Il jazz è femmina: intervista a Franca Barone


BE KIND è il primo singolo e videoclip di Franca Barone, estratto dall’album omonimo, in uscita prossimamente.

Sullo stile elegante e sofisticato di un medium jazz in 5/4, una voce femminile elenca con disarmante delicatezza ed empatia tutti gli stereotipi di genere, che ancora oggi vessano le donne a livello sociale ma, soprattutto, emotivo: essere gentile, essere carina, essere intelligente ma non troppo, partorire ma non ingrassare, ma soprattutto sorridere, sorridere sempre. Be Kind, brano che dà il titolo all’intero album di Franca Barone, è un brano che dà voce e spazio alle donne e alla loro libertà di scegliere ed essere, in senso metaforico e non solo.

Be Kind è il secondo lavoro della cantautrice milanese, che ha esordito nel 2016 con Miss Apleton (Irma Records), a riconferma del suo amore incondizionato per la musica jazz. Il singolo anticipa l’uscita imminente del nuovo album, ma sottolinea anche l’impegno attivo di Franca in ambito femminista.

Ecco l’intervista alla cantautrice jazz, che si racconta tra musica e impegno femminista


Come nasce Be Kind? Be Kind nasce da uno spunto musicale, una linea di basso che è diventato un brano in 5/4 molto orecchiabile, nonostante una ritmica non lineare. Subito dopo mi sono occupata di testo e melodia: avevo scritto il brano in inglese, mettendo insieme un elenco con una serie di frasi che mi sono sentita dire negli anni o che mi hanno riferito altre persone. Io mi ritengo una donna femminista e cerco di rivedere il mondo sotto una nuova ottica, impegnandomi attivamente in associazioni che si occupano di donne e ragazze. Diciamo che è un tema che mi appartiene molto.

Be Kind, ovvero “Sii gentile”, è il primo singolo di questo tuo secondo lavoro, che hai scelto per rivolgerti appositamente alle donne, spesso vittime inconsapevoli di stereotipi di genere. Però, a volte, sono proprio le donne a essere nemiche di loro stesse. Tu che cosa ne pensi? Sono d’accordo, infatti ho voluto rivolgermi personalmente alle altre donne, per far vedere che moltissimi stereotipi sessisti vengono portati avanti dalle donne stesse. Non credo che sia una cosa voluta, a volte è davvero difficile prenderne coscienza, o almeno, per me è stato così. Alcune donne non riescono a capire tutti i meccanismi di cui sono vittime, perché ce ne sono davvero tanti! C’è chi reagisce accettando la situazione, perché magari non ha la forza di combatterla o di volerla cambiare, ma c’è anche chi, invece, si sente talmente a disagio a stare dalla parte di chi è discriminata, che fa esattamente il gioco opposto, diventando anche più feroce dei propri “aguzzini”.

Nel tuo ambiente ti è mai capitato di vivere situazioni del genere? E se si, come le hai affrontate? Si, mi è capitato, ma negli ultimi anni ho acquisito più consapevolezza di questa cosa e so come affrontare situazioni del genere. Chi ha a che fare con me sa che deve rilassarsi: non devono fare battute sul mio aspetto o su come sono vestita. Se anche gli uomini lo capissero, sarebbe fantastico, una vera liberazione anche per loro! Verrebbe meno tutta questa costante tensione sessuale, che probabilmente loro pensano di dover sostenere. Se dico questo, è perché penso che anche loro siano vittime di stereotipi. Tra le cose più snervanti che ho dovuto sopportare in passato, quando ho fatto la promozione del mio primo album, Miss Apleton, continuavo a ricevere domande e commenti di persone che si stupivano del fatto che avessi scritto tutto io: mi sentivo sminuita nel mio lavoro di artista.

Qualche mese fa il monologo di Cynthia Nixon Be a Lady, They Said, ha fatto il giro del mondo attraverso i social. Ti è capitato di vederlo? Cosa hai pensato quando lo hai visto? Quando è uscito avevo già dato il titolo al disco, quindi non l’ho cambiato per questo. Ma in quel momento ho pensato… mi ha fregato l’idea! (ride) Scherzi a parte, l’ho visto ed è bellissimo. Come vedi non ho scoperto niente, è un tema molto sentito e Cynthia ha fatto un ottimo lavoro visivo, dove la cosa sorprendente è vedere quanto siano in contraddizione questi diktat, che dicono tutto il contrario di tutto: sono contraddizioni che ti condizionano la vita.

Nel videoclip di Be Kind, immagini di donne bellissime, di qualche decennio fa, scorrono sulle note jazz ritmate che fanno da sottofondo alla tua voce. Come hai avuto quest’idea? Il video è stato diretto da Davide Romolo e nasce da un’idea che avevo da tempo. Volevo rappresentare il sessismo patinato accompagnato da una voce suadente, che ti confonde ulteriormente. La nostra generazione, infatti, non ha mai avuto messaggi chiari e per questo ho scelto volutamente immagini di donne bellissime e patinate, che non fanno nulla per essere provocanti ma, in quel momento, sono rappresentate come oggetti: non sono nude, non indossano vestiti succinti e non fanno nulla di particolare. Sono semplicemente ragazze splendide, messe lì apposta per dare un messaggio provocatorio. Il mio intento è quello di spronare le persone a farsi delle domande, scatenare una loro reazione, chiedendosi come mai provano fastidio nel guardare ragazze così ammiccanti o, al contrario, perché non provano alcun fastidio.

Secondo te, rispetto a quelle immagini, cosa è cambiato oggi per la donna? Siamo messe meglio o peggio? Negli ultimi anni siamo messe meglio a livello di consapevolezza; c’è fermento tra le donne, e penso che questa cosa sia palpabile. Ma diventare consapevoli comporta delle conseguenze, e in questo caso, un aumento della violenza. Quando inizi a pretendere delle cose, è lì, che si scoprono le reazioni vere. L’aumento dei femminicidi lo dimostra: chi pensa che le donne siano inferiori non accetta questa presa di coscienza femminile; quindi arretra, ma diventa più feroce.

Cosa pensi della discussione riguardo al nudo di Vanessa Incontrada sulla copertina di Vanity Fair? Ancora oggi, purtroppo, il corpo delle donne non appartiene alle donne, ma è di tutti. Tutti si sentono in dovere di esprimere la propria opinione sul corpo di un’altra donna, anche se si tratta del corpo di una donna adulta, che decide di fare una cosa in piena autonomia. Questa cosa non viene tollerata, sia perché il suo corpo non è standardizzato, sia perché il suo corpo non è così lontano dai corpi standardizzati. Quindi, in entrambi i casi, il suo corpo non va bene. Ma la verità è che non va bene nessun corpo delle donne… Per me bisognerebbe lasciare a chiunque la libertà di esprimersi come meglio crede.

Hai modelli femminili che ti ispirano? Ho dei modelli femministi ai quali mi ispiro: Michela Murgia, Giulia Blasi, Maura Gancitano, Lilli Gruber, Jennifer Guerra… diciamo che, tra i miei modelli, ci sono tutte le donne che si espongono e si battono per avere il diritto di farlo, donne che ragionano ed esprimono le proprie opinioni nel rispetto di tutti, portando avanti le proprie idee e cercando di dare un contributo a questo argomento. Cosa che non è affatto facile.

Cosa significa essere femminista oggi? Non saprei risponderti in maniera assoluta e generica. Per me significa parità di diritti e di espressione per tutti. E per tutti, intendo anche chi non si sente rappresentato dalla tradizionale divisione femmina/maschio. Significa eliminare il gender gap e quindi ottenere lo stesso stipendio per lo stesso tipo di lavoro. Significa libertà ed equilibrio.

Se dovessi descriverti in poche parole a chi non ti conosce, cosa diresti di te? Chi è Franca? Franca è una cantautrice. Prediligo il jazz, per questo canto in inglese: penso che sia la lingua che mi viene più naturale per il tipo di musica che faccio e che amo profondamente.

Quando è prevista l’uscita dell’album? Lo stiamo decidendo in questi giorni, ma quasi sicuramente per metà novembre. Tra qualche giorno uscirà il secondo singolo che si chiama Underwater con un videoclip dove ci sarò anche io.

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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.