La principale virtù di Luis Sepúlveda era di toccare le corde più profonde dei suoi lettori e cambiare in qualche modo, la loro prospettiva. Con la sua scrittura leggera, di facile comprensione è riuscito a parlare a tutti. Scrittore, giornalista, sceneggiatore è morto a causa di questo demone invisibile, che si sta impossessando della vita di tante persone in tutto il mondo. Aveva 70 anni.
Sepúlveda fece parte della guardia personale del Presidente cileno Salvator Allende, assassinato nel 1973 durante il colpo di stato di Pinochet, e imprigionato, ha vissuto in prima persona gli orrori di quella dittatura militare. Da molti anni viveva esule in Spagna, nelle Asturie con la moglie, la poetessa Carmen Yanez, con cui ha condiviso gli stessi ideali e lo stesso destino.
Ecologista convinto, per anni, ha partecipato alle battaglie di Greenpeace e a tutte quelle in difesa dei diritti continuamente calpestati delle popolazioni indigene del Sudamerica, costrette ad abbandonare le loro attività di sostentamento tradizionali per l’egoismo di grandi gruppi economici e industriali avidi di terre e dediti allo sfruttamento del mare. Ed è questo il tema prevalente dell’ultimo romanzo Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa.
“Il mare è sempre stato un invito a comprendere la grandezza della vita, della natura, della diversità esistente in questo enorme spazio senza frontiere. Non posso vivere lontano dal mare, ho bisogno della sua presenza. Per me è sinonimo di libertà”.
E’ stato autore di oltre 20 romanzi, saggi e sceneggiature tra cui Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, che lo portò alla notorietà internazionale, il famoso Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare e l’intenso Ingredienti per una vita di formidabili passioni.
“Non temo la morte perché amo la vita. Vivo in pace con me stesso e so che la morte un giorno mi trasformerà in un bel ricordo” aveva scritto Sepulveda e noi siamo sicuri, che per molti di noi lo sia diventato davvero.