PENZIERE MIEJE… OVVERO LA POESIA DI EDUARDO

«Dopo aver scritto poesie giovanili, come fanno più o meno tutti i ragazzi, questa attività divenne per me un aiuto durante la stesura delle mie opere teatrali. Mi succedeva, a volte, riscrivendo una commedia, d’impuntarmi su una situazione da sviluppare, e allora, messo da parte il copione, mi mettevo davanti a un foglio bianco e buttavo giù versi che avessero attinenza con l’argomento e i personaggi del lavoro interrotto. Questo mi portava sempre più vicino all’essenza del mio pensiero e mi permetteva di superare gli ostacoli. Così a poco a poco ci ho preso gusto e ora scrivo poesie anche indipendentemente dalle commedie» così scriveva lo stesso Eduardo.
Attraverso le sue commedie Eduardo riesce, con sguardo attento ma sensibile, a descrivere le dinamiche psicologiche dei vari personaggi teatrali che si alternano sulle tavole del palcoscenico. E anche nelle poesie si ritrova la stessa tensione, la stessa attenzione ai più deboli e alle loro miserie e alle varie storture del mondo. E’ proprio questa la chiave di lettura per poter comprendere l’universo poetico di uno dei massimi drammaturghi della cultura italiana del ventesimo secolo.
«Penziere mieje, levàteve sti panne/ stracciàtev’ ‘a cammisa, e ascite annuro./Si nun tenite n’abito sicuro,/tanta vestite che n’avit’ ‘a fa?/ Menàteve spugliateve mmiez’ ‘a via,/ e si facite folla, cammenate./…»
Grande rilievo riveste per Eduardo l’utilizzo del dialetto che come già nelle commedie, nelle sue mani assurge a lingua ufficiale che è soprattutto un miscuglio di musicalità e espressività. ‘A lengua nosta riesce a rendere con immediatezza gli stati d’animo e le emozioni più profonde dando forma a un percorso creativo di straordinaria intensità. Viva, forte, avvolgente.
Ma la poesia per Eduardo a mano a mano, diventa sempre più uno spazio intimo e privato, una via di fuga. E così questo genio solitario ripercorre i vari labirinti della memoria che assumono il volto di sua madre, di sua sorella Titina e di sua figlia Luisella morta ancora bambina all’inizio degli anni settanta. Le sue liriche che si affermano per la loro apparente immediatezza, in realtà celano forti e intense tensioni interiori.
«Io vulesse truvà pace;/ma na pace senza morte./ Una, mmiez’a tanta porte,/s’arapresse pè campà!/S’arapresse na matina/ na matin’ ‘e primavera/e arrivasse fin’ ‘a sera/senza dì:«nzerràte llà!/…»

Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".