Il Covid 19 in Campania, dalla Fase 1 alla Fase 2

Intervista al Prof. Ing. Gaetano Lamberti

Tutti giorni, dall’inizio della Pandemia del COVID-19, sulla propria pagina Facebook, il prof. Ing. Gaetano Lamberti pubblica i grafici dell’andamento con i suoi autorevoli commenti, seguiti da centinaia di utenti.

Abbiamo intervistato il Prof. Ing. Lamberti per raccogliere le sue impressioni sulla situazione in Campania, in vista della cosiddetta “fase 2″…

Come sta andando in Campania la lotta al Covid 19? E quando prevede casi zero in Campania?
Ogni giorno sulla mia pagina Facebook, ormai da inizio marzo, pubblico una breve nota di analisi dei dati comunicati dalla Unità di Crisi regionale alle 22.30. Fino al 10-12 marzo la crescita dei casi ha seguito una legge esponenziale tipica dei comportamenti epidemici, però con un tempo di raddoppio mai inferiore ai 4 giorni (cioè: per raddoppiare il numero di casi dovevano passare quattro giorni). Invece l’epidemia di Covid-19 dovunque si sia sviluppata nel mondo è sempre stata caratterizzata da un tempo di raddoppio intorno a due giorni, quindi già dai primi momenti la diffusione in Campania era più lenta della “esplosione” epidemica. A partire da metà marzo la crescita ha cominciato a rallentare ulteriormente, lasciando la curva esponenziale. I contagi giornalieri rilevati ovviamente sono cresciuti (un paio di volte hanno superato i 200 casi al giorno, all’inizio di aprile), ma senza mai assumere numeri e comportamenti importanti. Oggi siamo verso la fine del fenomeno, con un numero di contagi giornalieri assolutamente non preoccupante, anche se ancora espressi da numeri a due cifre. Il fatto che la malattia in Campania non abbia mai assunto un comportamento epidemico è frutto ovviamente delle azioni di confinamento prescritte dal Governo Nazionale e dalla Dirigenza Regionale, ma anche e soprattutto dal comportamento globalmente corretto della popolazione. Il confinamento, essendo stato attuato prima che cominciasse davvero l’esplosione dell’epidemia (la crescita esponenziale con un tempo di raddoppio intorno a due giorni), ha evitato una crescita notevole del fenomeno. Contemporaneamente la dirigenza si è mossa anche per aumentare la capacità delle terapie intensive e per organizzare al meglio gli interventi (che saranno comunque necessari al rilassamento del lockdown). Quando è stato necessario, si è intervenuti con decisione, sia identificando tutte le persone coinvolte in un potenziale focolaio, sia creando opportune “zone rosse” (Ariano Irpino, valle del Diano, Lauro). La Campania è stata anche tra le prime regioni a costituire le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), pensate per assistere i positivi a casa (che è una delle chiavi di un approccio di successo alla problematica). Certo, per ora le USCA campane sono un po’ inutilizzate, ma non è certamente un male. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, le curve di descrizione dei dati, che pubblico regolarmente su Facebook, dicono che si arriverà a “zero contagi” agli inizi di maggio. Tuttavia questa è una informazione con poco senso pratico. Potrebbe darsi che già nei prossimi giorni andremo a zero, oppure che per tutto il mese di maggio si continui a registrare qualche positivo sporadico (se non cambiano in peggio le condizioni, a causa della maggiore mobilità dopo il 4 maggio). Tuttavia piccole “fluttuazioni” intorno allo zero (qualche contagio, o anche un numero a due cifre ma piccolo) costituiscono solo “rumore” statistico che può avere mille motivi. Una dozzina di contagi in una Regione con quasi sei milioni di abitanti significa due casi ogni milione: è statisticamente zero.
Si è detto che se l’emergenza arrivasse a Sud il sistema non reggerebbe. Lo pensa anche lei?
Occorre capirsi sul cosa vuol dire “se l’emergenza arrivasse a Sud”, e per capire bene questo occorre chiarire anche cos’è una epidemia. Quando c’è una malattia a diffusione epidemica, in funzione di due parametri fondamentali che sono il numero di riproduzione e il tempo di infezione, la quantità di persone infettate – in assenza di azioni di limitazione – cresce molto rapidamente, con una legge cosiddetta esponenziale. Quando qualcosa cresce con legge esponenziale, le cose andranno male se ci si limita a gestire la crescita: non si può fare, serve a poco agire sulle risorse mediche, occorre agire sulla diffusione. Per capirci, all’inizio dell’epidemia in Italia c’erano circa 5000 letti in terapia intensiva. Con uno sforzo colossale e in circa due mesi, oggi siamo all’incirca al doppio, intorno a 9000 letti. Nella fase di crescita esponenziale il CoVID-19 raddoppia gli infetti in due giorni (anche i ricoverati in TI, che sono una percentuale degli infetti, raddoppia quindi in due giorni). Allora tutto il colossale sforzo fatto sulle TI (quasi raddoppio in quasi due mesi), in assenza di altre azioni di limitazione della diffusione, sarebbe stato vanificato nel giro di due giorni.  Il confinamento (lockdown) ha funzionato invece limitando la diffusione e quindi la crescita del numero di infetti. Se l’epidemia esplode in Campania, per il SSN sarà il disastro. Ma non è un problema campano: è stato così in tutti i posti al mondo con i migliori sistemi sanitari: la Lombardia, la Germania, il Canada, i Paesi nordeuropei. Quelli che hanno avuto pochi danni (la stessa Germania, i Paesi Scandinavi) sono riusciti a limitare la diffusione: solo così si può gestire una epidemia di questo tipo. Anche in Campania è stato così, ce la siamo cavati (finora) perché abbiamo confinato il problema. L’esplosione epidemica (outbreak) è insostenibile, non per il SSN campano, ma per qualsiasi sistema sanitario. Quello campano, peraltro, non è nemmeno tanto male: ha numeri un po’ minori di quello lombardo, ma il livello delle dotazioni non è tanto peggiore, e la preparazione del personale è dello stesso livello lombardo, anche se le narrazioni mediatiche sono di altro tenore.
A due mesi dall’ inizio della lotta al Covid 19 quali sono i passi avanti ottenuti?
Il lockdown come ho detto ci ha salvati, ma non può essere l’arma definitiva contro questa o altre epidemie. Possiamo dire che la maggior parte dei passi avanti fatti sono nel campo della comprensione e della consapevolezza. Oggi sappiamo che la tecnica di lasciare il potenziale paziente CoVID-19 a casa a curarsi col paracetamolo per far scendere la febbre è una strategia sbagliata, perché quando poi finalmente lo si porta in ospedale probabilmente è troppo tardi: occuperà posti in TI (stressando il SSN) e purtroppo in molti casi non servirà a nulla lo stesso. Dal punto di vista tecnico (non politico) i passi avanti nella comprensione sono stati tali che oggi possiamo definire una strategia “delle tre T” contro il CoVID-19: Test, Track and Treat. Cioè: testare, ovvero eseguire tamponi rino-faringei per trovare il RNA virale oppure test sierologici per verificare la presenza di immunoglobuline nel sangue (questi ultimi sono allo studio per aumentarne l’affidabilità, ogni giorno ne viene validato uno diverso), in modo da sapere – quanto più presto è possibile – chi è ammalato e dunque infettivo; tracciare, ovvero ricostruire la rete di contatti avuta dal momento del potenziale contagio; trattare, ovvero confinare (meglio sarebbe lontano dai familiari, potenziali vittime a loro volta), curare già a livello domestico (con un mix di farmaci, anche off-label cioè presenti sul mercato con diverse indicazioni terapeutiche, come esempio la clorochina che è un antimalarico o l’eparina che è un antitrombotico), curare poi in ospedale, possibilmente prima di essere costretti a intubare (qui altri farmaci off-label possono essere d’aiuto, come il Tocilizumab, che è un farmaco contro l’artrite reumatoide). Ovviamente potenziare le TI è sempre utile, anche se come ho detto prima non può essere la metodologia di intervento primaria.
Acquisita questa consapevolezza, occorre traslare queste raccomandazioni (le tre T) nell’azione politica. Un certo grado di confinamento (da bilanciare con le esigenze di riattivazione del sistema per motivi principalmente ma non esclusivamente economici) e comunque un rafforzamento costante del SSN (compresi i posti in TI) sono in ogni caso anch’essi auspicabili.
Arriverà presto il vaccino o prima la giusta cura?
A questo non posso rispondere io, ma forse non può rispondere nessuno. C’è da dire che per alcuni virus molto pericolosi (HIV e Ebola, ad esempio), il vaccino non è mai stato trovato. Per l’HIV ci sono cure efficaci (antiretrovirali) che fanno sì che una diagnosi di HIV non voglia dire morte sicura come all’inizio degli anni ’90; per l’Ebola le sue caratteristiche di letalità fanno sì che gli occasionali outbreak si esauriscono da soli (per esaurimento delle vittime!). I virus a RNA, inoltre, con un tasso di mutazione elevatissimo, sono anche soggetti poco adatti ad una terapia vaccinale. Probabilmente l’uso di antivirali, accoppiato a terapie ancillari (antibiotici per le sovra infezioni batteriche; antiinfiammatori per combattere gli stati infiammatori conseguenti la tempesta delle citochine; antitrombotici contro l’eccessiva coagulazione del sangue polmonare; ed altro) potrà funzionare come terapia di contrasto all’infezione (gli antivirali presi all’inizio dell’infezione, quando il carico virale è ancora basso, sono efficaci nel limitare la replicazione e quindi possono debellare la malattia prima che crei i veri problemi: il Remdesivir, sviluppato contro l’Ebola e il Marburg, si sta rivelando efficace anche contro il CoVID-19). Forse del vaccino non ci sarà bisogno/non ci si arriverà mai.  In generale la ricerca scientifica dovrebbe focalizzarsi sulla lotta ai virus, in particolare ai retrovirus, dato che in questa sfida giochiamo ancora – più o meno – disponendo delle stesse armi che avevamo nel 1918 quando c’è stata l’epidemia di spagnola. Nello stesso tempo, ad esempio, abbiamo inventato e raffinato moltissimo molte molecole utili contro i batteri, i ben noti antibiotici. Gli antivirali, invece, sono ancora ad uno stadio preliminare.

 


La scheda del Prof. Ing. Lamberti
L’attività di ricerca del Prof. Ing. Gaetano Lamberti è stata svolta principalmente presso l’Università di Salerno. Da ottobre 2002 ad aprile 2003 ha trascorso un periodo di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università Tecnica di Eindhoven (NL). Le attività sono state rivolte alla modellazione di processi basati sull’uso di solventi allo stato supercritico, successivamente alla caratterizzazione e trasformazione di polimeri termoplastici. Negli ultimi anni il Prof. Ing. Gaetano Lamberti ha rivolto la sua attenzione ai fenomeni di trasporto nella farmacologia, dando particolare rilievo alle cinetiche di idratazione e di rilascio di molecole bioattive da forme farmaceutiche solide formate da idrogeli rigonfianti; e alle analisi farmacocinetiche (rilascio e biodistribuzione dei farmaci). Come di consueto, la sua attività di ricerca è consistita in una parte sperimentale volta a chiarire i fenomeni di trasporto e una parte modellistica per descrivere i fenomeni osservati. Le attività di ricerca del suo gruppo, e i principali risultati, sono riportati nel sito www.gruppotpp.it.
Il Prof. Ing. Gaetano Lamberti è revisore per numerose riviste internazionali del circuito ISI per un totale di oltre 140 revisioni. Fa parte del comitato editoriale della prestigiosa rivista internazionale International Journal of Pharmaceutics (Elsevier, IF 2016 3.649, sito web del giornale, comitato editoriale, pagina di Gaetano Lamberti nel comitato editoriale). Inoltre il Prof. Ing. Gaetano Lamberti fa parte dei comitati editoriali delle seguenti riviste a diffusione internazionale: Journal of Pharmaceutics (Hindawi Pub., sito web del giornale, comitato editoriale, pagina di Gaetano Lamberti nel comitato editoriale), Industrial Engineering & Management (Omics Group, sito web del giornale, comitato editoriale, pagina di Gaetano Lamberti nel comitato editoriale), Translational Medicine (UniSA, sito web del giornale, comitato editoriale), The Scientific World Journal (Hindawi Pub., sito web del giornale, comitato editoriale: Pharmaceutics, pagina di Gaetano Lamberti nel comitato editoriale).

 

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Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.