Continuano le interviste di Mediavox Magazine, alle Donne dell’evento social Una, Nessuna e Centomila organizzato dall’imptenditrice Rosanna Amato e dalla Social Manager Jessica Fiore
La Social Media Manager Jessica Fiore e Rosanna Amato, titolare di ESTRO E STILE Creazioni ed Eventi, hanno dato vita a un’iniziativa che è riuscita a parlare al cuore di tutti. Attraverso le interviste di Una, Nessuna e Centomila abbiamo conosciuto 5 donne, che hanno raccontato con emozione la loro storia di rinascita. Esempi di vita, scelti per emozionare ed emozionarsi, per essere d’esempio e per spronare. Cinque voci diverse, ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo, quello di superare gli ostacoli per vivere pienamente la propria vita.
Tra le cinque protagoniste, Daniela Mareschi è riuscita a conquistare tutti per la sua incredibile storia…
A Sarno e dintorni, tutti conoscono il furgoncino arancione di Daniela Mareschi. Ogni giorno, i contadini del mercato ortofrutticolo attendono di vederlo spuntare, per sapere quali saranno le delizie che Daniela ha in serbo per loro.
Daniela Mareschi, infatti, è una contadina molto amata nell’Agro nocerino sarnese, e uno dei suoi obiettivi è quello di diventare “contadino custode”, per recuperare e coltivare i semi antichi del territorio, così da tramandarli alle prossime generazioni.
Lo scopo di Daniela è quello di coltivare un prodotto naturale, buono come quello dei nostri nonni. Lei, nel frattempo, studia e lavora instancabilmente, accudendo la famiglia e gli animali del suo orto con amore e dedizione.
“Oggi, se non studi, nell’orto non puoi nemmeno entrarci”, mi dice non appena le chiedo di parlarmi della sua nuova vita. E Daniela, di studi ne ha fatti tanti, perché prima di diventare contadina aveva una vita completamente diversa. Svolgeva un lavoro da ufficio, come tantissime altre donne. Un evento traumatico, però, segnerà il punto di non ritorno: dopo la scomparsa della madre, Daniela inizia a riconsiderare la sua vita, abbandonando la scrivania per stare a contatto con la natura. Un lavoro che le ha insegnato l’importanza e il valore del tempo, che lei stessa definisce “come la cosa più preziosa al mondo”. Perché, alvere il tempo da dedicare ai propri affetti, è molto più importante di qualsiasi bene materiale. Il tempo tolto non ce lo restituisce più nessuno.

L’INTERVISTA

Di cosa ti occupavi prima di diventare una contadina?
Dal 2013 al 2017 ho lavorato in un atelier, come responsabile della produzione. Mi occupavo di controllare tutti gli abiti di alta moda che partivano per le grandi aziende. Era un lavoro di grande responsabilità e di precisione, perché il controllo qualità consisteva nel controllare continuamente che il bozzetto dello stilista fosse stato eseguito correttamente dalla sartoria. Prima di fare questo lavoro mi ero già occupata di controllo qualità, ma in aziende conserviere. Essendo lavori prettamente stagionali, decisi di mandare il curriculum in questa azienda, dove all’inizio cercavano una semplice addetta alle vendite. Quando sono arrivata in atelier non avevano ancora un progetto aziendale: pur lavorando con grossi marchi della moda, erano ancora una piccola sartoria. Eppure, la settimana lavorativa era molto impegnativa e spesso di domenica ero impegnata con le sfilate. Di conseguenza, il tempo passato in famiglia era davvero poco; ma per fortuna, mia madre mi aiutava tanto con la casa e con i bambini.
Un evento traumatico ti ha portato a stare a contatto con la natura, tanto da non poterne fare a meno. Ricordi il momento in cui hai deciso di trasformarlo in un lavoro?
Dopo la morte di mia madre mi sono rimboccata le maniche e mi sono buttata a capofitto nel lavoro. Facevo di tutto, pur di stare mentalmente impegnata. Il lavoro era una cosa fondamentale, ma con il trascorrere dei mesi continuavo a sentire la mancanza di mia madre e a ripensare a tutti i momenti più belli trascorsi in famiglia. A un certo punto mi sono accorta che tutti i momenti a cui ripensavo più spesso avevano una cosa in comune, cioè il nostro vigneto. Ripensavo ai pranzi della domenica trascorsi lì, ai giorni della vendemmia o al periodo delle conserve. Ho iniziato a farmi delle domande e sono arrivata alla conclusione che per i miei figli avrei voluto essere più presente, cosa che invece, con il lavoro che facevo, mi era quasi impossibile. Ho iniziato a desiderare per loro i ricordi che avevo io di mia madre. La domanda che mi facevo era questa: e se domani morissi, quale ricordo avrebbero di me? Cosa si ritroverebbero? A parte le cose materiali che potevo permettermi di comprare per loro, non avrebbero avuto nient’altro. Ecco, da quel momento ho iniziato a rivalutare il valore del tempo: una volta che è passato, nessuno può restituirtelo.
Sei passata da un ambiente dove l’aspetto fisico era uno dei requisiti essenziali, a uno dove invece sporcarsi di terra è all’ordine del giorno. Cosa ti hanno detto le persone che ti sono accanto? Hanno accettato questo cambiamento?
All’inizio tutti pensavano che avessi perso la testa e che fossi impazzita. La frase tipica era “ma chi te lo fa fare”! Nel momento in cui ho iniziato a spiegare quanta felicità mi dava il contatto con la natura, hanno capito. E oggi, quando parlo del mio orto con altre persone o con le mie clienti, anche loro mi dicono che vorrebbero farlo!
Come hai cominciato a coltivare?
Nel momento in cui ho cominciato a capire che questa mia passione poteva diventare un lavoro, mi sono messa alla ricerca dei semi antichi. Così facendo, ho conosciuto la comunità dello slow food e ho iniziato a fare dei corsi. Da lì, ho avuto modo di conoscere bene questa realtà, costituita da contadini e imprenditori agricoli esperti, con i quali ho iniziato a confrontarmi e a chiedere pareri. Tuttavia, sono cresciuta nell’azienda agricola e conserviera di mio zio: tutte le estati, anziché andare al mare, andavo a lavorare i pomodori. In più, avevo i nonni contadini, quindi si può dire che molte cose le ho imparate già durante la crescita.
In cosa si differenzia il tuo prodotto? Qual è il segreto per avere delle buone verdure?
Il segreto è coltivare prodotti locali adatti a un terreno specifico. L’agro nocerino sarnese è un paniere davvero ricco, che offre 56 ortaggi diversi che possono essere coltivati solo in questa zona. Quando coltivi un prodotto locale, puoi star certo che non si ammalerà e, quindi, non avrà neanche bisogno di alcun trattamento chimico. Inoltre, io lavoro manualmente usando la zappa, perché la motozappa rovina le radici delle piante. Uso i macerati naturali di aglio e di ortica per sconfiggere gli afidi… insomma, non servono preparati chimici, ma soltanto conoscenze antiche e il rispetto della biodiversità. Sono convinta che il mondo sia andato troppo avanti, senza saper davvero andare avanti: la natura già ci mette a disposizione tutto quello di cui abbiamo bisogno.
Come ti sei gestita durante il lockdown?
Ho creato un gruppo Whatsapp per tutte le mie clienti, sul quale condivido anche consigli e ricette, sempre in base ai prodotti stagionali del mio orto. Il lunedì, giorno di chiusura del mercato ortofrutticolo, faccio la lista dei prodotti che ho nel campo e invio loro le foto. Creo anche dei preparati, come i minestroni freschi, lavati, asciugati e messi sottovuoto, pronti per l’uso. In base agli ordini che ricevo consegno la cassetta dei prodotti direttamente a casa. Attualmente non ho ancora un chiosco fisso e un’etichetta, ma appena la situazione si sbloccherà ho intenzione di creare la mia masseria.
Oltre al progetto della masseria, quali sono i tuoi progetti futuri?
Uno dei grandi progetti che mi piacerebbe realizzare è sicuramente la leguminosa, dove poter coltivare tutti i legumi che sono andati persi con il tempo. Un’altra idea che mi piacerebbe realizzare è un orto colorato per i bambini. L’idea nasce per riprendere i colori originari degli ortaggi, creando un campo colorato, in grado di attrarre i più piccoli. Sono dell’idea che i bambini debbano imparare l’educazione alimentare sin da piccoli, ma per avere presa su di loro bisogna attrarli con i colori. Quale modo migliore di farlo, se non con frutta, verdura e fiori? Un altro progetto per me molto importante, e che spero di realizzare al più presto, è un orto con i prodotti da donare alle mense dei reparti di pediatria oncologica. Purtroppo il covid non mi consente di poter fare nulla di queste cose, ma spero che la situazione si sblocchi quanto prima, perché non vedo l’ora di dare vita a tutti questi progetti.
Insomma, sei un vulcano di idee! Ma come fai a gestire tutte queste attività con la famiglia? Qual è la tua giornata tipo?
La mia giornata inizia tutti i giorni alle 6, con una tazza di caffè: non potrei mai farne a meno! La prima cosa che faccio è andare dai miei animali per farli mangiare. Raccolgo le uova e le porto in casa. Pulizie, colazione per i ragazzi e vado al campo fino a ora di pranzo. Verso le 15 ritorno al campo e lavoro fino alle 17. In estate, invece, lavoro anche fino alle 9 di sera.
Com’è cambiata la tua vita da quando hai rinunciato allo stipendio fisso?
Ora ho la libertà di lavorare insieme ai miei figli e a contatto con la natura, che mi regala ogni giorno delle cose meravigliose. Al mattino, quando entro nell’orto, per me è un’emozione sempre diversa: quando ritorno a casa non torno mai a mani vuote, perché porto con me quelle emozioni che solo la natura riesce a trasmettermi. L’unico contro del mio lavoro è legato al clima: i contadini sono sempre in balia del tempo e non possono mai fare previsioni certe su quello che succederà domani.
Tu, invece, quanto sei cambiata in questi anni?
Ho rivalutato il mio stile di vita e l’alimentazione, nel momento in cui mia madre si è ammalata. In passato mi capitava di comprare la busta di insalata già pronta e di consumarla senza pensarci. Ma quando l’oncologo ci rivelò che quella non era insalata, ma una spugna piena di conservanti, ho iniziato a vedere le cose sotto una luce diversa. Da quel momento è cambiato tutto: ho iniziato a leggere l’etichetta e la provenienza dei prodotti, ho diminuito la quantità di carne rossa e ho deciso di intraprendere uno stile di vita più salutare.
Cosa hai imparato in questi anni? Cosa ti ha insegnato la natura?
La natura mi ha insegnato che è lei l’unica a comandare su tutto: noi non siamo nulla rispetto a lei. La natura è una macchina perfetta, ogni insetto ha la sua importanza ed è importante rispettare la biodiversità per avere frutti sani e rigogliosi. E poi, l’emozione che ti dà il profumo della terra è qualcosa che non si può spiegare a parole!
Cosa ti piace di più del tuo mestiere di contadina?
La semina, per me, è un momento molto importante, oserei dire un momento di intimità con il terreno. Sono molto credente e in un passo della Bibbia c’è proprio una parte dedicata ai semi, che calza perfettamente con il mio lavoro e con quella che sono oggi: ogni seme, che cade e muore nella terra, rivive a vita nuova.
Oggi sei felice? Hai qualche rimpianto?
Non felice, di più! Sono felicissima e serena, non tornerei mai indietro. Il pensiero di richiudermi tra quattro mura bianche, seduta alla scrivania davanti a un monitor, non mi appartiene più minimamente. Anzi, l’unico rimpianto che ho è quello di non averlo fatto prima: probabilmente avrei potuto dare un contributo diverso alla malattia di mia madre.
