tiziano
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Abbiamo due versioni della Cena in Emmaus attribuite a Tiziano.
La prima è attualmente custodita presso la Walzer Art Gallery di Liverpool e fu dipinta per un membro della famiglia Contarini da cui passò in Palazzo Ducale prima del 1566: la chiamiamo perciò Emmaus Contarini. Il capolavoro del Louvre fu invece dipinto da Tiziano per il conte Nicola Maffei. Guido Rebecchini, che ha ricostruito attentamente la vicenda della tela del Louvre, ha proposto di datare la tela subito dopo il settembre del 1533, quando Nicola Maffei fu a Venezia per conto del duca di Mantova. Chiamiamo questa tela, quindi, Emmaus Maffei.
Le due versioni sono simili per molti aspetti; si differenziano per quanto riguarda l’abbigliamento del Risorto, l’apparecchio della mensa, la posizione del discepolo a destra, Cleofa. Sempre Rebecchini ha riconosciuto, nella tela del Louvre, in Cleofa il ritratto di Nicola Maffei. Era frequente che in un soggetto come quello di Emmaus, i committenti vi facessero ripicchiare le proprie fattezze.
Ma analizziamo, in particolare, l’abbigliamento del Risorto.
Nell’Emmaus Contarini le spalle del Risorto sono coperte da una schiavina di panno grosso; il Risorto è cioè rappresentato come un pellegrino. Questa raffigurazione è il frutto dell’interpretazione tradizionale delle parole di Cleofa; questi allo Sconosciuto , che vuole conoscere l’argomento di discussione tra i viandanti esclama: “Tu solus peregrinus es…” (Lc 24,18).
L’esegesi dei Padri della Chiesa d’Occidente e degli autori del Medioevo si è soffermata a lungo sulle parole di Cleofa, senza preoccuparsi della sintassi del terzo evangelista e del fatto che quella che essi leggevano era una traduzione.
S. Agostino affermava: “Il Signore del cielo volle farsi uno straniero sulla terra, un pellegrino, lui che pure aveva creato il mondo”. Si designava in tal modo la differenza ontologica tra le due nature presenti nella persona di Cristo; ma pure si voleva indicare il contraccolpo psicologico determinato dalla lontananza del Risorto, o il fatto obiettivo, che il nuovo status lo estraniava dalla condizione umana.
Nell’Emmaus Maffei, Tiziano abbandona la schiavina del Pellegrino per offrire al Risorto benedicente l’aspetto tradizionale del Maestro, con tunica e mantello.
E’ probabile che Tiziano sia stato spinto da esigenze professionali di varietas; va tuttavia ricordato che Erasmo da Rotterdam aveva pubblicato a Basilea una Parafrasi sul Vangelo di Luca, in cui traduceva l’originario paroikeis del testo greco di Lc 24,18, col latino advena, novus hospes, sottraendo al peregrinus il suo supporto.
Certo è che l’immagine di Cristus peregrinus ha introdotto in Occidente un motivo di natura etica di vasta rilevanza sociale; ha favorito il sorgere e il consolidarsi di un’etica cristiana dell’ospitalità e delle istituzioni che sorsero per far fronte a un fenomeno di larga portata.

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Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche presso l’I.S.I.S. “G. Fortunato” di Angri , di cui è anche collaboratore-vicario. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Salerno con 110/110 con lode e licenziata in Teologia Dommatica summa cum laude presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso, ha conseguito due Master in Studi storico-religiosi ( Ebraismo, Cristianesimo e Islam; Il Cristianesimo antico nel suo contesto storico) presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il Master di II livello Management e Leadership delle Istituzioni Educative presso l’Università degli Studi di Bologna e il master Didattica e Psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato molti volumi. Sensibile e attiva nel dibattito socio-culturale sul territorio campano.