Sul set di “PizzaGirls”

Rubrica "Le voci 'da' dentro" / "PizzaGirls" è la trasmissione di successo di La5

Intervista al montatore Pierluigi Inarta: “Vi porto con me sul set di Pizza Girls

Anche la seconda stagione di Pizza Girls è stato un trionfo di ascolti per La5, tanto che sono già iniziate le riprese della prossima stagione. Nell’arco di 40 episodi abbiamo avuto modo di conoscere da vicino le quattro pizzaiole protagoniste, ciascuna delle quali ha contribuito a suo modo alla fortuna di quest’innovativo format, dedicato alla pizza secondo le donne. Ma dietro l’ennesima conferma del successo del programma, ideato da Carlo Fumo, c’è anche PIERLUIGI INARTA, l’artefice del montaggio e dell’editing delle puntate.
Napoletano, classe 1985, Pierluigi ha fatto esperienza di montaggio in numerosi documentari e programmi televisivi mainstream. Con lui abbiamo parlato proprio del successo di Pizza Girls e delle difficoltà lavorative della sua categoria in un periodo travagliato come quello che stiamo vivendo. Ma non solo, perché oltre ai retroscena del backstage, Pierluigi ci ha dato anche un’anticipazione su quelli che saranno i futuri sviluppi della prossima stagione.

Curiosi di conoscere di cosa si tratta?

L’intervista a Pierluigi Inarta…

Come hai cominciato a interessarti di montaggio? È nato tutto per caso, perché mia sorella, subito dopo essersi laureata, iniziò a lavorare in una scuola di cinema di Roma che aveva aperto una sede anche a Napoli. Poiché ero ancora giovane e non sapevo bene quale strada intraprendere, fu proprio lei a suggerirmi di seguire una lezione di prova per capire se potesse interessarmi. Ho seguito il suo consiglio e devo dire che mi sono subito appassionato! Fu così che decisi di continuare questo percorso, anche se sono sempre stato appassionato di cinema e televisione. Diciamo che non è stato troppo complicato convincermi!

Negli ultimi 10 anni hai fatto tantissime esperienze in Italia e all’Estero, nel montaggio e nella ripresa di documentari, programmi televisivi e fiction. In base alla tua esperienza c’è qualche differenza tra il montaggio all’italiana e quello di natura internazionale? Si, c’è differenza, ma dipende anche da cosa si sta montando. Il montaggio varia in base al prodotto finale: che sia uno spot televisivo, un programma o un documentario, ogni cosa prevede un tipo di montaggio differente. Di esperienze di montaggio internazionale ancora non ne ho avute, perché con gli americani ho lavorato come assistente operatore. Con loro ho girato un documentario su Napoli per il canale National Geographic (Napoli: i re del borseggio) e sono anche molto orgoglioso di aver collaborato con Vincent Laforet nella realizzazione di un programma televisivo americano come aiuto operatore di ripresa. In quelle occasioni mi sono reso conto che molto dipende anche dalle dritte fornite dal regista: alcuni si fidano e ti lasciano fare, altri, invece, ti si siedono accanto e ti forniscono le loro indicazioni.

Tu sei l’artefice delle riprese di PizzaGirls, un programma che abbiamo conosciuto e amato durante il primo lockdown. Ti aspettavi un successo così? E secondo te qual è il segreto del programma? Si, mi aspettavo il successo, ma non potevo immaginare che sarebbe andato oltre le mie aspettative iniziali. Sin da quando Carlo Fumo mi ha parlato di questo suo progetto, ho pensato da subito che si trattasse un format innovativo. In televisione si dà ancora poco spazio al merito che le donne hanno nel lavoro di pizzeria, mestiere che è considerato prettamente maschile. Probabilmente, una parte del successo che ha riscosso questo programma si deve anche al fatto che la prima stagione è andata in onda durante il lockdown: le persone avevano anche più tempo a disposizione per poterlo guardare. Però i fattori del successo sono tanti, perché se fosse stata solo la complicità del lockdown a decretarne il successo sicuramente non ci sarebbe stato il seguito.

Qual è stata la cosa più difficile da gestire durante le riprese? La cosa più difficile della prima stagione è stato cercare di far capire lo spirito del programma in soli 5 minuti, perché la puntata aveva una durata molto breve. Eppure, devo dire che è stata una bellissima esperienza, merito anche della presenza degli ospiti che ci sono stati. Essendo dei personaggi televisivi di una certa esperienza, hanno dato tutti una grande mano alle pizzaiole, che all’inizio – chi più, chi meno – hanno tutte un po’ sofferto l’imbarazzo dovuto alla telecamera. Quindi devo dire che sia gli ospiti, sia i componenti dello staff, hanno fatto tutti la loro parte per metterle a proprio agio.

Per un programma di pochi minuti quanto lavoro c’è dietro? La prima puntata è sempre quella più difficile, perché il suo montaggio è fondamentale per dare l’impostazione generale a tutte le altre puntate. Per quanto riguarda il montaggio di Pizza Girls le cose si sono complicate a causa del lockdown: infatti, io e Carlo Fumo abbiamo lavorato a distanza. Ma siccome avevo già lavorato in precedenza a un programma di cucina (Ricette all’italiana – Rete 4) sapevo già quale taglio dare alla puntata. Diciamo che per le prime 20 puntate ho impiegato circa un mese di lavoro.

Come hai conosciuto il regista Carlo Fumo? L’ho conosciuto tramite la Scuola di Cinema che ho frequentato a Napoli. Carlo aveva collaborato con loro e, in una di questa occasioni, aveva girato uno spot contro il bullismo chiedendomi di montarlo. Da lì ci siamo trovati subito in sintonia e abbiamo iniziato a collaborare insieme. Dopo lo spot abbiamo girato un documentario sulla terra dei fuochi dal titolo “Land of Poison”, un lavoro lungo che stiamo ancora ultimando. Quando mi ha parlato del progetto di Pizza Girls ho subito detto di sì: l’idea mi è piaciuta sin dall’inizio e, in men che non si dica, è diventata realtà.

Portaci sul set: come si svolge una giornata lavorativa sul set di Pizza Girls? Sul set sono tutti giovanissimi e tutti molto bravi. Ognuno dei ragazzi fa il suo lavoro con dedizione e precisione, cosa che non è affatto semplice e scontata: essendo in tanti, è facile fare confusione e perdere tempo prezioso. Siamo una squadra molto compatta, anche se per le riprese della prima stagione non ho potuto sempre essere presente. In quel periodo ero a Roma e avevo un altro programma da montare, ma quest’anno sono riuscito a essere più presente. Anche gli ospiti che hanno partecipato sono stati davvero in gamba, e spesso li ho visti dare dei consigli alle pizzaiole per aiutarle a superare l’impatto con la camera. Sul set si respira sempre un bel clima, un fattore fondamentale soprattutto per le protagoniste. Con un clima teso non avrebbero potuto dare il loro meglio ma, sul set di Pizza Girls, il fatto che ci sia sempre un clima sereno e disteso aiuta tantissimo e contribuisce alla spontaneità del programma. Credo sia proprio questo il segreto per lavorare bene.

L’idea del sottopancia con i consigli nutrizionali alla fine del programma è un’idea moderna e anche molto apprezzata dai telespettatori. Per la prossima stagione ci saranno novità o rimarrà tutto invariato? Conquistare un pubblico sempre più specializzato ed esigente non è facile, perché bisogna sempre trovare il modo di catturare la sua attenzione. Ma siccome abbiamo avuto l’ennesimo riscontro positivo da parte dei telespettatori, abbiamo deciso di far rimanere il format sempre più o meno lo stesso. Però, posso già anticipare che nella prossima stagione ci sarà una novità nella parte finale. Ma non vi svelo nulla!

Che programmi hai per il futuro? Il documentario “Land of Poison” (da un’idea di Paolo Chiariello, Carlo Fumo e Antonio Giordano) sarà sicuramente uno dei prossimi progetti in uscita. Non so ancora quando e dove, ma siamo proprio ai ritocchi finali. Per il futuro mi auguro solo che il covid ci faccia lavorare. Purtroppo, in questo periodo, il lavoro si è ridotto tantissimo, e per noi montatori e operatori è stato un anno da dimenticare. Considera che siamo davvero in tantissimi a fare questo mestiere e tutti siamo nelle medesime condizioni. Quindi, quello che spero è di poter tornare a lavorare quanto prima.

Hai un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare? Mi piacerebbe montare un film. Secondo me è un’esperienza bellissima, cosa che ho avuto già modo di constatare partecipando alle riprese del film “Sentirsi dire – Quello che i genitori non vorrebbero mai” (2009). In quell’occasione ho partecipato come operatore, ma adesso mi piacerebbe poterlo fare come montatore. Come regista ancora non mi sento pronto, sento che c’è ancora tanta strada da fare. Ma mai dire mai!

Condividi questo articolo...Print this page
Print
Email this to someone
email
Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Pin on Pinterest
Pinterest
0

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.