IL TRADITORE

RECENSIONE DEL FILM TRIONFATORE AL DAVID DI DONATELLO 2020

Nell’ultima edizione dei David di Donatello, la numero sessantacinque, si è presentato con ben 18 candidature: nominations per il David Giovani, migliori effetti speciali visivi, miglior suono, miglior acconciature, miglior trucco, miglior costumista, miglior scenografo, miglior musicista, miglior autore della fotografia, miglior attore non protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior produttore, miglior montatore, una seconda nomination per la categoria miglior attore non protagonista, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior regista e miglior film, aggiudicandosi gli ultimi sei indicati.
Ma non finisce qui, perché nelle altre manifestazioni cinematografiche a premi ha ugualmente ottenuto importanti risultati: quattro candidature agli European films award, candidatura per la Palma d’oro al Festival di Cannes, ha vinto due Globi d’oro come miglior film e musiche, su ben 11 candidature agli ultimi Nastri d’Argento ne ha vinti sette, un Premio Flaiano per la miglior sceneggiatura, una candidatura ai premi Cesar ed ha sfiorato la possibilità di potersela giocare alla scorsa edizione degli Oscar come miglior film straniero.
Stiamo parlando dell’opera cinematografica ‘Il Traditore’, diretto dal regista Marco Bellocchio ed incentrato sulla figura di Tommaso Buscetta, il boss mafioso dei due mondi, che nel 1984 tornò in Italia per poi collaborare con la giustizia, svelando all’allora giudice istruttore Giovanni Falcone i segreti di ‘Cosa Nostra’, dopo che gli avevano sterminato la famiglia.
Un film che ripercorre una delle pagine più oscure del nostro Paese e che, oltre tutto, innescò una serie di polemiche tra Giovanni Montinaro, il figlio di Antonio Montinaro il caposcorta di Falcone che morì nel tragico attentato a Capaci, e la produzione del film stesso. Il motivo era legato alla decisione di far uscire il film il giorno dell’anniversario della strage, il 23 maggio. E’ stato l’attore Pierfrancesco Favino, che nel film interpreta Buscetta, a placare gli animi affermando che la data era stata scelta per onorare coloro che rimasero ucciso in quel maledetto giorno presso lo svincolo autostradale ormai tristemente famoso.
Marco Bellocchio dirige un ottimo cast di attori a partire non solo da Favino, sul quale più avanti ci soffermeremo, ma anche come Luigi Lo Cascio il quale, insieme a Fabrizio Ferracane, era candidato come miglior attore non protagonista e vincendolo ha battuto la concorrenza di Roberto Benigni, Alessandro Borghi e Stefano Accorsi.
La sceneggiatura, premiata per il David di Donatello, è stata realizzata non solo dallo stesso regista ma anche da Valia Santella, Francesco Piccolo ed il giornalista Francesco La Licata. Non si sa se però, sia il regista che gli altri sceneggiatori, abbiano voluto fare un omaggio diretto od indiretto, in apertura di film, ad uno storico lungometraggio dedicato proprio alla mafia uscito nel 1972: ‘Il padrino’ di Francis Ford Coppola.
Infatti ‘Il traditore’ si apre con una festa in cui partecipano i boss dell’epoca prima di essere ammazzati, uno ad uno, da Totò Riina. Nonostante si racconti la vita di Buscetta, l’opera si sofferma sui suoi ultimi 20 anni: dal 1980 fino al 2000. Scelta giusta, impreziosita anche da diversi flashback che integrano il racconto biografico. Senza dimenticare anche la scelta di far recitare gli attori in dialetto siciliano, per far entrare ancor di più lo spettatore nell’ambiente in cui il personaggio principale agiva. Le scene sono state accompagnate dai sottotitoli e gli attori non hanno mostrato nessuna difficoltà nell’interpretare i dialoghi, diretti e veloci. In particolar modo Favino è sembrato molto a suo agio nel recitare siciliano.
Su di lui da un po’ di tempo gli aggettivi si sprecano. Il David di Donatello conquistato più che una sorpresa è, ormai, una mera conferma di un talento esploso definitivamente. Nel giro di un anno è diventato Buscetta per poi apparire come Craxi in ‘Hammamet’. Nel vederlo recitare si ha ancor di più la conferma della sua capacità camaleontica di passare, dunque, da un personaggio all’altro e quindi da un ruolo all’altro, indipendentemente comico o drammatico; tenendo presente che questo film è uscito sei mesi prima di ‘Hammamet’.
Il film di Bellocchio, in definitiva, offre un’ottima ricostruzione della vita di Tommaso Buscetta. Soffermandosi, giustamente, anche su alcune fasi del famoso maxiprocesso contro ‘Cosa Nostra’ del 1986, mostrando il confronto tra Buscetta e Pippo Calò, prima, e poi successivamente con Riina del 19 novembre del 1993 relativo al processo per i delitti politici relativi tra il 1979 ed il 1982. Proponendo, semmai, una prospettiva diversa di quei tragici fatti che insanguinarono quegli anni il nostro paese. Un film da non perdere e da scoprire, non solo perché ha vinto sei David di Donatello, ma per capire ed approfondire ancor meglio quel periodo storico che ancora oggi non è del tutto chiaro.

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.