A Palazzo Fruscione il ritorno di Pasolini attraverso gli scatti di Dino Pedriali
“Pier Paolo Pasolini – Nostos: Il ritorno (1975-1999)” è una mostra fotografica che presenta al visitatore, negli spazi storicamente connota ti di Palazzo Fruscione (Salerno), ottantanove foto realizzate da Dino Pedriali. Esse, scattate tra il 1975 – pochi giorni prima della morte di quella che può essere considerata tra le figure più emblematiche del ‘900 – ed il 1999, mostrano la vita e la quotidianità di Pier Paolo Pasolini.
La mostra, organizzata dall’Associazione Tempi Moderni, prevede un ricco programma di talk, incontri sull’autore e reading, riuniti sotto il nome “La parola innamorata”.
Dino Pedriali, nato a Roma nel 1950, conosce la fotografia attraverso la figura eclettica di Man Ray, con cui realizzerà un vero e proprio lavoro artistico-fotografico nel suo studio di Parigi. Dopo diversi scatti a nomi molto noti del panorama artistico novecentesco, otterrà vasti riconoscimenti come fotografo di nudo, affermandosi come il “Caravaggio della fotografia” contemporanea. Proprio attraverso Man Ray, Pedriali incontrerà Pasolini. Da questo incontro nascerà l’invito, da parte dell’autore, a scattargli delle foto tra Sabaudia e Chia, in un progetto per il suo romanzo “Petrolio”. Un progetto che, però, non avrà mai modo di vedere compiuto.
“Nostos – il ritorno”, fa riferimento al ritorno di Pasolini agli occhi di chi lo osserva, lontano dalle brutture del mondo, dalla notizia, risalente ad una manciata di giorni dopo rispetto alla realizzazione delle foto, con cui la radio avvertirà che Pasolini è morto. E’ stato assassinato. Il suo corpo deturpato e senza vita. E’ proprio sul corpo che Pasolini e Pedriali compiono un lavoro provocatorio ed al tempo stesso estremamente intimistico. “Fotografami qui, sarà uno scandalo”. Questa frase riecheggia in tutte le foto realizzate dal venticinquenne Pedriali nel ’75. E’ un mettersi a nudo, prima dell’anima e poi del corpo. Pasolini viene ritratto mentre scrive, lavora, legge, avvolto da una oscurità rotta solo dai riflessi. Riflessi della natura che lo circonda e in cui è immerso. Riflessi di finestre da cui sembra quasi spiato, colto in flagrante. E’ così che Pedriali fissa attraverso la fotografia la nudità di Pasolini, mentre gira per casa oppure legge a letto in una quotidianità quasi ossessiva, tanto che si è parlato anche di “testamento del corpo”.
Una mostra densa, che volutamente evita il “colpo d’occhio”, poiché le fotografie non sono tutte immediatamente fruibili allo sguardo dell’osservatore, ma intervallate da silenzi e iati. Tra un gruppo di foto – spesso quattro – e l’altro, si ha il tempo di assorbire e digerire lo sguardo con cui Pasolini sfida la macchina fotografica. A scatti ravvicinati di questo tipo si alterna, poi, quel senso di solitudine dato dalla vastità delle inquadrature, in cui la sua figura “grandiosa”, piena di dignità e vigore, diventa flebile ombra negli scenari naturalistici. D’altronde, nel materiale informativo che si può reperire alla mostra, si viene avvertiti che si tratta di “una narrazione densa di spazi e vuoti, silenzi e movimenti, solitudini ed echi”. Ad enfatizzare questo senso di inquietudine e malinconia, in certe stanze dello storico palazzo, alcuni emblematici scatti vengono esposti singolarmente. Un’unica foto è avvolta dal bianco-assenza delle altre pareti lasciate vuote, spoglie nel loro candore essenziale, ma profondamente lontano dall’asetticità del white-cube . In questo contesto, il bianco e nero delle foto diventa espressione perfetta del senso di abbandono, di solitudine, di mancanza che caratterizza l’intera mostra. Ogni foto sembra urlare: “Pasolini è esistito, ma adesso non c’è più”. Lo testimoniano con forza ancora maggiore quelle istantanee di scenari privi di presenza umana che di tanto in tanto rompono lo sguardo sull’autore. Sono undici scatti realizzati nel 1999 – e qui esposti in anteprima – “negli stessi luoghi, per rappresentare la nudità ed il vuoto in assenza del poeta”. In essi, tema fondamentale è la rovina, che ricorda quell’ambiguità per cui i resti sono tali eppure sono anche ciò che erano un tempo, ricordo in absentia di palazzi, vestigia storiche di edifici una volta nel pieno della loro bellezza. Bellezza che è mutata, ma non è andata perduta. Federico Fellini, in proposito diceva: “Le rovine di un tempio non sono forse più affascinanti del tempio stesso?”. Esse prevedono un lavoro di ricostruzione che viene fatto non soltanto dagli archeologi, ma anche da chi le osserva. Così, le foto di Pedriali chiedono al visitatore un lavoro di immaginazione per vedere ancora, tra quelle rovine del passato e la casa ormai vuota, Pasolini camminare solitario, scrivere in penombra o abbandonarsi alla lettura. Vederlo ritornare, ancora una volta, nella mente e nel cuore dei tanti che lo hanno amato, ancora profondamente colpiti dalla sua pesante assenza.
DINO PEDRIALI
“PIER PAOLO PASOLINI – NOSTOS: IL RITORNO”
PALAZZO FRUSCIONE (SALERNO)
Dal 26 FEBBRAIO al 16 MARZO 2016; h. 11:00/20:00 – Ingresso libero
Per maggiori informazioni: www.tempimoderniassociazione.it
