
“La fotografia è un modo di sentire, di toccare, di amare. Ciò che hai catturato nella pellicola è catturato per sempre“: diceva il fotografo Aaron Siskind. Fotografare è donare l’immortalità anche ad un piccolo particolare, apparentemente insignificante. Fotografare è dipingere sulla tela della vita la sua emozione più istantanea. Un sorriso, uno sguardo, una smorfia… tutto si cristallizza in un sentimento senza tempo che mantiene inalterata la sua forza espressiva. È poesia la fotografia. È pittura la fotografia. È scrittura la fotografia. È musica la fotografia. Arte all’ennesima potenza, che sia essa a colori o in bianco e nero.

E Arte è la fotografia di Anna Camerlingo. Fotografa di scena delle più grandi produzioni televisive, teatrali e cinematografiche degli ultimi anni. Donna forte ed umile al tempo stesso; di un talento tanto sensibile quanto disarmante. Guardare le sue foto significa vedere il mondo senza filtri. Guardare le sue foto significa aprire la mente a nuovi orizzonti. Guardare le sue foto significa apprezzare le trame di mille sensazioni. Anna Camerlingo non scatta per “dovere”, il suo lavoro è prima di tutto trovare la sintonia perfetta tra ció che deve fotografare e ció che la sua mente le suggerisce di fotografare: il bello è che le viene sempre e subito tutto naturale. È questo è talento! Il suo cuore sa parlare attraverso l’obiettivo le mille lingue della vita che spesso è amara ma che, in fondo, vuole sempre sorridere.

Anna Camerlingo è stata la fotografa di scena dell’attesissima serie tv “Il Commissario Ricciardi“, targata RAI1 e tratta dai Romanzi di Maurizio De Giovanni. È stato Lino Guanciale, diretto dal grande Alessandro D’Alatri, a vestire magistralmente i panni del tormentato Luigi Alfredo Ricciardi; accanto a lui, un cast d’eccezione e una squadra che funziona. Alla vigilia della prima puntata, Anna si è raccontata ai Lettori di MediaVox Magazine con profondo affetto, aprendoci la porta del suo mondo fatto di passione e di dedizione, di impegno e di studio. Un mondo di valori veri che si riflettono nelle sue fotografie. Del resto, come ha detto il fotografo Henri Cartier-Bresson “Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere“.

– Che cosa è per te la fotografia? È uno stile di vita. Ti spiego, anche quando non lavoro e sono per strada senza macchina, guardo e scatto foto nella mia mente. Ti sembrerà paranoico ma a me diverte moltissimo ed alleno occhio, mente e cuore ad osservare.
– Come è nata la tua passione per la fotografia? Per caso, ero iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza e, per diletto, ho seguito un corso di fotografia. Ho lasciato tutto e ho cominciato a fotografare.
– Che cosa significa essere “fotografo di scena”?Significa raccontare il set, raccontare le intenzioni del regista, divenire complice degli attori, essere quasi invisibile.
– Essere una donna nata alle porte di Napoli è stato un limite o un valore aggiunto per il tuo lavoro? Non credo che sia stato nè l’uno, nè l’altro. È stata una condizione non determinante per i miei obiettivi professionali.
– Hai Iniziato il tuo percorso lavorativo occupandoti prima di fotogiornalismo, poi di pubblicità e, da più di dieci anni, ti occupi di foto di scena per cinema, teatro e televisione. Come sono cambiati i tuoi scatti? È il mio modo di guardare che cambia e, quindi, di conseguenza, cambiano le mie foto; ma, in ogni cambiamento, porto dentro le esperienze pregresse.
– Hai lavorato sul set con i più grandi artisti contemporanei: Massimo Ranieri, Gigi Proietti, Dario Fo, Sergio Castellitto, Alessandro Gassman, Luisa Ranieri, Anna Foglietta, Andrea Bocelli… solo per citarne alcuni. Quale è, d’istinto, il ricordo più emozionante della tua carriera? Quale è la collaborazione che ti è rimasta nel cuore e quale è, invece, lo scatto che non hai ancora fatto? Sono tutte esperienze belle, di ognuna conservo soprattutto l’esperienza umana che ne è scaturita. Dario Fo, Gigi Proietti, Massimo Ranieri e soprattutto Alessandro Gassmann sono quelli con i quali ho interagito e interagisco con semplicità, senza sovrastrutture, con stima reciproca.
– Il personaggio che è stato più difficile fotografare? E quello piú “naturale”? Il personaggio più “difficile” è stata un’attrice di cui non ti farò il nome. Quello più “naturale”, invece, Alessandro Gassmann.
– Il tuo è un lavoro fatto di grande concentrazione e di introspezione perché hai il compito di raccontare l’attore ma anche di svelare la persona che realmente si cela dietro il personaggio. Tu entri nell’intimità dell’artista perché il tuo obiettivo immortala anche la preparazione del set, l’attimo prima di entrare in scena, le pause, i riposi. Quale è il segreto per catturare un sorriso o uno sguardo “reale”? Quando fotografo sul set io non svelo l’uomo ma racconto solo il personaggio. L’attore interpreta ed in qualche modo si spoglia di quello che è in realtà. I fuori scena invece, al contrario, raccontano “l’intimità” del set.
– Sei fotografa di scena nell’attesissimo “Il Commissario Ricciardi” targato RAI1. Che cosa ci puoi raccontare di questa serie e di questa esperienza? Hai qualche curiosità da condividere con i nostri Lettori? Il commissario Ricciardi è uno dei lavori che ho amato di più, complicato ma bellissimo. Ho lavorato bene perché si è creata una bella sinergia tra regia e fotografia. Ricordo ai nostri Lettori che la regia è di Alessandro D’Alatri, mentre la direzione della fotografia è stata affidata a Davide Sondelli. Con entrambi si è consolidata un’amicizia nata sul set della seconda stagione de “I Bastardi di Pizzofalcone”. Entrambe sono coproduzioni Rai fiction e Clemart. E, non a caso, ora ci ritroviamo tutti e tre a lavorare insieme su un nuovo progetto il cui protagonista è Alessandro Gassmann. Una curiosità: io, Alessandro D’Alatri e Alessandro Gassmann siamo nati lo stesso giorno, il 24 febbraio.– Hai già lavorato con Lino Guanciale. Nel 2017, hai vinto il Premio “Miglior Ritratto d’Attore” proprio con una foto scattata a lui sul set del film “I Peggiori”. Il Lino attore è diverso dal Lino persona? Come già detto prima, gli attori interpretano dei personaggi ma, ovviamente, mantengono una propria sensibilità. Lino è una persona straordinaria con la quale è facile lavorare. Ha un senso dell’umorismo non comune.
– Abbiamo visto, come promo della serie, delle tue foto davvero intense di Guanciale nei panni di Ricciardi: secondo te quale è il segreto del suo volto che gli permette, in ogni suo ruolo, di catalizzare l’attenzione di un pubblico non solo vasto ma anche sempre eterogeneo? È una domanda che dovremmo rivolgere direttamente a Lino. Ti posso solo dire, con piacere, che è un grande professionista.



