…LO CHIAMAVANO CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO


L’iconico film ‘Lo chiamavano Trinità’ di Bud Spencer e Terence Hill ha compiuto 50 anni il 22 dicembre del 1970

Nella carriera di Bud Spencer e Terence Hill sono due gli anni da considerare: il 1967 ed il 1970. Nel primo la coppia si forma, nel secondo la coppia si consacra agli occhi del pubblico italiano e non solo. Era il 22 dicembre del 1970 quando nei cinema uscì, molto probabilmente, il film più famoso da loro girato: ‘Lo chiamavano Trinità’. Ideato, scritto e diretto dal regista Enzo Barboni, meglio conosciuto con lo pseudonimo E. B. Clucher. Il film in poco tempo divenne un successo che consacrò, definitivamente, il percorso professionale dei due amati interpreti.
Sono trascorsi cinquanta lunghi anni da quella data in cui, oltretutto, sancì l’ingresso di Bud e Terence nell’immaginario collettivo di ogni generazione, dando vita ad un intramontabile mito che, ancora oggi, è senza fine. E pensare che furono proprio i due a proporsi al regista, appena venuti a sapere della realizzazione di quel copione che gli rese immortali.
Il protagonista era uno sgangherato cowboy, molto lontano da quelli visti nelle opere monumentali di Sergio Leone, che arrivava, da chissà quale luogo in apertura di film, non proprio in sella al suo cavallo. Semmai trainato dallo stesso animale, mentre lui era disteso placidamente su una sorta di amaca in legno. Memorabile anche la battuta che disse dopo essersi divorato una padella di legumi nella locanda in cui si era fermato a mangiare: i fagioli comunque erano uno schifo.
Molto probabilmente da quella scena, per non dire battuta, nacque il mito anche del film stesso: una sorta di parodia delle opere celermente menzionate e che era contraddistinto da ‘un tocco personale’. Per la prima volta, ed in via ufficiale, i duelli con le pistole vennero sostituiti dalle iconiche risse. Le prime di una lunga serie che, nel corso dei decenni, avrebbero conquistato persone di ogni età.
Nel ruolo del personaggio principale, ed allo stesso tempo iconico, troviamo Terence Hill. Bud Spencer, invece, nella parte, altrettanto iconica, del fratello, nascosto in un paesino sperduto come sceriffo. In realtà è un ladro di cavalli, dal nome altrettanto particolare. Specie si tiene presente la mole fisica dell’indimenticato Carlo Pedersoli: ‘Bambino’.
I pugni e gli schiaffoni, in realtà, non erano un elemento nuovo all’interno del cinema western americano. In quell’occasione, con i due attori e tre anni più tardi dalla loro prima apparizione in ‘Dio Perdona… io no’, tale elemento sconfinò nella comicità. Si disse che, addirittura, le intenzioni non erano quelle di realizzare una commedia mescolata al western.
Non si sa, a distanza di mezzo secolo ormai, quanto di vero ci sia in quelle parole. Possibile che un film possa esser stato equivocato, per poi aver indirizzato in un’altra maniera il percorso professionale dei due attori? Eppure, errore o no, ‘Lo chiamavano Trinità’ totalizzò al botteghino ben 3 miliardi e mezzo delle vecchie lire, diventato il secondo miglior incassò della stagione cinematografica 1970-71. Davanti a loro ‘il duello’ al botteghino lo vinse Nino Manfredi con il film ‘Per Grazia ricevuta’ con quasi quattro miliardi delle vecchie lire d’incasso.
E pensare che, inizialmente, i ruoli di Bud Spencer e Terence Hill dovevano essere affidati ad altri due attori: George Eastman e Peter Martell. Vi dice niente l’ultimo nome? Peter Martell, pseudonimo di Pietro Martellanza, fu l’attore che inizialmente avrebbe dovuto prendere parte, proprio insieme a Bud Spencer, a ‘Dio Perdona… io no’. Invece, a causa di un litigio con la ragazza, si ruppe la caviglia, venne sostituito da Mario Girotti.
Analizzare del perché il film ha avuto e continua ad avere ancora un enorme successo e seguito sempre, ad ogni passaggio televisivo, come se fosse sempre il primo la risposta, forse, è da ricercare nella semplicità della trama, nella genuinità e spontaneità delle battute: un po’ americane ed un po’ italiane e quasi mai volgari. Senza dimenticare quell’elemento caratterizzante, le risse, che divenne nell’immediato il vero marchio di fabbrica della coppia. Risse da cartone animato, quasi, in cui l’essenza medesima della violenza veniva schernita, ridicolizzata, fino alla sua massima espressione e scopo: fare del male.
Ma nessuno si faceva male in quelle acrobazie, provate e riprovate fino all’infinito. Acrobazie e gesta che ancora oggi, appena ne abbiamo l’occasione, le andiamo a guardare e riguardare. Ridendo come se, anche in questo caso, fosse se le avessimo viste per la prima volta.
Ulteriore elemento fondamentale per il successo del film è stata la colonna sonora. Specialmente il brano dei titoli d’apertura, che accompagna l’arrivo del protagonista nella famosa locanda in cui troverà la padella di fagioli. La musica fu composta da Franco Micalizzi, l’autore del testo era il cantautore britannico Lally Stott ma non la intonò lui. A cantarla fu il cantante italo-australiano Annibale Giannarelli. La soundtrack, inoltre, riscosse notevole successo anche per l’introduzione, all’inizio, di un fischio ad opera di Alessandro Alessandroni.
Dunque ‘Lo chiamavano Trinità’ è un classico a cui non si può rinunciare. Appartiene ad una delle pagine più belle del nostro cinema che, diciamo la verità, non vennero immediatamente capite dagli esperti dell’epoca. Ci sono voluti anni, per non dire decenni, affinché quel film avesse anche lo stesso riconoscimento che hanno avuto, fin da subito, i due protagonisti.
La critica, alle volte, non è sempre stata lungimirante. Forse sarà stata proprio quella bonaria superficialità con cui gli eroi prendono le difese di un gruppo di agricoltori, religiosi, infastiditi da un maggiore che si voleva impadronire della valle in cui si erano stanziati a far storcere il naso agli stessi critici. Forse.
D’altronde era un periodo in cui alcune commedie o comunque diversi tipi di comicità non venivano considerati di livello. Sempre etichettati come intrattenimento di basso contenuto culturale. Sta di fatto che ancora oggi il film viene ricordato non solo dai fans.
Infatti nel 2012 ‘Lo chiamavano Trinità’ fu omaggiato dal grande regista americano Quentin Tarantino: nella scena finale di ‘Django Unchained’ venne usata proprio la colonna sonora del film. Un modo, quindi, per rimarcare in maniera più evidente, ed in via ufficiale che quel film di Bud Spencer e Terence Hill, a distanza di anni, ha superato le barriere del tempo.

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.