Alfonso de Liguori e la sua proposta morale


Nato a Marianella, il 27 settembre 1696, Alfonso de Liguori muore a Pagani (Salerno) il 1° agosto nel 1787. Sebbene siano trascorsi tre secoli dalla sua nascita e più di due dal suo beato transito, nonostante le mutate situazioni sociali e culturali, i progressi delle scienze, gli orizzonti teologici e pastorali schiusi dal Concilio Vaticano II e nuove problematiche interpellino la coscienza, la proposta morale di Alfonso come pratica di amore è ancora oggi viva e attuale.
Nel suo itinerario morale e ascetico la Chiesa ha trovato gli elementi fondamentali della condotta umana e cristiana.
Uscendo, ingiustamente sconfitto nel 1723 dal Palazzo di Giustizia di Napoli, Alfonso, avvocato deluso, depone la toga e indossa la talare. Ha capito che Dio vuole altro da lui.
Non rinuncia alla sua cultura, ma indirizza, canalizza tutto verso una nuova dimensione.
Ora davanti a lui ci sono nuove prospettive e ancora più nobili. Diventa così l’avvocato dei peccatori presso Dio, per permettere a tutti di aprirsi all’abbondante redenzione di Cristo. Da adesso i suoi clienti sono i poveri, gli umili, gli emarginati.
In mezzo a questo mondo escluso, lontano anni luce dai grandi lumi del secolo, percepisce proprio nel cuore dei dimenticati, la grande sete di Dio, del suo figlio incarnato, e il bisogno di una fede e di una morale bagnata dalla misericordia.
Per tutti questi, e per i preti bisognosi di un’adeguata formazione alla benignità nel sacramento della riconciliazione, scrive la sua Theologia moralis (1748).
Nel difficile contesto storico del suo tempo, il Settecento, dibattuto tra rigorismo e lassismo, egli si pone con la sensibilità di umanissimo napoletano e l’anima illuminata dalla Grazia, accanto all’uomo ferito nella sua dignità, offeso nella sua libertà.
Attento ai diritti di Dio e alla dignità e libertà dell’uomo, si porta dentro tutto il dramma di situazioni che a volte sembrano inconciliabili.
Elabora una proposta morale che vuole rendere alla portata di tutti il cammino verso la santità, centrandolo nell’amore condiviso al Cristo; è un amore lontano dal chiudersi e rimpicciolirsi nel calcolo interessato di ciò che è lecito o proibito sotto colpa grave.
Alfonso, con questo, non sottovaluta le leggi che prescrivono o vietano singoli atti nei vari settori dell’esistenza quotidiana. Ma, prima della norma deli atti, egli esalta la persona che esprime negli atti quotidiani la propria tensione di carità per la gloria di Dio. Fa suo programma l’espressione «L’uomo fu creato in libertà». Libertà non solo giuridica, come si limitavano a proporre altri moralisti, ma anche ontologica, intima cioè all’essere stesso dell’uomo. Questa libertà è animata dalla superlegge della carità di Dio.
La teologia morale di Alfonso non è più , allora, semplice casistica, ma si inserisce in un contesto in cui ogni decisione è di amore.
Nella sua mente di genio e nella sua opera denuncia tutta la fatica dell’incontro tra queste due fedeltà, a Dio e all’uomo; fanno ressa tutte le contraddizioni del cuore umano.
Ma è proprio questo che rende Alfonso grande e, nello stesso tempo, moderno. È questo che lo fa “napoletano” per ogni tempo, uomo vivo e impegnato a mediare tra legge e libertà, tra Grazia e peccato, tra storia ed Eterno.
A una teologia morale chiusa nella puntuale indicazione di leggi e atti da fare o non fare, Alfonso sostituisce una proposta morale capace di evolversi anche in dottrina morale come spiritualità. Doveva nascere una morale integrale, fondata nella carità e concretizzata nella prudenza.
Sollecita i fedeli a vivere in Cristo, osservando le leggi prudenzialmente, lasciandosi prendere dalla carità del Cristo per fare della vita un tendere alla santità.
La verità morale suprema è Cristo che si fa pastoralemente vita e anche via. La sapienza morale è animata dal principio di finalità suprema, che in Cristo risorto diventa tensione escatologica, cioè storico-salvifico-definitiva.

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Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche presso l’I.S.I.S. “G. Fortunato” di Angri , di cui è anche collaboratore-vicario. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Salerno con 110/110 con lode e licenziata in Teologia Dommatica summa cum laude presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso, ha conseguito due Master in Studi storico-religiosi ( Ebraismo, Cristianesimo e Islam; Il Cristianesimo antico nel suo contesto storico) presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il Master di II livello Management e Leadership delle Istituzioni Educative presso l’Università degli Studi di Bologna e il master Didattica e Psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato molti volumi. Sensibile e attiva nel dibattito socio-culturale sul territorio campano.