Il 2 giugno ’46 il popolo italiano, per la prima volta nella sua storia, fu chiamato a pronunciarsi democraticamente sui massimi problemi della vita politica, con un duplice voto: per il referendum e per l’elezione dei deputati all’Assemblea costituente, chiamati a scrivere una nuova costituzione. Per la prima volta, il diritto di voto fu riconosciuto a tutti i cittadini, uomini e donne.
La scelta repubblicana prevalse di poco su quella monarchica.
Fu una scelta di grande importanza: non si trattava di stabilire solo se avere un re o un presidente della repubblica. Era in gioco la continuità con il regime precedente. Con l’abolizione della monarchia, che era il segno più visibile e rappresentativo della vecchia costituzione, venne scelta la rottura, cioè un regime integralmente nuovo.
L’Assemblea costituente riceveva così un’indicazione a favore di una profonda trasformazione costituzionale.
L’Assemblea costituente fu eletta per mezzo di un sistema elettorale proporzionale che consentiva a tutti i partiti di ottenere i posti in palio in proporzione ai voti conseguiti.
Questo era il quadro politico della nuova Italia: due schieramenti maggiori a confronto: la Democrazia cristiana da un lato, i partiti comunista e socialista dall’altro, le forze liberali, con un ruolo complementare. Tra queste forze si stipulò il patto che diede luogo alla Costituzione.
La Costituzione non è nata dall’imposizione di una forza sulle altre. Sarebbe erroneo pensare che vi si trovi una sola concezione politica, sviluppata con coerenza e completezza. Per questo, già dai tempi dell’Assemblea costituente si è parlato di compromesso costituzionale.
Il compromesso va intese nel senso più elevato del termine, come ricerca di unità per costruire un regime nuovo, uno Stato di tutti e non di uno o di un altro partito, di una o di un’altra ideologia.
La Costituzione rappresenta una sintesi armonica di valori e principi di matrice culturale e politica differente.
La tradizione liberale è evidente laddove si parla di diritti di libertà individuale e della tutela dell’iniziativa economica privata.
La matrice socialista si manifesta quando il testo costituzionale introduce i principi dell’uguaglianza sociale, dell’intervento statale in economia e dell’importanza del lavoro.
L’influenza dei valori cattolici è soprattutto presente quando si affrontano i temi della solidarietà e del ruolo della famiglia.
Questa sintesi di valori ha consentito alla Costituzione di svolgere per decenni un compito di unificazione della vita politica e di pacificazione dei contrasti.
I singoli partiti non concepirono la Costituzione secondo il loro immediato vantaggio particolare. L’Assemblea costituente lavorò con lo sguardo rivolto al futuro. Fu, secondo l’espressione di Calmandrei, un’Assemblea “presbite”.