Il romanzo “le Ombre non mentono” di Franco Salerno è un capolavoro grazie al suo formidabile intreccio di eventi, personaggi e luoghi. Quando ne ho terminata la lettura, ne sentivo già la mancanza.
Da appassionata di thriller, mi sento di dire, a proposito de le Ombre non mentono di Franco Salerno, che un romanzo di tale levatura, per il formidabile intreccio di eventi, personaggi e luoghi, non lo avevo mai letto. E a far da sfondo, in modo mai ostentato ma naturale, il radicarsi del presente nel passato, in cui l’elemento di raccordo è la perenne lotta tra il bene e il male.
Il romanzo mi ha catturata tanto che, quando ne ho terminata la lettura, ho avvertito una sensazione strana, nel senso più positivo del termine: ne sentivo già la mancanza, perché avrei voluto che la storia non finisse, essendo stata rapita da quell’atmosfera misteriosa e al tempo stesso reale, in cui sembra che le tenebre offuschino la luce, dando per un attimo la certezza che il tutto sia ingovernabile perché coperto da ombre che mirano ad oscurare la vera realtà delle cose.
Finché si scopre che le ombre, uscendo fuor di metafora, altro non sono che “ricordi” sepolti, consciamente o inconsciamente, nella parte più intima dell’io e che assecondarle garantisce un equilibrio tra fattori interni ed esterni e, quindi, la governabilità di ciò che appariva ingovernabile, come, ad esempio, violenza, criminalità, conflitti insanabili, interessi tutt’altro che leciti.
Prospettiva nel segno dell’ottimismo, anche se relativo e mai assoluto, secondo il mio modesto parere.
A questo punto non posso fare a meno di chiedere all’Autore: c’è stato un input particolare alla base di questo capolavoro?
Domanda alla quale cerco di dare una risposta appellandomi alla sua passione per l’antropologia, come testimoniato da esperienze di alto livello, oltre, naturalmente, alla sua vasta cultura storico-letteraria e, soprattutto, ad un profondo legame con la città di Salerno.
Articolo di Angelina Rainone
Saggista e studiosa di problemi filosofici
