UNA VITA SULLE TAVOLE DEL PALCOSCENICO


La sua è una carriera piena di successi ed emozioni. I suoi personaggi sono caratterizzati dalla sua grande presenza scenica e dall’attenzione per i dettagli, per le sfumature: l’eccessivo gesticolare delle mani, un insolito timbro della voce, un incedere peculiare. Aldo De Martino è tutto questo. Ha recitato con Carlo Giuffrè, Antonio Casagrande, Dolores Palumbo, Carlo Crocco. Nella sua vita professionale non c’è stato solo il teatro ma anche il doppiaggio e il cinema: Mi manda Picone (1983), L’amico del cuore (1999), Ti ho cercata in tutti i necrologi (2013) e tanti altri film.
In questa intervista l’attore Aldo De Martino ci parla di sé, di teatro, tra passato e presente, ma anche della speranza di reincontrare al più presto il suo amato pubblico.

Ci parli un po’ di lei
Mi sono avvicinato all’arte teatrale, da piccolissimo, partecipando all’età di 8 anni come protagonista in uno spettacolo della compianta zietta Liù famosa scrittrice per ragazzi negli anni cinquanta. In seguito, dopo una breve parentesi lavorativa come interprete alla NATO di Bagnoli, mi sono iscritto all’Accademia d’Arte drammatica Ernesto Grassi di Napoli e, da quel momento, mi sono appassionato all’arte della recitazione e – dopo il mio primo debutto in teatro all’età di 21 anni-ho deciso che il mio mestiere sarebbe stato quello dell’attore.
Perché ha scelto di diventare un attore di teatro?
In realtà, io ho fatto l’attore non solo in teatro ma, anche in radio, televisione e cinema; ho amato di più il teatro che mi portava in lunghe tournée ad incontrare diversi pubblici, Alla base del mio amore per il teatro c’è la condivisione con il pubblico, il contatto dal vivo che ti permette di vivere il meraviglioso rito collettivo.
Chi sono stati i grandi Maestri che compongono il suo bagaglio professionale?
Tutti i maestri con i quali ho avuto la fortuna di lavorare, mi hanno lasciato in eredità qualcosa. Ho vissuto uno dei periodi più floridi e creativi dell’arte in Italia; Carlo Giuffré, Nino Taranto, Tato Russo, sono solo alcuni tra i tanti ma, una mia piccola preferenza va al grande Walter Chiari; da lui ho imparato tanto.
Qual è stato il suo peggior insuccesso professionale e soprattutto che cosa le ha insegnato?
Veri e propri insuccessi fortunatamente non me ne sono capitati ma, sicuramente, come nella carriera di ogni attore, ci sono stati personaggi che ho vestito meglio di altri che non mi sono stati consoni. Tutto serve alla crescita professionale ed io ho capito, proprio nei momenti in cui non ero soddisfatto che, l’umiltà e il rispetto sono alla base di questo mestiere.
Lei ha recitato nel Il medico dei pazzi nel In nome del Papa Re e altri. Che cosa la spinge a scegliere di interpretare un determinato ruolo?
Sono stati molti i ruoli che ho interpretato per mia fortuna e sceglierli sarebbe difficile ma, la maggior parte di questi mi venivano affidati; comunque non utilizzo nessun criterio nella scelta di un personaggio perché per la mia natura di curioso mi piace sperimentare e lanciarmi anche in cose completamente lontane da me. Cito però quelli ai quali sono particolarmente affezionato perché nascono dalla collaborazione con Monica Maiorino –Attrice- e Aniello Nigro -Drammaturgo- che, ha scritto per me “Macbeth/ La poltrona”, “Soldato Woyzeck”, “Le mani nel fuoco”, “L’aspo rotto” “A qualcuno piace Haldo”, “Il Vesuvio è ‘nu buono guaglione” e “Il segreto di Crapolla”, creando il progetto “ALDEMON TEATRO” che mi ha dato dal 2010 ad oggi, la possibilità di sperimentare personaggi di natura diversa.
“Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano nella vita” affermava il grande Eduardo De Filippo. Quanto la realtà entra nel suo teatro?
Sicuramente il grande teatro ha sempre raccontato la società del momento e, di conseguenza, la realtà vissuta dall’uomo. Io sono a favore della favola; preferisco come attore, di staccarmi dal quotidiano e, lavorare sull’irreale per non abbandonare il fanciullo che è in me e, far sognare il pubblico anche solo per due ore.
Oggi stiamo vivendo un tempo doloroso e difficile, la crisi sanitaria ed economica scatenata dal Covid ha messo in ginocchio il mondo della cultura e in particolar modo, quello del teatro. Allora, secondo lei, come si potrebbe uscire da questo impasse?
Magari avere la soluzione in tasca…L’arte ha subito spesso scossoni ma, questo completo disinteresse da parte delle istituzioni e anche, purtroppo, a volte, del popolo è figlio di una strategia di totale appiattimento culturale protrattasi negli anni. La mancanza di qualità, l’inadeguatezza di chi ha il potere decisionale, ha portato alla situazione attuale. Forse, una soluzione sarebbe quella di rimettere nelle mani degli artisti, i ministeri dell’Arte che sono invece nelle mani di politici burocrati che non conoscono la materia. Salute, Istruzione e Cultura, dovrebbero avere la priorità negli investimenti: “Non di solo pane ha bisogno l’uomo”.
Lei ha ottenuto tanti riconoscimenti premi tra cui il Premio Leonelli 2017 tenutosi a Sorrento che intende rendere omaggio a personalità che hanno dato voce all’identità territoriale della Penisola Sorrentina. Ci parli di quell’esperienza
Sono stato molto contento di ricevere il premio Leonelli per l’essenza racchiusa nell’intenzione del premio stesso:” Amore e rispetto di tutte le persone (nello specifico artisti e sportivi) che, con il loro impegno, hanno portato a conoscenza un territorio ricco di tanti talenti” inoltre ho apprezzato il lavoro portato avanti da Paolo Leonelli per le nuove generazioni. Grazie a personaggi come Paolo, i piccoli territori, possono dare speranza e possibilità alle generazioni future.
Quando tutto questo grande incubo finirà quale personaggio le piacerebbe interpretare?
Un personaggio che mi piacerebbe interpretare finito quest’incubo sarebbe sicuramente un personaggio di nuova scrittura, ideato apposta per reincontrare quel pubblico al quale ho parlato sempre con amore, passione ed il mio inguaribile ottimismo.
Quando ha capito che il teatro avrebbe fatto parte della sua vita?
Dal mio primo incontro con il teatro, ho capito che avrei voluto fare questo nella vita.
Chi è Aldo De Martino oltre le tavole del palcoscenico?
Da solo è difficile. Non sono molto bravo a giudicarmi. Questa domanda forse, andrebbe fatta a mia moglie. Fare l’attore è un mestiere sì ma, è soprattutto un scelta di vita. Però, io, ho cercato sempre il giusto equilibrio; mi occupo di arte sì; il mio approccio alla vita è legato molto
al mio animo artistico ma, credo di essere un uomo attento alla realtà che mi circonda e mi immergo in una vita condotta con semplicità in nome dell’amore che ho per i miei amici, per i miei cari e per la vita stessa.

La fotografia è tratta dal web

Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".