Sessioni segrete

Intervista ad Attilio Fontana

Gli occhi chiari di Attilio Fontana, negli anni novanta, fanno innamorare migliaia di ragazze. Prima come attore teatrale e di fotoromanzi; poi, come leader del gruppo Ragazzi Italiani. Dal 2000, inizia la sua carriera di solista e di cantautore. Il suo talento gli regala grandi soddisfazioni e il suo sorriso rassicurante lo fa amare da un pubblico eterogeneo e sempre più vasto. Non tutti sanno che è il fratello minore della talentuosa Maria Grazia Fontana, musicista, vocalist, direttrice di coro polifonico e docente di musica italiana. La musica scorre nel sangue… e si sente. A “Tale e Quale show” incontra l’Amore: la bellissima e bravissima Clizia Fornasier. La coppia ha due fgli maschi: Blu Francesco Pio e Mercuzio.

Ma quello che vogliamo raccontare noi è un Attilio Fontana più introspettivo. L’Attilio Fontana che sente il suo cuore ardere con il sacro fuoco dell’Arte. Un Attilio Fontana che vuole che la sua Musica sia vera, pulita ma, al tempo stesso, perfettamente imperfetta, come la magia che solo i live sanno regalare. Melodie che esaltano la potenza degli strumenti e la dolce fusione con la voce e le parole.

Nasce cosí l’albumSessioni Segrete, registrato all’Ellington Club, uno dei più importanti locali live di Roma, costretto come gli altri a restare chiuso durante il lockdown. Attilio Fontana ha scelto così di radunarsi con gli eccezionali Franco VenturaRoberto Rocchetti e registrare delle sessioni da cui sono nati un disco live e dodici videoclip pubblicati con una cadenza settimanale. Un progetto molto analogico che somiglia a una pregiata bottiglia di Rum, da gustare fuori dalla frenesia. L’intento, ben riuscito, è far conoscere meglio alcune canzoni che nude hanno ancora più “sapore”…

L’INTERVISTA

“Sessioni segrete”: che cosa rappresenta un album, questo album, ora, in piena
emergenza da Covid-19? Quali sono le prospettive e le aspettative?
Rappresenta il desiderio, il bisogno di fare, scrivere “qualcosa per chi resterà” come dice ‘Tangolento’, una delle canzoni; credo che l’artista in questo periodo sia in una situazione di “bisogno” non materiale ma empatico. Ho avuto bisogno di stampare delle polaroid della mia musica per poter sentire di non essere fermo, incatenato almeno dal punto di vista umano. Le aspettative sono state basse dall’inizio perché è una piccola crociata contro algoritmi e autotune, non c’è bugia in questo disco, ci sono un tasto REC, tre musicisti e una dozzina di canzoni da fare tre o quattro volte e scegliere la migliore da regalare al pubblico per fare sentire che c’è ancora un “dal vivo” e c’è chi ha voglia di fare musica vera, dal vero, sincera. Detto questo, e proprio aspettandomi poco, mi sta tornando tantissimo: in molti mi scrivono e mi raccontano di sentirsi a un centimetro da noi. È una specie di disco alchemico che attrae chi ha ancora voglia di ascoltare in una forma più romantica e sensibile le canzoni un po’ più “slow food” e “fatte a mano”, a dispetto della ‘frenesia da business’. È il sintomo che c’è ancora chi ha voglia di dialogare e non essere solo un numero da scaffale. La prospettiva è di portarlo live appena si potrà, insieme a dei racconti, facendolo diventare un live intimo e pieno di “Segreti”. Appunto.

Descrivi “Sessioni segrete” con 3 aggettivi… Sincero. Raro. Emozionale.

Da che cosa è nata l’idea di reinterpretare “Triangolo” di Renato Zero? Nasce da un gioco con Franco Ventura, mia metà musicale. Scriviamo insieme da vent’anni ormai e, spesso, tra una tournée e una registrazione, ci divertiamo a giocare stravolgendo alcuni brani. Accennando a ‘Triangolo’ ci piacque troppo l’idea di stravolgerla, lasciando la mellifluità del live come se fosse suonata in un vecchio jazz club. Ha funzionato, così abbiamo deciso di farla diventare locomotiva dell’album, lasciando spazio ai cori che il nostro dna canta al posto nostro. Questo brano è ormai parte della nostra enciclopedia genetica.

Come si sente un artista privato del contatto diretto con il suo pubblico? Ovviamente non bene ma, personalmente, ho cercato di sfruttare questo periodo. All’inizio l’energia circostante era troppo grigia per mettermi lì a scrivere; poi, ho cominciato a riamoreggiare con le mie canzoni e con la chitarra, ho riscritto dei copioni e ho continuato e continuo a tenermi pronto per quando il mondo ci ridarà dei palchi sui quali continuare a raccontarci e a raccontare.

Pensi che il mondo dell’Arte tornerà alla sua “normalità” quando la pandemia sarà
finita?
Da sognatore sì, sogno di riavere i miei spettacoli e le mie tavole sotto ai piedi al più presto. Realisticamente, invece, so che per gli artisti, produttori, tecnici e addetti ai lavori dello spettacolo sarà un vero e proprio dopoguerra; bisognerà mettersi lì e ricostruire l’empatia dalle macerie. Credo che un paio di anni, o tre, ci vorranno per ritrovare sia certe energie che i sorrisi del pubbilico che oggi gridano molto di nostalgia.

La tua carriera è da sempre legata alla TV e a trasmissioni di successo: pro e contro dei talent show? Sì, ho avuto a che fare con la tv ma ho sempre fatto una tv che mi permetteva di essere artista e portare quello che sono sul palco. Questo mi ha fatto rifiutare programmi dove non mi sarei sentito adatto; ad esempio, non mi piace litigare dentro le case con altre persone e non l’ho fatto quando mi è stato chiesto, di questo sono fiero anche se meno ricco o popolare. I talent contengono un ingrediente in più: se nel talent hai “talent” allora, per un po’, sei nel posto giusto; se vieni valutato per il talento allora ben venga. Per me ‘Tale e Quale’, ad esempio, è stato un modo per farmi vedere da chi non mi aveva visto in teatro o nei live. Se c’è una progettualità, se ci sono cose da dire e da far vedere, ben venga il talent insieme alla buona arte. Ora dirò una cosa impopolare ma tra i contro ci metto “il pubblico”, o gran parte del pubblico, e, a volte, i giurati dei talent che ne diventano protagonisti, eclissando ragazzi ingenui e non pronti o “scafati” come chi ha già armeggiato con arte, vanità e successo. Ho sentito paragonare alcuni ragazzi di XFactor a Bob Dylan o David Bowie da alcuni giurati e, poi, ho visto quegli stessi ragazzi cadere nel dimenticatoio dopo due mesi; oppure, vedo persone, come se stessero all’antico Colosseo, alzare o abbassare il pollice per decretare se si è dentro o fuori dal programma. Spesso sono proprio un tipo di pubblico, alcuni autori o certi giurati a non avere l’“ICS” factor.

Un ricordo dell’esperienza con i Ragazzi italiani, il primo, d’istinto che ti viene in
mente, bello o brutto che sia…
Il pubblico: era vero, reale… fiumi, mari di persone ai concerti, al Festivalbar. Il successo che ci stordiva ma che ci toccava, nelle piazze e per strada; insomma, con le mani e non con le dita sul monitor. Questo mi manca un po’ e, confesso, anche il gruppo: eravamo in cinque, il peso e le gioie erano condivise in una forma che era molto genuina e schietta. Eravamo “ragazzi”, nel bene e nel male…

Quale segreto ti permette di riuscire a vincere le sfide lavorative che ti prefiggi? Nel paese dove sono cresciuto la chiamerebbero la “tigna”, l’ossessione e l’insistenza con cui mi metto a lavorare. Cerco sempre di dare il meglio di quello che ho. Per questo amo il teatro: ogni sera rinasci in un personaggio e se sbagli un passo o una battuta il pubblico lo sa, non puoi mollare, non puoi mentire, devi essere sempre chi sei in quel momento, regalarti al massimo, come un santo, come un martire. Mi piace.

L’esibizione più difficile a “Tale e Quale Show”? A “Tale e quale” la sfida più difficile fu impersonare Lucio Battisti. Non era stato mai imitato, una voce impossibile e l’ho amato tantissimo da ragazzo. Ho consumato le cassette con la sua musica; questo lo rendeva una montagna da scalare con rispetto. Volevo che si capisse il mio amore per la sua musica e per il mio lavoro. Fu una bella emozione.

Attilio sul palco e nella vita privata: differenze, pregi e difetti… Testardo: pregio e difetto insieme. Amo la dolcezza, l’educazione ma anche la disciplina; le regole, quando sono sane, e, per questo, a volte risulto spigoloso. Romantico, anche se non va di moda, e, ogni tanto, ‘orso’. Per ricaricarmi ho bisogno di piccole ‘eclissi’ e non sempre questo viene compreso.

E l’amore?
È L’amore che ci salverà…diceva l’’altro’ Lucio (Lucio Dalla) in ‘Henna’. Io credo davvero nell’amore: quando torno a casa deluso da qualcosa o da qualcuno, negli occhi di Clizia o dei miei figli trovo degli smeraldi inestimabili con cui torno ricco di vita. Questo mi salva, questo ci salverà…

https://www.facebook.com/attiliofontanaofficial

https://www.instagram.com/attiliofontana/?hl=it

Biografia – ATTILIO FONTANA: cantautore, attore, cantante e performer, inizia la carriera giovanissimo. Frequenta l’accademia di belle arti in Scultura e milita in varie rock band romane fino ad approdare in un coro gospel della capitale, da lì ad appena diciassette anni viene ingaggiato come corista in una trasmissione di Pippo BaudoPapaveri e Papere. In seguito inizia a studiare recitazione e debutta in teatro con vari spettacoli ma raggiunge il grande successo con I Ragazzi Italiani di cui sarà voce leader dal ‘95 al 2000 per poi distaccarsi e riprendere i suoi progetti solisti e fondare uno studio di registrazione con cui produce musiche per film, musical e teatro. Nel 2004 viene scelto nel cast di Tosca amore disperato dove incontra Lucio Dalla con cui collaborerà per circa tre anni componendo con lui dei brani, di cui due per il film tv Madame. Pubblica inoltre due l’album: nel 2007 “A”, prodotto da Diego Calvetti per Universal e nel 2013 “Formaggio”. Rilascia poi diversi singoli con vari feat.: con MOMO il singolo “5 Alibi”, con Ilaria Porceddu “In Equilibrio”, brano che porta a Sanremo come autore e produttore nel 2012, con Clizia Fornasier “Terra 2” e “La Bellezza” e nel 2019 con Ivan Granatino “Gesù L’ultimo Comunista”. È protagonista di numerosi musical come Hair, con la direzione musicale di ElisaIl Pianeta Proibito a fianco di Lorella Cuccarini, per la regia di Luca Tomassini, e Vacanze Romane nella fortunata tournée con Serena Autieri. Vince due edizioni di Tale e Quale Show2013-2014 (edizione e torneo) e prende parte a numerose fiction di successo come Caterina e le sue FiglieL’Onore e il RispettoAngelo il CustodeTurbo e molte altre. Ha composto opere musicali come ActorDei. 68’ Italianrockmusical e Il Verso della Vita di cui è stato anche regista. Tuttora alterna, viste le qualità di poliedrico performer, tournée teatrali di successo e serie televisive, senza mai tralasciare la ricerca sulle sue canzoni che hanno negli anni avuto importanti riconoscimenti di critica e pubblico come prezioso cantautore italiano.  

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Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è Giornalista Professionista (iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti, Ordine della Campania, dal 2009). E' anche Avvocato. E’ Direttore Responsabile della Rivista-Web “MediaVox Magazine”, da novembre 2015 I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali; ad esempio, è nello Staff organizzativo del Festival internazionale di Cinema “Italian Movie Award” dalla I Edizione. E’ stata accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest e l'Ischia Film Festival (entrando nello Staff Stampa di quest'ultimo nel 2016).