A Napoli nasce il Comitato per la richiesta della cura domiciliare del Covid in fase precoce

Erich Grimaldi – foto tratta dal web

Come un fiume in piena ci ha parlato, durante l’intervista, l’agguerrito avvocato Erich Grimaldi di Napoli…

Grimaldi è promotore di un Comitato di Scopo formato da Medici ed avvocati, professionisti provenienti da ogni parte di Italia, che assiste a 360° tutti i malati Covid 19 a distanza.

Un faro, una speranza, un punto di riferimento in questi giorni di ansia e paura. Non solo un Comitato ma un’eccellenza che ha raggiunto 32.000 membri iscritti. Regole ferree per far parte del gruppo, niente commenti superflui, solo richieste di aiuto. Tanta gente in questi giorni lamenta “la solitudine”, che rende tutto ancora più spaventoso, e l’assenza dei medici di base: questo non vale per i Professionisti del Comitato dell’avv. Grimaldi; essi non hanno limiti di orario, sono attivi h24.

L’Avv.Grimaldi, impegnato in una battaglia legale contro l’Aifa ed il Governo per l’utilizzo dell’idrossiclorochina in modalità off label, ha affermato: “Ho fondato un Comitato di Scopo per chiedere subito l’applicazione di un protocollo uniforme per il trattamento a distanza, in fase precoce, dei malati affetti da coronavirus, nonché per chiedere di implementare le USCA, in numero non adeguato in molti territori”. 

L’intervista

Avvocato ci spieghi il perchè della sua battaglia per la reintroduzione dell’idrossiclorochina, l’antimalarico, conosciuto come Plaquenil… Questo farmaco viene già utilizzato come antimalarico o nella terapia dell’artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico e commercializzato con il nome “Plaquenil”, ma si è reso efficace contro il Covid nella prima fase, secondo quanto dichiarano alcuni medici che lo stanno somministrando. Sull’utilizzo in caso di Covid però gli scienziati sono ancora una volta profondamente divisi: per alcuni, l’idrossiclorochina può essere impiegata con successo nella lotta al Covid; per altri sarebbe inutile, se non addirittura dannosa. La questione è aperta, tanto più che sta sollevando aspre polemiche, appunto tra gli stessi specialisti. In un primo momento il farmaco era stato inserito nei protocolli ufficiali. Successivamente l’Aifa ha deciso di vietarlo, adducendo studi che ne comproverebbero non solo l’inefficacia, ma addirittura la tossicità. Cosí insieme alla collega Valentina Piraino, abbiamo presentato ricorso al TAR Lazio per il ripristino dell’idrossiclorochina.

Dunque, è fondamentale intervenire nella fase iniziale della malattia? Da mesi mi chiedo: dove sono gli studi randomizzati sul trattamento del Covid in fase precoce a base di idrossiclorochina? Non esistono. Aifa e Ministero della Salute si sono basati esclusivamente sugli studi randomizzati su pazienti ospedalizzati. Molti medici che trattano i pazienti Covid con il Plaquenil sostengono sia fondamentale la sua somministrazione all’insorgere dei primi sintomi della malattia. Invece si arriva in ospedale col paziente che versa già in condizioni serie, cosicché il farmaco dato a questa tipologia di pazienti risulta inevitabilmente inefficace. È inconcepibile che gli studi randomizzati, su pazienti ospedalizzati, godano di una considerazione maggiore rispetto a quelli della real world evidence. Forse perché quegli studi randomizzati, sul trattamento a base di idrossiclorochina in fase precoce, oltre a richiedere molto tempo, hanno costi elevati, a differenza dello stesso farmaco, che invece si vende a pochi euro? Non si comprende, infine, per quale motivo il 22 luglio scorso l’Aifa avesse vietato la prescrizione dell’idrossiclorochina per il trattamento da coronavirus salvo, poi, smentirlo nelle memorie difensive dinnanzi al tribunale amministrativo per lasciare, infine, al medico la libertà di scelta della cura, previo ottenimento del consenso informato dal paziente.
 Il TAR ha tuttavia rigettato il ricorso in prima istanza, “perché è stata considerata l’azione del farmaco solamente sui pazienti ospedalizzati e in condizioni serie”. Tuttavia, abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Statoi: si attende l’esito.

Lei gestisce un gruppo su Facebook, che conta 32.000 membri, utile per dare sostegno ai malati Covid a distanza: come è nata questa iniziativa? A marzo, il mio intuito di avvocato mi aveva suggerito di creare un gruppo Facebook, denominato “esercito bianco”, finalizzato all’obiettivo di porre in contatto tra loro gli specialisti delle varie Regioni. Avevo, infatti, notato la mancanza di uniformità dei trattamenti sanitari del Covid-19 e l’assenza di un coordinamento tra Governo e Regioni. Poco dopo, quindi, ho fondato un secondo gruppo, denominato “#terapiadomiciliarecovid19 in ogni Regione” che conta oltre 30 mila iscritti”. Tra i membri ci sono comuni cittadini, numerosissimi malati, ex malati e, soprattutto, moltissimi medici. Il fine del gruppo non è quello di dispensare terapie mediche che, preciso a caratteri cubitali, devono essere prescritte, ad personam, soltanto dal medico, ma dare la possibilità agli specialisti di confrontarsi sulle cure e ai malati di ricevere indicazioni utili. In un certo senso, abbiamo svolto il lavoro che spettava a Governo e Regioni: non è possibile che, ad oggi, il medico “X” curi in un modo, mentre quello “Y” in un altro. Allo stesso tempo, è assurdo che molti malati vengano abbandonati a casa, privi di adeguata assistenza e con la prescrizione del solo paracetamolo, confidando in una loro guarigione spontanea o, quel che è peggio, nell’attesa di un aggravamento che li induca al ricovero d’urgenza in ospedale. Grazie all’organizzazione operativa del gruppo abbiamo contribuito a salvare centinaia di persone, ma il fatto che i malati cerchino un conforto sul web, a causa dell’inadeguatezza della medicina territoriale, è gravissimo. Il 30 aprile scorso avevo invitato formalmente il Governo a stilare un protocollo univoco nazionale per la terapia domiciliare Covid, senza però ottenere alcuna risposta. Dove sono finite le USCA, assenti in numerose Regioni? Com’è possibile che, spesso, non disponendo delle protezioni necessarie, il medico di famiglia sia perciò costretto a fare diagnosi e prescrizioni telefoniche? Siamo alla telemedicina!

Lei è stato colui che ha messo in collegamento i professori Cavanna e Garavelli, i due pionieri delle cure precoci con l’idrossiclorochina… La questione ha assunto rilevanza internazionale. In molti Paesi (Cina e Germania compresi, ndr) il medicinale è stato inserito nei protocolli ufficiali, unitamente agli altri farmaci. Da noi invece è stato escluso… perché il Piemonte Orientale ha fatto scorta di idrossiclorochina per curare i malati già durante il mese di febbraio mentre altri morivano a pochi chilometri di distanza in Lombardia? Perché, addirittura nei mesi di gennaio e febbraio, nelle farmacie di Prato (dove è presente la maggiore comunità cinese d’Italia, ndr) si fosse registrato un acquisto anomalo di Plaquenil, all’insaputa di tutti? Negli ultimi mesi mi sono confrontato con scienziati di fama internazionale, quali il prof. Harvey Risch (epidemiologo dell’Università di Yale, ndr) giungendo alla conclusione che la preclusione nei confronti dell’idrossiclorochina sia di natura politica. È scoppiato un caso politico quando la realtà sanitaria ha richiesto interventi immediati. I medici del gruppo lamentano la circostanza che la maggioranza dei malati Covid venga trattata solo dopo aver ricevuto l’esito del tampone, esito che in molti casi giunge dopo diversi giorni, ovvero quando ormai è troppo tardi.

Le questioni sollevate durante l’intervista sono spinose, le domande ancora senza risposta sono troppe… Ci siamo ripromessi di seguire l’operato dell’Avvocato e del suo gruppo e di aggiornarci a breve. Vi terremo informati…

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Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.