Franca Barone presenta Underwater
Nel suo recente lavoro, Underwater, titolo in sé già fortemente icastico, Franca Barone esprime un deciso senso di ribellione nei confronti di schemi conformistici e uniformati.
Underwater è metafora di un’esistenza condotta in barba a qualsivoglia tipo di convenzione, lontana da codici o strutture prefissate che spingono l’autrice in un mondo di perenne agitazione, pressione, depressione ed insofferenza verso un contesto nel quale la stessa Barone fatica a riconoscersi e ad aderire. All’ascoltatore, però, attraverso un testo dallo sviluppo essenziale, Franca Barone lascia una flebile speranza che potrebbe sollevarlo da un affanno costante, un contributo singolare ed unico: quello dell’arte, della sua arte, vale a dire la musica, che sembra forse essere l’unica fonte di serenità e pace in questo “crazy world”.
Questo equilibrio fragile e tenace viene sapientemente tradotto in musica attraverso un sound che celebra il trionfo della dodecafonia e si giova di accenti decisamente enigmatici intrisi di blues, soul e serie ritmiche che si ripetono costantemente e che gettano l’ascoltatore in un infinito vortice di spiazzamento ed instabilità, lasciandolo in uno stato di sospensione che non trova soluzioni, né approda a un lieto fine, mai così lontano e remoto come in questa interpretazione musicale.
Foto di Davide Romolo
Underwater è metafora di un’esistenza condotta in barba a qualsivoglia tipo di convenzione, lontana da codici o strutture prefissate che spingono l’autrice in un mondo di perenne agitazione, pressione, depressione ed insofferenza verso un contesto nel quale la stessa Barone fatica a riconoscersi e ad aderire. All’ascoltatore, però, attraverso un testo dallo sviluppo essenziale, Franca Barone lascia una flebile speranza che potrebbe sollevarlo da un affanno costante, un contributo singolare ed unico: quello dell’arte, della sua arte, vale a dire la musica, che sembra forse essere l’unica fonte di serenità e pace in questo “crazy world”.
Questo equilibrio fragile e tenace viene sapientemente tradotto in musica attraverso un sound che celebra il trionfo della dodecafonia e si giova di accenti decisamente enigmatici intrisi di blues, soul e serie ritmiche che si ripetono costantemente e che gettano l’ascoltatore in un infinito vortice di spiazzamento ed instabilità, lasciandolo in uno stato di sospensione che non trova soluzioni, né approda a un lieto fine, mai così lontano e remoto come in questa interpretazione musicale.