LE DONNE DI MINA SETTEMBRE

Interpretata da Serena Rossi, Mina Settembre è un’assistente sociale che lavora al consultorio del centro di Napoli. Separatasi dal marito Claudio e tornata a vivere con la madre (interpretata da Marina Confalone) cerca di rimettere in piedi la sua vita. Il suo tarlo: un mistero legato al passato di suo padre da poco scomparso.
La fiction, prodotta da IIF per la Rai e tratta dai racconti “Un giorno di settembre a Natale” e “Un telegramma di settembre” di Maurizio De Giovanni, è diretta dalla regista Tiziana Aristarco.
Donna la protagonista, donna la regista, per il nostro speciale “Le voci DA dentro”, non me ne voglia la parte maschile, ho scelto intervistare, in occasione dell’ultima puntata, tre componenti femminili della valorosa troupe: Rossella Aprea, I assistente costumista; Ilaria De Martinis, II aiuto regia e Valentina Longobardi, ispettore di produzione.
Giovani, determinate e mamme, le ho raggruppate su whatsapp per farvi raccontare del loro lavoro dentro e fuori dal set.


🖋️Io: ragazze come state? Vi va di intervenire? Si tratta di uno “speciale” che fa parlare i titoli di coda, ovvero, tutti noi lavoratori del dietro le quinte.
🎤
Ilaria: Vale, bell’iniziativa, ci sto! Spara!
🎤
Valentina: Vai. Faccio cenare il piccolo e ti richiamo.
🎤 Rossella: siiii solo che sto lavorando ancora (è sabato e sono le 20) ci possiamo sentire più tardi?


La nostra conversazione cominciata così, si è protratta per qualche giorno fra messaggi scritti, vocali e mail. Ecco qui cosa ne è emerso…


🖋️ Ilaria De Martinis, tu sei un Aiuto Regia, ma sappiamo che a seconda di quanto è grande il progetto, puoi ritrovarti a ricoprire diverse qualifiche di settore. Nel caso di Mina Settembre, sei stata il II Aiuto Regia. Raccontaci nei fatti che cosa significa…
🎤 Il mio lavoro consiste nel programmare e organizzare le giornate lavorative del set.
Preparo e prevengo il futuro insomma, in modo che la regista possa avere in tempo tutto quello di cui ha bisogno per girare le scene previste.
Convoco attori, stunt, mezzi di scena, animali, figurazioni, minori, modifico il piano
secondo le esigenze e gli inconvenienti che sopraggiungono di volta in volta (e durante la
lavorazione di una serie gli inconvenienti sono il pane quotidiano) preparo gli ordini del giorno
per informare tutta la troupe cosa si farà il giorno dopo. Insomma lavoro mediamente 15 ore al giorno e di solito non mi bastano… Su ‘Mina Settembre’ mi sono occupata di tutto questo e devo dire, è stato piacevole ma anche molto faticoso. Il progetto è durato tanti mesi e potrei raccontare aneddoti divertenti e non, ma la verità è che ogni volta che le luci si spengono e inizia il mio periodo di relax, non riesco a ricordare altro se non cose belle. Mi viene in mente l’aria delle quattro del mattino, l’alba che sorge sul mare dopo una notte di lavoro intenso, la gru che si alza verso il cielo e illumina una piazza intera, le risate con i colleghi, soprattutto quelle soffocate per non farci sentire dal fonico.

In foto, ILARIA DE MARTINIS sul set di “Mina Settembre”


🖋️ Rossella Aprea, costumista per alcuni progetti e I assistente su questo. Prima di raccontarci di te, ti dico subito che mi avete fatto venire voglia di comprare un cappotto rosso. Come mai la scelta di questo colore?
🎤
Ti confido una cosa: l’ho comprato anche per me. Il rosso è un colore forte e deciso, non può non lasciare il segno. Renderlo un segno distintivo di un personaggio come Mina Settembre ci sembrava la scelta più coerente. Nessun colore in questa fiction è lasciato al caso comunque, l’intento è stato quello di far emergere tutte le sfumature della città e della nostra protagonista.
🖋️ Raccontaci che cosa fa, allora, un I assistente ai costumi.
..
🎤 Il mio lavoro è coordinare il reparto intero e di fare da tramite tra la regia , produzione , scenografia e amministrazione. Una sorta di “moderatore” che nel seguire il programma del giorno, nell’affrontare l’imprevisto, nel gestire l’inconveniente di turno, riesce a stare in piedi fino alla fine grazie anche e soprattutto alle sue magnifiche compagne di viaggio. Parlando di me, infatti, non posso non citare loro: Elvira Pierucci “ la super sarta”, professionale alla macchina da cucire e materna verso tutti; Alina Lombardi, la combattente del set, Giorgia Orita e Giovanna Della Corte sempre pronte a sorridere e a risolvere problemi . Sono talmente tante le ore che trascorriamo insieme che il mio reparto diventa la mia seconda famiglia . Ognuna di noi diventa la spalla dell’altra. Lavoriamo di giorno, di notte, con il caldo torrido, con il freddo e con la pioggia, a non farci mollare mai è la nostra grande passione.

In foto, ROSSELLA APREA, sul setdi “Mina Settembre”


🖋️ Valentina Longobardi tu, invece, sei un Ispettore di produzione, un lavoro che molto spesso viene associato agli uomini…
🎤 Il mio lavoro si divide fra la strada e il pc. In supporto al Location manager e in collaborazione con la Prevenzione, mi occupo di quella fetta di produzione che va dalla logistica dei mezzi tecnici, all’organizzazione dei campo base, dai transfert della troupe e degli attori, alla richiesta e alla gestione dei materiali. Sono quella che apre e chiude il set passando in un batter d’occhio dalla formalità delle mail, alle discussioni veloci e colorate con i parcheggiatori abusivi. Mina Settembre è stato un progetto molto lungo e duro. Abbiamo iniziato a febbraio 2020 per poi fermarci, come tutti, a causa del lockdown. Quando siamo tornati abbiamo dovuto adottare e affrontare una nuova gestione del lavoro per via delle misure anti covid. Eravamo una troupe davvero numerosa e girare spesso in notturna ha richiesto uno sforzo notevole da parte di tutti. Come spesso accade però, accantonate le difficoltà, resta il bello dei rapporti che si instaurano fra alcuni di noi.

In foto, VALENTINA LONGOBARDI e BRUNO MORRA sul set di “Mina Settembre”

🖋️ Dell’ esperienza “Mina”, infatti, mi porto dentro l’affetto e l’umanità da parte di colleghi e capi, che non è certo da dare per scontato. Ore piccole, trasferte e corse contro il tempo. Tutte e tre voi, come dicevamo, siete anche mamme e compagne: ora, se la “dolce metà” è abbastanza grande per autogestirsi e per comprendervi, come ve la cavate, in questi casi, con i vostri cuccioli? Siete libere di sfogarvi nella vostra sincera umanità (aggiungo un paio di emoji che strizzano l’occhiolino)
🎤 Valentina: svolgo il mio lavoro con una grande passione ma lo vivo anche con un po’ di “senso di colpa”, ecco, sono stata sincera. Ho un bimbo di appena quattro anni che ha dovuto abituarsi sin dall’inizio alla mia “presenza intermittente” ma ogni volta che lo devo lasciare, ogni volta che gli prometto che tornerò presto anche se non ne sono troppo sicura, mi si spezza il cuore. Come per il set, anche per la famiglia “ l’imprevisto” è dietro l’angolo e per quante tate o familiari possa avere a disposizione, è sempre la mamma che vorrebbe correre a risolverlo. Su questa serie la mia squadra si è rivelata affettuosa e solidale. Ci sono stati episodi di emergenza per i quali, in altre occasioni avrei dovuto abbandonare il progetto, invece mi hanno messa in grado di conciliare al meglio il mio ruolo di Ispettore e quello di mamma. 🎤 Rossella: Per i primi 3 anni della vita di mia figlia Alice, il mio lavoro è servito a pagare le baby sitter. Grazie a loro sono riuscita a “non uscire dal giro”. Stavamo alla prima settimana di riprese di un lungometraggio quando ho partorito: il giorno prima ero in sartoria a fare le prove costume, il giorno dopo già al telefono con la mia assistente. Alice si è calata sin da subito nei panni di una piccola gitana. Fin quando ho potuto, l’ho portata in giro con me e “aiuto”a seguito e quando non ho potuto, non ho esitato a macinare chilometri per vederla anche se solo per poche ore. Molte mie colleghe sacrificano il desiderio di maternità per paura di non potercela fare, è vero, è difficile e spesso ci si sente inadeguati ma a tutto ci si adatta e ci si organizza. Ciononostante confido in una legge che prima o poi tuteli e supporti la nostra condizione. Per lo stesso timore “di uscire dal giro” ho ripreso a lavorare quando Adriano aveva appena quaranta giorni. 🖋️ Interviene 🎤 Ilaria: Durante i suoi primi sette mesi di vita in una mano stringevo gli odg e in un’altra la tiralatte!! Fortunatamente posso contare sul suo papà che è super presente e su una nonna “mulititasking”. Quando non lavoro sono totalmente assorta da lui, non solo glielo devo ma ne ho bisogno anche io. Il fatto che mi capiti di partire per alcuni periodi ci rende entrambi più indipendenti e al contempo bramosi di viverci a pieno non appena ci ritroviamo. Ultimamente però le misure di cautela adottate per il Covid ci hanno messo a dura prova: siamo stati lontani per sei lunghissime settimane durante le quali, altro non ho potuto fare, che vederlo solo per videochiamate. Oggi Adriano ha sei anni e mezzo, è un bambino felice e sta crescendo con la consapevolezza che ciò che conta nella vita è la qualità piuttosto che la quantità del tempo che trascorriamo assieme.

🖋️ Il binomio donne e lavoro è un argomento su cui il governo ha ancora tanto da fare. L’Italia pare sia l’ultimo dei Paesi Europei a riportare un grosso divario di genere in fatto non solo di occupazione ma anche di reddito. Le donne guadagnano molto meno degli uomini.
Secondo i piani, parte del Recovery fund dovrebbe essere destinata ad una maggiore offerta di asili nido e di assistenza alle famiglie. Questo permetterebbe un alleggerimento dei carichi di cura che pesano maggiormente sulle donne e una loro partecipazione più forte e duratura sul mercato.
Nel caso del lavoro nello spettacolo, chissà che in futuro non si prevedano le “tate di set” . Ricordiamoci che sebbene tutte, spesso, tendano a sottolineare la “passione” per il proprio lavoro, è vero anche che impegnarsi ad incrementare il budget di famiglia è non solo un diritto ma anche un’esigenza. Essere in grado di prevedere una crescita della propria carriera e di non vivere con la continua preoccupazione di “uscire dal giro” apporterebbe giovamento non solo a se stesse ma anche all’economia del nostro Paese (si sa che le donne trovano sempre una “buona occasione” per spendere) e all’investimento da parte delle produzioni che le assumono. A collaborare con chi ama il proprio lavoro si risparmia “tempo e fatica”.


A chiusura della nostra conversazione, tutte e tre le mie colleghe si salutano con l’augurio di lavorare sempre più su quel sottile “senso di colpa” che, ogni tanto, mina anche la più forte delle passioni. Glielo auguro anche io.


🖋️ A “conti fatti” sei milioni di applausi, allora, alla fiction Mina Settembre perché oltre a portarci fra le bellezze di Napoli, oltre a rapirci con le sue storie, oltre a stuzzicarci nelle scelte di stile, ci ha permesso questa chiacchierata liberatoria e informale che spero possa essere stata interessante per chi muove i primi passi in questo settore, e di confronto per chi, nei momenti no, vorrebbe mollare tutto.

Parte della truope sul set durante le riprese di “Mina Settembre”

Appassionata di cinema in ogni suo aspetto e di scrittura creativa, di giorno si occupa di amministrazione di set, fra le varie produzioni con cui ha collaborato ci sono "La grande Bellezza", "Gomorra 2", "Cinque è il numero perfetto", "I Bastardi di Pizzofalcone 3", di notte, invece, che sia per diletto o per lavoro: scrive. Nel 2015, pubblica “In sessanta secondi” un soggetto cinematografico per la raccolta "Rosso e Nero perfetto" (Iuppiter Ed.) e, nel 2018, raggruppa alcuni dei suoi racconti fotografici ne “Il grattino della mosca, brevi storie da leggere in metro o seduti sul wc” (Guida Editori).