Lezione-spettacolo di Franco Salerno “Dante, il cinema della mente”

La Commedia incanta la Rete: ad una settimana dalla diretta facebook continua il successo social della lezione-spettacolo


L’Evento è stato organizzato in web conference, con grandissimo successo, dalla Società Italiana “Dante Alighieri” (Comitato di Potenza e Comitato di Salerno) e dalla “Assostampa Campania Valle del Sarno”.

Il “fil rouge”: le visioni della Commedia come proiezioni cinematografiche. Sorprendente e originale il mix di esegesi testuale e musica, canti e danze.

Lezione-spettacolo: un modo innovativo per far conoscere e amare “La Divina Commedia”, l’opera-mondo fondante dell’identità culturale italiana. Accattivante il titolo “Dante, il cinema della mente”: la performance è stata organizzata, con grandissimo successo, dalla Società Italiana “Dante Alighieri” -Comitato di Potenza (Presidente: Prof.ssa Maria Pennacchia Vertone) e Comitato di Salerno (Presidente: Prof.ssa Pina Basile)- e dalla “Assostampa Campania Valle del Sarno”, che, martedì 20 aprile, alle ore 18:30, l’ha trasmessa in diretta streaming dalla sua Pagina Facebook.

Ideatore, sin dal 2012, del format ed esegeta del testo, interpretato con linguaggio affabulatorio, è stato il Prof. Franco Salerno, scrittore e saggista, autore de “Il Labirinto e l’Ordine”, Commento integrale alla “Divina Commedia”.

Di grande prestigio i saluti istituzionali da parte del Prof. Alessandro Masi, Segretario generale della Società “Dante Alighieri”, della Prof.ssa Ida Valicenti, Presidente del Comitato “Dante Alighieri” di Bucarest e docente dell’Università di Bucarest, e della Dott.ssa Barbara Ruggiero, Presidente della “Assostampa Campania Valle del Sarno”. Fondamentale il contributo alla regia da parte della giornalista Dott.ssa Susy Pepe.

La Lezione-Spettacolo prende spunto da un’intuizione di Italo Calvino, secondo cui le visioni dell’Aldilà si presentano a Dante come proiezioni cinematografiche.

L’Evento ha avuto, pertanto, dei risvolti “spettacolari”, in quanto il Prof. Salerno si è avvalso, oltre che del linguaggio filmico, anche di quello della musica, del canto e della danza. Di altissimo livello è stata la collaborazione di raffinati musicisti (come il Maestro Ugo Maiorano con i suoi ritmi folk, il Maestro Roberto Lodato con i suoi brani di musica classica e la “Ensemble Trotulae” di Guido Pagliano con le sue armonie medievali e rinascimentali), di coinvolgenti danzatori (Tanya e Rossella Maiorano e il gruppo del “Contrapasso” guidato dalla Prof.ssa Lella Lembo), di bravissimi attori (come Vincenzo Rendina), di autrici di magistrali brani di scrittura creativa (Dott.ssa Viridiana Myriam Salerno, Prof.ssa Melissa Chantal Salerno, Prof.ssa Carmen D’Avino e Prof.ssa Paola De Vivo). Preziosissima la consulente per l’organizzazione Dott.ssa Magda De Notariis.

Le tre Cantiche del Sommo Poema sono state riformulate per scene cinematografiche, tra panoramiche e primi piani, tra carrellate e zoom, tra flash-back e cura del dettaglio. Accanto ad una lettura “cinematografica” è stata proposta un’interpretazione “musicale” dei versi (attraverso armonie folk, medievali, rinascimentali e classiche), tenendo conto della grande attenzione dell’Alighieri per il ruolo della musica in relazione all’armonia dell’Uomo e del Cosmo.

Il Viaggio inizia così, nell’”Inferno” -dopo la potente esecuzione di una pizzica di Ugo e Tanya Maiorano– con lo spazio angusto della stanza del peccato di Paolo e Francesca, a cui fa da contraltare l’azione temporale, dilatata e continua, del leggere e del guardarsi da parte dei due amanti. Poi si impone il dettaglio filmico “bocca”/”riso”: due sinonimi, il primo del sottocodice realistico e il secondo del sottocodice letterario, a indicare che la letteratura influenza la realtà. La scena si conclude con la “caduta” di Dante, che esprime simbolicamente un morire o, meglio, un “morire al peccato”. Alla tragedia da film horror di Pier della Vigna (suicida, punito in una selva di alberi-uomini e rappresentato con un linguaggio ossessivo e dissonante che ci fa “vedere” le azioni e le situazioni descritte) segue la truce bestialità di Ugolino della Gherardesca, che fu rinchiuso nel cieco carcere della Muda. Sogno e realtà, tremore ed orrore segnano la morte sua e dei suoi figli-nipoti, evento terribile che il lettore-spettatore rivive, vedendo in “ralenti” la scena con gli occhi dei protagonisti. Sullo sfondo campeggia un tremendo interrogativo (“Ugolino mangiò o non mangiò i figli-nipoti?”), risolto con il ricorso a Jorge Luis Borges.

Nel “PurgatorioFranco Salerno scopre nel II Canto (in cui domina il personaggio del musicista Casella) altre tecniche cinematografiche, di cui si avvale Dante, come il “campo lungo” nell’arrivo dell’angelo nocchiero e la dissolvenza, che nel Canto “In exitu Israel de Aegypto” lascia intravedere in filigrana l’esodo degli Ebrei attraverso il Mar Rosso. Anche in questo caso precisi riferimenti fanno emergere il ruolo della musica che celebra i prodigi dell’evento biblico in questione e del cammino purgatoriale delle anime.

Nel “Paradiso”, infine, è possibile leggere sullo schermo del cielo un sorprendente acronimo che si riferisce a Cristo, risultante dall’incrocio di quattro cerchi celesti formanti tre croci. La Lezione-spettacolo prosegue con il film in 3 D del XXX Canto, in cui si squaderna la disposizione a cerchio dei beati, simili a spettatori. La preghiera alla Vergine e la dissolvenza tra le 3 Persone della Trinità, infine, segnano il trionfo dell’ipotiposi, cioè del far vedere l’invisibile e del dire l’indicibile. Il miracolo del film della “Commedia” è che Dante-personaggio è divenuto, alla fine di tutte le sequenze, davvero umano, dopo avere visto il divino. “Il Sacro Poema -ha affermato Franco Salerno– si chiude con l’inquadratura delle stelle delle Galassie, che sono l’occhio dell’Onnipotente. Che Dante ci ha fatto vedere. Palpitante dinanzi ai nostri occhi, felici, meravigliati e rinnovati. Per sempre.”

La sigla di chiusura è l’”Haec dies” di Johan Sebastian Bach, uno dei capolavori della musica universale, perfettamente eseguito in diretta dal Maestro Roberto Lodato.

Riguarda la lezione

Riguarda la lezione/spettacolo “Dante, il Cinema della Mente”, clicca QUI 👇https://www.facebook.com/assostampavallesarno/videos/772700936968475/

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Raffaele Di Matteo, dopo la Maturità classica, consegue la Laurea quadriennale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Salerno, discutendo la Tesi in Istituzioni di Diritto Pubblico, dal titolo “Diritto dell’informazione radio-televisiva e nuove tecnologie”. È Avvocato Cassazionista. Coltiva, fin dall'adolescenza, la sua passione per la scrittura e per il giornalismo. Viene accreditato ad importanti ed internazionali Eventi come, ad esempio, il Festival di Sanremo, l'Ischia Film Festival, il Taormina Film Fest e l'Italian Movie Award. E' Presidente dell'Associazione culturale "Mediavox" dal 2012 e Direttore editoriale della Testata Web "MediaVox Magazine" dal 2015.