IL FREMITO DELLA PITTURA

Intervista al maestro Antonio Balbi da Roccagloriosa

Attraverso i colori dei suoi dipinti il maestro Antonio Balbi ci parla del legame indissolubile con la sua terra, Roccagloriosa. Artista europeo che con la sua lingua pittorica riesce a parlare con chiunque senza nessuna distinzione.
La sua sorprendente sensibilità espressiva cattura l’essenza più intima delle emozioni convertendole in mera poesia. Il fremito della sua pittura è senz’altro il tratto fondamentale della sua grammatica artistica. Egli nutre particolare attenzione per le proprie radici, cerca di riappropriarsi dei valori del passato utilizzando nuovi linguaggi, che giungono fino alla rottura della materia che diventa colore puro.

Come si è avvicinato alla pittura?
Credo che sia stata l’arte ad avvinarsi a me. Un giorno ritornando da scuola vidi un mio professore delle scuole medie, il prof Bortone che stava scaricando del materiale dalla sua macchina e mi chiese di aiutarlo a trasportarlo nella chiesa dove stava ristrutturando dei dipinti. E lì cominciammo a parlare e senza neppure accorgercene si fece sera. Continuai ad andare in quella chiesa per osservarlo con ammirazione, mentre riusciva a ridare vita alle opere d’arte del passato. La tappa successiva era già scritta: entrai a bottega da lui. Sono passati un po’ di anni, credo una quarantina, e penso che l’arte non mi abbia più lasciato.

Che cosa vuol dire essere artista oggi per Antonio Balbi?
Sicuramente non è soltanto crearsi in bel biglietto da visita o atteggiarsi a essere artista solo la domenica o solo per una stagione, ma essere artista è soprattutto una condizione mentale che comporta però anche dei sacrifici. Allorché le persone riescono a leggere in quell’opera d’arte le tue stesse emozioni che ti hanno portato alla sua creazione e a condividere con te il tuo stesso pathos, a quel punto sei riuscito a mettere un piccolo tassello nel mondo dell’arte.

Narrare la genesi di un’opera d’arte è sempre affascinante. Ci parli di come nasce in lei l’idea per i suoi lavori?
Prendo spunto da un’immagine, un racconto oppure un sogno e lo elaboro prima su carta e poi su tela. Lo porto in mostra in giro per il mondo, per farlo crescere e conoscere. Sono solito realizzare un nuovo progetto ogni 12/18 mesi in modo da presentare ogni anno ai miei estimatori una nuova collezione.

Che cosa vuole esprimere attraverso i suoi quadri?
Con i miei quadri creo delle piccole installazioni con cui cerco di coinvolgere lo spettatore e farlo sentire un Critico d’arte e Promotore artistico. In questo modo il pubblico non resta più un fruitore passivo, ma si sente parte attiva dell’opera.

Quali sono i Maestri che compongono il suo bagaglio culturale?
Da ragazzino ero entusiasta di Giorgio Morandi per le sue nature ferme e per la facilità con cui a me sembrava riprodurre le sue creazioni; da adolescente ho scoperto Pablo Picasso e lì si è aperto un mondo, si sono spalancate le porte della vera arte. In seguito tra gli altri artisti che mi hanno influenzato posso citare Marc Ghagall con le sue visioni oniriche, De Chirico e Jack Pollack.

Trovo che sia particolarmente suggestiva la sua collezione Cristo senza Croce. Ci spiega il significato profondo di questa raccolta?
Dalle mie parti si dice: “Quello è un povero Cristo” per indicare una persona in difficoltà, è così povero che non ha neppure la croce. Mi sono ispirato al terremoto de L’Aquila che ha distrutto tante case. Ho voluto rappresentare un uomo così povero a cui è stata tolta perfino la casa, per cui a Cristo ho tolto la Croce.

Attualmente lei vive a Francoforte sul Meno. Che cosa la indusse a lasciare Roccagloriosa?
Vivo a Francoforte sul Meno da oltre un quarto di secolo, ma non ho mai tagliato il cordone ombelicale con Roccagloriosa. Non si può mai dimenticare la propria terra natia che porto sempre nel cuore e per ricordarlo mi presento come Antonio Balbi da Roccagloriosa.

Ci parli dell’Associazione Ponte sul Meno...
L’Associazione no profit Ponte sul Meno vuole essere un ponte sospeso tra la Germania e l’Italia, che agisce da un lato nel sociale, offrendo un concreto aiuto a chi la ferocia degli eventi ha trasformato in bisognoso e dall’altro premiando personaggi del mondo del cinema, della cultura e della politica che si sono fatti portavoce dello spirito di fratellanza tra il popolo italiano e quello tedesco. Ogni anno, durante la rassegna cinematografica del Filmmuseum, consegno un riconoscimento agli artisti prescelti. Nelle scorse edizioni, con creazioni appositamente realizzate, sono stati premiati i registi Benigni, Tornatore e Comencini.

La scomparsa della giornalista Marcella Continanza rappresenta una grande perdita per la comunità degli italiani che vivono in Germania. Un suo ricordo...
Quando nel 94’ mi trasferii a Francoforte sul Meno mi inserii nella comunità italiana della città e in una delle tante manifestazioni istituzionali organizzate dal Comune di Francoforte, ho conosciuto la giornalista e scrittrice Marcella Continanza. Marcella era un fiume in piena e ti travolgeva e coinvolgeva con il suo sorriso. Abbiamo condiviso in primis le nostre origini lucane e entrambi eravamo dei dream travels, dei viaggiatori dell’onirico, e abbiamo lavorato a tanti progetti prima di tutto al Festival della Poesia Europea e poi a tanti progetti organizzati dal suo giornale Clic Donne 2000 e a tante presentazioni di libri. Ricorderò sempre la sua carica vitale che ha conservato fino agli ultimi giorni e il suo meraviglioso sorriso.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".