Emmanuel Gallot-Lavallèe: l’anima parla attraverso l’arte

Rubrica "Cronache di SPERANZA", a cura di Nasi Rossi Clown Therapy

inbound8121725852494256308

Continua la rubrica Cronache di SPERANZA con un’intervista speciale…

Conosciamo meglio Emmanuel Gallot-Lavallèe
Emmanuel nasce in Francia, in un paese sotto la Normandia, nella casa di campagna del nonno. Fin da piccolo riceve un’educazione bellissima, legata alla natura, alla campagna. Un’educazione semplice, quasi “banale” ma che lo ha reso molto sicuro di sé. Fino all’età di 16 anni passava il tempo ad ascoltare il nonno che faceva conferenze, era un intellettuale interessato all’evoluzione dell’uomo. E come suo nonno scriveva dell’evoluzione dell’uomo anche il nipote ha continuato a fare lo stesso. Emmanuel, oltre ad essere scrittore è anche pittore, come suo padre. E come suo padre parlava agli alberi, anche lui parla con la natura. E quindi, scrittore, poeta, pittore, fin da bambino.

inbound881478568740913084

L’intervista

Qual è l’abilità che possedevi da piccolo?
È da quando sono piccolo che so fare amicizia. Dicevo a un amico: “Indicami qualcuno. Sarà mio amico in 5 minuti e non si staccherà più da me, vedrai”. Ed era sempre così. Ho questa capacità. Ma sentivo che dovevo stare attento: o coltivare l’amicizia o seguire la mia ambizione. Ed io ho seguito la mia ambizione e ho commesso un errore. A 16 anni sono uscito definitivamente dalla scuola. La scuola faceva schifo, il greco era un’idiozia, il latino era miserabile, e l’insegnate di matematica imbecille, tutti idioti. Ma da quel momento ho deciso che sarei diventato un insegnante.
Quindi sei un insegnante. E cosa insegni? Cosa deve saper fare un insegnante?
Si, sono un insegnante! E non insegno niente. Mi sono diplomato in Pedagogia teatrale alla scuola di Parigi e ho creato una scuola, non solo per insegnare teatro ma per trovare la felicità, per essere “uomo” veramente. Ho deciso di fare l’insegnante, per insegnare a farsi portare dall’acqua, dal mondo. Per insegnare ad essere, essere nell’ascolto di quel canto misterioso che è la vita. Essere capace di aprire delle finestre sul mondo ed ogni giorno deve essere una finestra piena di luci. Insegnare è tutta la mia passione. Insegnare è tutta la mia vita. Bisogna essere molto seri per fare l’insegnante, ma nello stesso tempo avere molto senso dell’umorismo. In una sola parola, avere empatia. Ognuno deve essere il maestro di sé stesso, l’insegnante serve solo a spronare i suoi studenti a cercare in loro il mondo dell’esistenza, a risvegliare in loro quel mondo segreto e nascosto. Per spingerli avanti, per essere esigenti. Un insegnante deve insegnare il valore del domani ai ragazzi e per fare questo dobbiamo inventarci. Ma la cosa interessante è che non lo sappiamo fare. E allora dobbiamo essere aperti. Aperti all’apertura.
E il clown? Quando entra in scena il tuo clown?
Facendo teatro, faccio il clown! Il clown è la meraviglia. Il clown è lo stato spirituale in cui l’uomo si abbandona a sé stesso. Si abbandona allo sguardo del pubblico, intelligente come un bambino, chiassoso e angelico allo stesso tempo. Il clown sa di essere in ogni uomo e in ogni donna, ed è profondamente filosofico. Non è affatto uno scherzo. Corrisponde a ciò che saranno gli uomini tra duecento anni. Allora io, che ero un clown sono diventato “insegnante di clown”. La gente si ferma a chiedersi: che cos’è il clown? Ma che domanda è? Quello che mi piace del clown è il senso dello scherzo, la genuinità, il gioco. Quando un ragazzo si innamora di una ragazza, fa il cretino, lei ride. Ed ecco! Arrivano i clown. Ed è questo il mestiere del clown: ritrovare questo semplice stato di innamoramento, come al primo bacio con la prima ragazza. Essere stupidi, onesti e vedere dentro di sé la verità dei sentimenti.
Un tuo libro si intitola “L’arte di Meravigliarsi”. Qual è quest’arte?
Meravigliarsi è esistere. Meravigliarsi è respirare e stupirsi del proprio stupore. Tutto è là, tutto è nel meravigliarsi. I grandi maestri si ritrovano nel meravigliarsi. Meravigliarsi è stare nella natura. Io sono molto legato alla natura, quando insegno Shakespeare lo faccio nel bosco. Faccio meditazione nel bosco, ascolto gli alberi, e poi scherziamo. Perché bisogna anche ridere, divertirsi, fare stupidaggini. Essere ancorati per terra, avere cuore. Essere un po’ tibetani: io mi sento un po’ tibetano. Un uomo molto semplice. Ecco, il ritorno alla semplicità, e mi sembra questa la spiritualità. Sentire il peso della terra, la bellezza di un albero, l‘amicizia tra le persone, tra gli uomini e le donne. Sentire anche per noi, uomini, l‘impossibilità di conoscere una donna. Lasciare le donne come sono. Accettare la solitudine, e questo è difficile. È necessario essere in amicizia. Appassionarsi per l’esistenza. Cercare il senso della vita. C’è un segreto nell’uomo che va risvegliato.
Che cos’è da cambiare negli uomini?
Niente! Sono da buttare giù. Stalin, Lenin, Garibaldi. Questi coglioni con la barba lunga. Dove vanno? Da nessuna parte! Leopardi è complicato, non sa scrivere con essenzialità. Dobbiamo cambiare tutto. Tutto è da rifare. L’uomo è da rifare. Bisogna partire dall’amore. Tornare alla gentilezza, alle poche cose. Possiamo vivere con niente, perché abbiamo bisogno di niente. Abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi, che ci dica ti voglio bene. Che sia vero, sia sincero.
Cosa guardi nei tuoi studenti quando iniziano un corso?
Mi chiedi cos’è che vedo nei miei studenti. Beh! Vedo se sono curiosi. Se hanno arte, cioè se hanno voglia di tornare alla semplicità, all’essenzialità. Se hanno voglia di parlare al loro cuore e lasciarsi trasformare. Picasso diceva di aver impiegato tutta la vita a dipingere come il bambino. L’uomo più diventa grande e più diventa stupido. Io ho 64 anni e sento di capire molto bene i piccoli di 7-8 anni. Quando parlo con i bambini sono contento. Parliamo con serietà, con libertà. Con i genitori, invece, non si può parlare, sono stupidi, sono malati. La gente ha il coronavirus. Confonde il denaro con la vita. La vita ci chiede apertura, gentilezza, generosità. Valori umani. E quindi osservo se in loro c’è la voglia di tornare bambini.
Cosa pensi di questa pandemia? Ci cambierà? In che modo?
Ho scritto 14, forse 15 libri sull’evoluzione dell’uomo. E l’ultimo l’ho scritto in periodo di pandemia. Si intitola “Diario di un insegnante in mutande sotto un albero di arance”. All’inizio di marzo ho visto gente in fila per ore davanti ai supermercati e mi sono detto: io non faccio la fila, non vado ad elemosinare per mangiare un cibo schifoso. Io non mi nutro di schifezze. Mi nutrirò di niente”. E così ho iniziato a digiunare. Non ho mai fatto la spesa e ho vissuto sotto un albero di arance. Ho scritto questo libro che parla della necessità di cambiare completamente e che pubblicherò, non a caso, in questo periodo pasquale, perché Pasqua è “passare”, è attraversare qualcosa. Bisogna che attraversiamo noi stessi, l’erba nera dell’angoscia e della stupidità umana per trovare qualcosa di nuovo, e cambiare radicalmente. Tutto è peste. Il mondo è peste. Il coronavirus ci ricorda che l’uomo la peste ce l’ha anche nell’anima. Ed ecco che per trasformarci dobbiamo iniziare ad essere esigenti con noi stessi, e non con gli altri. Bisogna coltivare un’etica nuova. Coltivare insalate e rose, mischiate alla gentilezza. Nutrirsi di fiori, di dono. Darsi. Ritrovarsi in Cristo, nei filosofi greci, nei maestri zen, nei tibetani, nei grandi saggi. Un saggio francese diceva “Siate aperti. Maestro aperti a cosa? Aperti all’apertura”. Essere poveri, onesti. Amare. Aiutare le persone. Aiutarci a vicenda. E così attiveremo il cambiamento. E come ho scritto in un mio libro: “Dio è donna”. Il cambiamento è donna, parte dalle donne. È Eva a creare Adamo. Lei sa di essere donna, lei sa di essere vita. Lei bacia Adamo. Lei dà il soffio. E baciare significa dare il soffio. E Adamo diventa uomo perché una donna lo ha baciato.
E la vita è questo. È cercare l’amore. E siamo nati per questo.

Foto tratte dal web
Foto tratte dal web

Intervista a cura della dott. ssa Carla Desiderio dell’Associazione Nasi Rossi Clown Therapy

Condividi questo articolo...Print this page
Print
Email this to someone
email
Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Pin on Pinterest
Pinterest
0

MediaVox Magazine - La Cultura da condividere. Rivista culturale on line, regolarmente registrata presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Sito Web: www.mediavoxmagazine.it Pagina Fan-Facebook: https://www.facebook.com/mediavoxmagazine/