La mia generazione

Intervista a Mattia Caroli&I Fiori del Male

In rotazione radiofonica il singolo La mia generazione di Mattia Caroli & I Fiori del Male che anticipa l’uscita del nuovo EP Come non fossi qui, prevista a gennaio


Sono artisti giovani, talentuosi e determinati a comporre la band reatina Mattia Caroli & I Fiori del Male, in attività dal 2015. Eppure, in pochi anni, è riuscita a farsi notare subito, grazie a una vena di sperimentazione che sin dagli esordi ha spinto i componenti del gruppo a spaziare dal blues al jazz, dal folk al rock e, adesso, dall’inglese all’italiano, dimostrandosi sempre all’altezza.
In questi anni la band ha riscosso un enorme successo nazionale e internazionale, come dimostrano anche i numerosi tour all’estero che ha permesso al gruppo di suonare in più di 300 concerti dal vivo e nelle maggiori Capitali europee.
A distanza di 4 anni, è tutto pronto per lanciare il secondo lavoro, Come non fossi qui, che uscirà a gennaio 2021. Il primo singolo estratto dal nuovo EP si intitola La mia generazione ed è un concentrato esplosivo di musica elettronica, bassi potenti e voce ipnotica che lancia un messaggio importante e per nulla scontato.


Abbiamo intervistato Mattia Caroli, voce della band, che ci ha raccontato cosa c’è dietro questo lavoro -il primo in italiano- prodotto da Leo Pari.


La mia generazione è un brano con un sound spiccatamente elettronico, molto diverso da quello che avete fatto precedentemente, anche perché si tratta del vostro primo singolo totalmente in italiano. Come mai questa scelta? Era arrivato per noi il momento di esprimerci nella nostra lingua. Sentivamo l’esigenza di parlare alla nostra generazione, di raccontare quanto la televisione e i social abbiano appiattito e distorto sentimenti ed emozioni. Con La mia generazione abbiamo voluto raccontare l’indifferenza delle persone verso sentimenti veri ed emozioni, lasciando emergere anche una Roma desolata, che si perde nell’indifferenza generale. Chi non si arrende, chi non vuole bruciare sono due amanti che si baciano nel traffico e non ci sono per nessuno.

Nei primi anni 2000 l’elettronica sembrava essere il genere del futuro, ma nel giro di pochi anni è stata scalzata dal rap e dalla trap. Voi invece, vi presentate nel 2020 con un singolo totalmente elettronico. Ci vuole coraggio, oppure pensate che sia il momento giusto per far tornare questo genere alla ribalta? Beh, sicuramente ci vuole coraggio. C’è chi ha notato una grande differenza di genere con le cose che abbiamo realizzato in passato, pensando che fosse soltanto una strategia di marketing. Ma non è proprio così: sentivamo che questo era il modo migliore per esprimerci e per far emergere quello che noi volevamo dire. E poi si, forse questo è il momento giusto di far tornare in auge il genere dell’elettronica!

Nella cover di La mia generazione avete scelto di inserire sullo sfondo due persone anonime che si tengono per mano, mentre il resto è girato di spalle a guardare nei visori 3D. Quindi pensate che ci sia una speranza di uscire da questo generale appiattimento? E se si come? La copertina è stata realizzata da Sabrina Gabrielli che si era già occupata dell’illustrazione di “Fall from Grace” il nostro album di esordio. Siamo rimasti particolarmente colpiti dal suo lavoro, anche perché l’illustrazione rende benissimo l’idea di quello che è il brano. Tutti girati di spalle, mentre due amanti si tengono per mano e guardano fuori dalla finestra, senza l’utilizzo di schermi o filtri. Guardano il profilo di una città, che nella nostra canzone è Roma, una città stupenda che si perde tra la totale indifferenza degli sguardi assenti. Se c’è una ricetta come via di scampo da questo appiattimento? Beh, probabilmente è difficile pensare di uscire da un sistema così tanto radicato nelle nostre vite. Ma non impossibile: basterebbe posare il cellulare e guardarsi intorno. Mi auguro che alla fine di questo nuovo lockdown la gente abbia voglia, ancora più di prima, di poter stare realmente insieme e di uscire da questa realtà virtuale che ci siamo costruiti.

Invece com’è nata l’idea del videoclip? Il videoclip è stato girato da Giacomo Verde, il pioniere della videoarte italiana. L’idea mi era stata suggerita da un mio professore universitario che mi aveva fatto il suo nome pensando che sarebbe stato molto azzeccato per le nostre sonorità. E in effetti le distorsioni del video, tra cui si scorgono i più bei scorci di Roma, esaltano il testo e il ritmo in maniera davvero impeccabile. Noi non sapevamo che Giacomo Verde fosse malato, anche perché si è dimostrato molto disponibile a girare il nostro video. Quando abbiamo saputo della sua scomparsa lo scorso maggio ne siamo rimasti molto colpiti… Per questo abbiamo deciso di dedicare alla sua memoria il videoclip de “La mia generazione”.

Nonostante abbiate cominciato da pochissimo, avete dimostrato di avere un’identità musicale molto forte e varia, con un sound di respiro più internazionale. C’è qualcuno a cui vi ispirate a livello musicale? Sicuramente quello che ci ha aiutato a crescere in questi anni sono stati i numerosi tour all’estero, esperienze formative che ci hanno messo a confronto con realtà diverse. A quattro anni di distanza dal nostro primo album possiamo dire che il cambiamento nella nostra musica si è costruito col tempo e con la curiosità verso nuovi stili, una tendenza che ci contraddistingue dagli esordi. Una volta deciso il genere su cui orientarci, ci siamo affidati all’esperienza di Leo Pari, che ci ha guidato verso una forma di elettro pop ispirata anche da altre band. A livello musicale sono tantissime le band alle quali ci ispiriamo; tra i tanti, sicuramente gli Arcade Fire e i Depeche Mode, che sono i nostri modelli di riferimento.

Il video ufficiale
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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.