A TU PER TU CON L’ATTRICE TEATRALE MONICA MAIORINO

Teatro / Interviste


Brava. Fiera. E’ una delle più interessanti attrici contemporanee del nostro teatro italiano: Monica Maiorino. La passione per il palcoscenico ha da sempre mosso i suoi passi e molto presto all’amore per il teatro ha affiancato anche quello per il canto. La Maiorino, attraverso un accurato studio del personaggio che deve interpretare, riesce a creare una sorta di empatia con gli spettatori dei suoi lavori teatrali. Tre pecore viziose, Cani e gatti, Vesuviani, Io e te, La leggenda di Crapolla, Il capitan Fracassato sono alcuni dei tanti spettacoli a cui ha preso parte.

Come si è avvicinata al teatro?
L’inizio del mio interesse per la rappresentazione è affidato ai ricordi di mia madre, perché l’ho manifestato da piccolissima alla scuola materna. In seguito questa mia predisposizione è venuta fuori grazie alla mia insegnante di lettere della scuola media, che appassionata di teatro, ci faceva interpretare l’Iliade e L’Odissea. Fu lei che suggerì ai miei genitori di sostenermi e farmi proseguire lo studio della recitazione. Così all’età di 13 anni iniziai il mio percorso formativo nella compagnia teatrale di una cugina che fu per anni a Salerno (mia città di origine) fucina di molti talenti.


Lei ritrova se stessa nei personaggi che interpreta?
Più che ritrovare me stessa, in fase di studio, cerco similitudini nel mio vissuto ma, poi, una volta in scena cerco di raccontare con la voce e con il corpo il personaggio distaccandomi da me stessa.


Non solo attrice ma anche cantante lirica. Ci parli anche di quest’altra sua passione.
Non sono una cantante lirica, ho iniziato con lo studio del canto lirico insieme a mia sorella (che è diventata una cantante lirica) ma, io ho utilizzato sempre la mia vocalità naturale. La musica e il canto sono per me indispensabili e così ho cercato di portare avanti questa passione legandola al mio primo amore, il teatro.


Tra un’attrice di teatro e il suo pubblico si crea una sorte di empatia. Ci racconti di quando si crea questa magia.
Sì, si crea proprio una magia, difficile da spiegare. Posso dire di essere fortunata perché mi è capitato spesso di viverla; ho recitato nei grandi e bellissimi teatri italiani ma, col passare degli anni mi sono ritagliata anche esperienze in spazi off e spazi non convenzionali. In queste situazioni dove recito spesso letteralmente tra il pubblico, ho scoperto di avere un grande rapporto di empatia e di riuscire a creare quella magia di cui tanto si parla…Tutto questo è diventato tanto necessario da scegliere, negli ultimi otto anni, di lavorare sempre in spazi del genere.


Lei ha lavorato con Aldo e Carlo Giuffré. Quali sono stati gli insegnamenti che ha colto da questi due grandissimi attori?
Mi sento fortunatissima ad aver avuto l’opportunità di poter lavorare con due colonne del teatro (e non solo) italiano. Quando nel 2000 mi è stato offerto di lavorare con Aldo Giuffré ero al settimo cielo, perché è e rimane uno dei miei attori preferiti. Attore straordinario! molto generoso con i giovani, lo spiavo ogni sera nascosta dietro le quinte, da lui ho imparato il giusto rigore ma, anche la giusta leggerezza, il gioco serio del teatro e ho un bellissimo ricordo, uomo intelligente e ironico. Quando invece dopo sette anni sono stata scelta da Carlo Giuffré per il “Sindaco del rione Sanità” di Eduardo De Filippo ero teatralmente più matura e mi affidò il ruolo della moglie del protagonista. Ero comunque molto emozionata e ho sentito grande responsabilità ma, Carlo Giuffré mi ha sostenuta tantissimo nel lungo lavoro di costruzione del personaggio e mi ha inondata di consigli, da lui ho imparato più di tutto i tempi teatrali e la giusta concertazione del lavoro con i colleghi. Entrambi mi hanno stimata come attrice e questo per me è il premio più grande!

Le mani nel fuoco, Macbeth La poltrona, Il sindaco dei rione Sanità, Parole in movimento, Il baciamano. Qual è lo spettacolo teatrale che ricorda in modo particolare? E perché?
Questi sono stati tutti spettacoli importanti per me. Ognuno è legato ad un periodo diverso e ad un passaggio importante e fondamentale del mio percorso lavorativo. Se proprio devo sceglierne uno, scelgo “Il baciamano” perché sono stati il lavoro e il personaggio più travagliato ma, che alla fine mi ha regalato tante soddisfazioni.


Bisogna sempre imparare a trarre degli aspetti positivi anche dai momenti difficili. Allora che cosa ha imparato di se stessa in questa pandemia?
Sicuramente ho confermato un aspetto del mio carattere e cioè quello di risollevarmi sempre e non mollare e forse anche un po’ di fatalismo.
Ci dica tre attrici teatrali del passato che hanno segnato il suo percorso professionale.
Quando ho cominciato da piccolissima sono stata folgorata da Olivia Hussey, attrice inglese che ha iniziato con il teatro ma noi in Italia l’abbiamo conosciuta in tv nel ruolo della Madonna in ” Gesù di Nazareth” e poi al cinema nel “Romeo e Giulietta”, entrambi con la regia di Franco Zeffirelli. Poi ampliando la mia conoscenza teatrale, ho amato e preso ad esempio tantissime attrici, quelle che ho seguito di più e che hanno segnato il mio percorso sono: Lina Volonghi, Sarah Ferrati e Anna Miserocchi
.


Violenza sulle donne, femminicidi, spose bambine, tratta degli esseri umani. Come la vita reale entra nel palcoscenico?
Quando ho avuto la possibilità di poter scegliere cosa portare in scena, ho sempre scelto di raccontare la mia visione su molti temi sociali. Il teatro per me ha il compito di raccontare la vita, il quotidiano, attraverso la sua grammatica poetica, raccontare ciò per me è lo scopo del mio lavoro. Non amo andare in scena se non ho nulla da dire.


Che cosa bolle in pentola?
Come è noto a tutti, il teatro è fermo da un anno e due mesi; la ripresa sarà lunga e difficile e al momento non ci sono (Per ovvi motivi) progetti legati ad esso. Continuo comunque a studiare, approfondire, grazie anche al mio lavoro di formazione che sto comunque conducendo. Per me è importante passare il testimone e trasmettere la propria esperienza a nuove leve.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".