Sabato 10 aprile 2021, alle ore 20.45, secondo appuntamento della Stagione Concertistica 2021 “Tempo” dell’Orchestra Filarmonica Campana.
Il concerto, denominato Spirito Mariano, è stato trasmesso in streaming gratuito dal Santuario della Madonna delle Galline in Pagani ed è stato visibile sulla pagina FB e sul canale YouTube dell’OFC. Rientra nelle manifestazioni culturali programmate per la festa dall’Arciconfraternita e dal Comune di Pagani.
Il programma del concerto ha previsto l’esecuzione del Duetto tra l’Anima e Gesù Cristo di S. Alfonso Maria De Liguori e lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi.
A dirigere l’Orchestra Filarmonica Campana il direttore musicale Giulio Marazia. I solisti sono stati Luana Lombardi (soprano), Lucia Branda (mezzosoprano) e Daniele Zanfardino (tenore).
Il Canto della Passione, ossia del Duetto, tra l’Anima e Gesù Cristo di S. Alfonso M. De Liguori è stato composto nel 1760, S. Alfonso aveva allora 64 anni — due anni prima della sua elevazione al Vescovado di S. Agata dei Goti ed a quella età, se non senile, pur tanto logorata e rifinita dalle fatiche di missionario e di scrittore, mostrava egli tutta la freschezza del suo estro musicale. Lo compose all’occasione degli Esercizi che doveva predicare in Napoli nella grande Chiesa della Trinità dei Pellegrini, e dove lo fece egli stesso cantare nell’intermezzo tra il catechismo e la predica grande. Il Duetto venne giudicato un capolavoro nel suo genere. S. Alfonso, senza badarvi, rivela in esso tutto il suo valore di compositore e rivela altresì tutta la naturalezza e l’espressione di quella scuola musicale, cui appartenne, e che ebbe in Napoli per fondatore il celebre maestro Alessandro Scarlatti. L’argomento del Canto è tratto dalla Passione di Gesù Cristo, e S. Alfonso in esso dipinge sé e il suo tenerissimo amore per Colui, che tanto generosamente si offrì alla morte per l’umanità. Immagina l’anima che prima, da lontano, contempla il dramma sanguinoso di quella Passione divina, e che apostrofa il Giudice iniquo rimproverandolo acremente, ma che poi entra in azione, avvicinandosi a Gesù, e colloquiando amorosamente con Lui. Perciò si avviva un dialogo tra lei e l’appassionato Signore, un dialogo semplicissimo, che è gara di amore fra la creatura e il Creatore, i quali se ne contendono a vicenda la prova più grande. Sono versi inarrivabili, riboccanti quanto la musica di sentimento, spontaneità, arte dolce e severa a un tempo.
Lo Stabat Mater, divenuto celebre grazia alla figura di Pergolesi, è solo uno dei tanti tasselli di una sviscerata e varia tradizione. La composizione fu commissionata nel 1734 a Giovanni Battista Pergolesi da una confraternita napoletana – i laici Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo – per essere eseguita durante la Settimana Santa: doveva sostituire lo Stabat Mater di Alessandro Scarlatti considerato già a quel tempo antiquato e fuori moda. Il compositore, già in precarie condizioni di salute (morirà pochi mesi dopo a soli 26 anni), si trovava nel convento dei cappuccini di Pozzuoli dove si era ritirato per via della tubercolosi che lo affliggeva. Il lavoro di Pergolesi è compatto, nonostante le concezioni armoniche e melodiche risultino al passo con le tendenze della musica della scuola napoletana del ‘700. In effetti, forse fu proprio questa la ragione che spinse la confraternita dei cappuccini a sostituire il lavoro di Scarlatti con una composizione “alla moda”. Le innovazioni nel campo della musica sacra, sebbene incontrino maggior difficoltà ad attecchire rispetto a quelle di altri generi, trovano invece una unitaria compostezza nello Stabat Mater di Pergolesi. In definitiva, la sua musica è umile, priva di virtuosismi esteriori e artifici superflui. Già dalle prime misure ci si trova in un clima commovente e malinconico: la musica diventa arte elevatissima e sembra quasi che in quelle tristi note si distingua il volto in lacrime della Beata Vergine ai piedi della croce dell’ormai morente Cristo.
