Una, Nessuna e Centomila: intervista a Michela Corrado

Rubrica "Cronache di Speranza" a cura di Nasi Rossi Vlown Therapy

Michela Corrado è stata una delle protagoniste di Una, Nessuna e Centomila, l’evento social organizzato dall’imprenditrice Rosanna Amato e dalla Social Media Manager Jessica Fiore


La Social Media Manager Jessica Fiore e Rosanna Amato, titolare di ESTRO E STILE Creazioni ed Eventi, hanno dato vita a un’iniziativa che è riuscita a parlare al cuore di tutti. Attraverso le interviste di Una, Nessuna e Centomila abbiamo conosciuto 5 donne, che hanno raccontato con emozione la loro storia di rinascita. Esempi di vita, scelti per emozionare ed emozionarsi, per essere d’esempio e per spronare. Cinque voci diverse, ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo, quello di superare gli ostacoli per vivere pienamente la propria vita.
Tra queste voci c’è anche quella di Michela Corrado, una giovane trentaduenne che ha imparato sulla propria pelle una lezione di vita fondamentale: per crescere è necessario affrontare il dolore e le difficoltà che la vita ci pone dinanzi, contando solo sulle proprie forze.
La storia di rinascita di Michela ha inizio nel pieno dell’estate del 2016. Fino a cinque anni fa, la sua era una vita molto abitudinaria, complice anche una relazione di vecchio stampo, stabile e quasi decennale, che avrebbe dovuto culminare soltanto in un matrimonio. Però, a un certo punto, la relazione si incrina, e Michela rimane single e senza amici. Inizia per lei un periodo buio, nel quale deve fare i conti con se stessa e con quello che le rimane: la famiglia e un lavoro da consulente commerciale.
La ragazza intraprende un percorso faticoso di ricostruzione della propria vita, affiancata da nuovi amici e dall’amore della sua famiglia. In un giorno qualunque accetta il suggerimento di un collega e inizia ad allenarsi, scoprendo in poco tempo di nutrire una passione smisurata per lo sport. Tanto che, dopo anni di duro allenamento e di studio, decide di trasformare la sua passione nel suo nuovo lavoro. Proprio lei che, fino a qualche tempo prima, era considerata una “ragazza nata stanca”, come la madre amava scherzosamente definirla. Michela, oggi, è una donna completamente nuova, più estroversa e sicura di sé, merito soprattutto dello sport, che lei considera “vita”.
In quest’intervista Michela racconta del suo percorso di crescita personale, sportivo e professionale, rivolgendo anche dei consigli a chi sta pensando di intraprendere un percorso simile al suo.

L’INTERVISTA A MICHELA CORRADO

Iniziamo dal principio: chi era Michela Corrado 5 anni fa? Una persona completamente diversa da quella che sono oggi. Ho lavorato per anni in una palestra, come consulente commerciale. Vendevo abbonamenti annuali alle persone, ma io in primis non mi dedicavo costantemente allo sport. Anzi, ero una di quelle ragazze che iniziava il classico programma di allenamento in previsione della prova costume: cominciavo ad aprile a lo portavo a termine a luglio. Quando mi sono ritrovata single dopo 9 anni di relazione stabile, è stato un fulmine a ciel sereno: tutti i giorni cercavo di darmi una spiegazione logica, ed ero sempre alla ricerca di risposte per capire cosa avessi sbagliato. Avevo bisogno di trovare una motivazione, ho vissuto come in un pallone per qualche mese. Ho sofferto di ansia, avevo crisi di panico… insomma è stato un periodo davvero buio, amplificato dal fatto che non riuscivo a esprimere quello che stavo provando. Ero una persona molto timida e chiusa, avevo difficoltà a esprimere le mie emozioni. Inoltre giudicavo tantissimo, ma allo stesso tempo avevo paura di essere giudicata…
In che senso avevi paura “di essere giudicata”? Vivevo di pregiudizi. In passato, tutto quello che vedevo come “anormale” o trasgressivo, per me non andava bene ed ero solita rimproverare agli altri questo tipo di comportamenti. Avevo una mentalità molto chiusa e giudicavo gli altri per dei comportamenti normalissimi, ma che per me rappresentavano un fatto anormale. In realtà ero molto insicura, vivevo circondata di persone che non apprezzavano quella che ero. Mi sentivo oppressa, la vera Michela non riusciva ad emergere. Mi sentivo giudicata e poco apprezzata per quello che davo e, non avendo degli amici miei, tutto era maggiormente amplificato. Durante i 9 anni di fidanzamento, i miei amici si erano man mano allontanati da me e le persone che mi circondavano, alla fine, non erano altro che gli amici del mio fidanzato. Di fatto, mi ritrovavo con persone che non avevo scelto io e questo offuscava ancora di più la mia personalità, che già di suo faticava ad emergere a causa della timidezza.
In che modo hai elaborato quello che ti stava succedendo? I primi mesi sono stati di buio totale, ma la mia famiglia si è dedicata a me anima e corpo. Ho recuperato il legame con le mie sorelle che purtroppo, in quei 9 anni, avevo messo da parte per dedicarmi completamente all’amore. Anche i miei genitori cercavano di starmi accanto in tutti i modi e di tenermi su con il morale. Dopo un po’ di tempo ho iniziato a uscire con persone nuove e a condividere momenti di gioia e di spensieratezza. Mi sono fatta delle nuove amicizie e questo mi ha aiutato tanto a non pensare a quello che mi stava capitando. Pur essendo un periodo difficile, grazie alla mia comitiva riuscivo lo stesso a divertirmi tantissimo: grazie a loro ho recuperato tutto quello che non avevo fatto negli anni precedenti e ho scoperto la gioia dell’amicizia.
Qual è stato il momento in cui è avvenuta la svolta e hai deciso di cambiare? È stato quando in palestra è arrivato un nuovo istruttore, Vincenzo Campanino, che in un normale giorno lavorativo mi ha chiesto cosa avessi. Mi vedeva sempre piuttosto turbata durante le mie ore di lavoro, ma non aveva mai osato chiedermi nulla. Così ho deciso di confidarmi e di raccontargli quello che stavo passando. Qualche giorno dopo si presenta a lavoro con carta e penna. Sul foglio disegna un albero con frutti e radici e mi dice che se non prestiamo attenzione a quello che c’è sotto l’albero, ovvero le radici, i frutti non saranno mai visibili. Quello è stato l’episodio che mi ha portato a riflettere ancora di più su cosa significa “amarsi” e dedicarsi alla cura di se stessi: nei primi mesi da single avevo solo accantonato il problema. Mi ero distratta, mi ero divertita, ma ero ancora insicura, perché non avevo ancora affrontato il nocciolo della questione.
Cos’è successo dopo quell’episodio? Un giorno mi sono guardata allo specchio e mi sono detta che non valeva la pena soffrire per una persona che non mi amava. Da quel momento ho iniziato a prendermi cura di me stessa anche sotto l’aspetto psicologico: Vincenzo mi aveva suggerito di canalizzare le emozioni negative e di filtrarle con una lente positiva per non farmi travolgere dagli eventi. Per lui, il miglior sfogo era lo sport. Fu allora che mi suggerì di allenarmi come gli altri, alla fine del mio turno lavorativo. Ho accettato il consiglio e ho iniziato ad allenarmi con lui con il metodo funzionale. Ho scoperto la libertà del movimento e mi sono appassionata a questo metodo. Ogni volta che mi allenavo mi sentivo ricaricata, percepivo il mio corpo nel tempo e nello spazio. Dopo i primi 6-7 mesi di allenamento costante, ho iniziato anche a vedere i primi cambiamenti fisici, e questo mi dava più sicurezza. Mi sentivo bene mentalmente e fisicamente: quando i clienti mi vedevano allenarmi in palestra, venivano a complimentarsi con me, dicendomi che davo loro la carica, perché sprigionavo grinta. Io non me ne accorgevo neanche, però dall’esterno tutti notavano che durante l’allenamento ci mettevo tutta me stessa.
In cosa consiste questo metodo funzionale? Le mode degli ultimi anni ci hanno abituato ad associare al termine “funzionale” un certo tipo di attrezzi o di movimenti. Ma in realtà, qualsiasi esercizio può essere funzionale, se lo intendiamo come mirato a mantenere e migliorare la capacità del nostro corpo di svolgere le attività che ci prefiggiamo. Il nostro stesso essere funzionali impatta sull’abilità di continuare o meno a godere di ciò che ci rende felici, dal giocare con i nostri bambini al fare le scale senza ansimare, oppure poterci permettere, di tanto in tanto, qualche piatto goloso, invece di dovervi rinunciare per sempre per motivi di salute. E aggiungiamo anche sentirsi più sicuri di sé e della nostra presenza fisica quando siamo in compagnia.
Hai continuato ad allenarti sempre, tanto che a un certo punto hai deciso di cambiare lavoro e di diventare personal trainer. Come sei arrivata a questa decisione? Non è stata una decisione che ho preso subito, diciamo che si è creata l’opportunità di farlo e ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura. Continuando ad allenarmi con costanza, mi sono resa conto che il movimento mi era entrato nel sangue. Dopo un anno di allenamenti Vincenzo mi disse che secondo lui ero pronta per la formazione. E devo dire che io stessa mi sentivo pronta per farlo: il corso avrebbe avuto inizio a dicembre 2018 ma, a pochi giorni dall’iscrizione, venne a mancare mia nonna. È stato un dolore tremendo, perché ero legatissima a lei. Eppure, sono riuscita a portare al termine la formazione da trainer con successo, perché ormai mi sentivo forgiata emotivamente da tutto quello che avevo vissuto nei due anni precedenti. Sono stati dei mesi intensi non solo a livello psicologico, ma anche fisico: ho dovuto rinunciare alle uscite con le amiche il sabato sera per potermi svegliare prestissimo e seguire i corsi, che andavano ad aggiungersi agli allenamenti che già facevo durante la settimana. Sono stati, però, dei sacrifici che mi hanno ripagato di tutto. Del resto, si giudica il successo anche in base a ciò che abbiamo dovuto rinunciare per ottenerlo!
Che cosa ti ha insegnato lo sport? Mi ha insegnato a non mollare. Ogni ostacolo va affrontato come una sfida e questo lo riporto nella vita di tutti i giorni. Quando è scoppiata la pandemia tutti hanno vissuto il lockdown come un momento molto traumatico. Per me, invece, ha rappresentato un’ opportunità. Stando di più a casa ho potuto allenarmi più volte alla settimana, ho curato l’alimentazione e ho avuto anche il tempo di studiare e di trovare nuove modalità di allenamento. Persino le mie sorelle non vedevano l’ora di tornare a casa la sera per allenarsi con me!
Per te cosa significa fare sport? Il concetto che è alla base dello sport è avere un corpo in salute. Ho lavorato per avere un corpo sinuoso e flessibile che mi consente di godermi i miei nipoti, di giocare con loro e di muovermi in totale libertà. Avere un corpo funzionale è essenziale per stare bene e in salute. In particolare le donne, che io considero mamme del mondo, dovrebbero occuparsi di se stesse e del loro corpo per una questione di benessere. Per me lo sport è vita: è questo il messaggio che voglio cercare di trasmettere agli altri. In un momento tanto difficile come quello che stiamo vivendo, credo che non esista medicina migliore per la mente. Lo sport aiuta a stare bene, è una pillola di felicità e aiuta a rinascere.
Quale consiglio daresti a una donna che vorrebbe iniziare un percorso di allenamento, ma non trova la motivazione per poterlo fare? Ognuno di noi deve trovare la motivazione in se stesso. Non è una cosa che si può inculcare, perché parte da dentro. Intanto consiglio di cominciare: nel giro di qualche mese è impossibile non percepire quello che lo sport ti offre in cambio. Ti carica di adrenalina, ti libera la mente, scarichi lo stress e riesci a stare in connessione con mente, cuore e corpo. Ognuno può praticare lo sport che desidera, ma penso che l’allenamento funzionale sia perfetto per chiunque, perché punta ad avere un corpo sano e flessibile. Io stessa, in passato, avevo dei forti dolori alla schiena e al mattino faticavo ad alzarmi dal letto. Da quando ho iniziato ad allenarmi con assiduità, mi sono resa conto che i dolori alla schiena sono andati sempre più scemando. Oggi non ho più problemi e questo mi dà ancora di più la carica per continuare, perché ho capito che è questo il modo giusto di vivere lo sport.
Oggi, se ti guardi indietro, di cosa vai più fiera? Qual è la tua soddisfazione più grande? Sono fiera della mia personalità. Oggi sono una Michela che ha carattere; la Michela di ieri, invece, non aveva avuto modo di emergere, era più chiusa e introversa. Finalmente non ho più paura di esprimere le mie emozioni e i miei pensieri. Sono totalmente libera da pregiudizi e vivo la mia vita un giorno alla volta, affrontando le nuove sfide con grinta e decisione.
Cosa hai imparato dalla tua esperienza? Ho imparato un nuovo concetto d’amore. Io vivevo una relazione perfetta, non litigavamo mai e mi sentivo amata perché lui mi dava tutte le attenzioni di questo mondo, non mi faceva mancare mai niente. Dall’esterno sembravamo affiatatissimi, eravamo una coppia molto invidiata. La nostra era una relazione molto solida, ma con il tempo mi sono resa conto che l’amore non è questo; in fondo sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. Lui è stato il mio primo fidanzato, sono cresciuta con lui e non avevo l’esperienza per poter fare un confronto. La mia personalità era sempre messa da parte, la nostra è stata una storia che ha ostacolato la mia crescita e me ne sono resa conto solo quando ci siamo lasciati, quando è venuta fuori la mia vera personalità. Ora so che l’amore è tutt’altro: significa condividere gioie e dolori, non può essere mai tutto perfetto.
Che cosa consiglieresti a una persona che si trova a vivere adesso quello che hai passato tu? Il rapporto deve avere delle basi concrete. Quindi auguro a tutte le coppie di capire se ci sono le basi per continuare il rapporto. Bisogna essere razionali, non farsi trasportare solo dall’istinto. Oggi sono ancora una persona che continua a mettere il cuore nelle cose che fa, ma la relazione non ti deve consumare. Noi donne non dovremmo mai dar modo a nessuno di farci calpestare: dovremmo, invece, imparare a metterci in cima alla lista delle priorità, e ad amarci per quelle che siamo. Io consiglio sempre di vivere pienamente le relazioni; tuttavia, a un certo punto bisogna anche fermarsi per capire se quella relazione fa per noi. Credo tanto nell’amor proprio, ma questo non significa essere egoisti. Significa conoscersi e amarsi, chiedersi tutti i giorni di cosa abbiamo realmente bisogno. Significa essere felici.
Oggi cosa ti rende più felice? La forza di volontà di rendere concreti i miei progetti futuri. Oggi studio e lavoro su questo, su come realizzare i miei progetti lavorativi. Non baso più tutta la mia felicità sull’amore e su una relazione in particolare: i sentimenti li vivo giorno per giorno. Ma oggi cerco di concentrarmi molto di più sulla carriera e sui miei obiettivi professionali.
Cosa ti piacerebbe realizzare a breve termine? Avere una struttura tutta mia, dove poter allenare tantissime donne che, come me, partono da zero! Magari possono trovare l’ispirazione o, perché no, qualcosa di più grande! Oggi lavoro sempre al fianco di Vincenzo Campanino, che è rimasto tuttora il mio coach. Nonostante la sua giovane età, Vincenzo è riuscito ad aprire una sua struttura ed io, pandemia permettendo, lavoro con lui. Abbiamo dei progetti futuri e non vediamo l’ora di realizzarli.





Condividi questo articolo...Print this page
Print
Email this to someone
email
Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Pin on Pinterest
Pinterest
0

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.