Tuttoattaccato

Dal 13 Maggio è disponibile in libreria Tuttoattaccato, il romanzo d’esordio di Giovanna Sica, edito da Bookabook: stimata giornalista e autrice che si occupa, da dieci anni, di raccontare storie vere e testimonianze per il settimanale Confidenze. Abbiamo avuto la possibilità di leggere il libro in anteprima e di porre qualche domanda all’autrice.

L’INTERVISTA

“Tuttoattaccato” è un titolo molto particolare che, a un certo punto del romanzo, una delle tue protagoniste spiegherà perfettamente (ma qui non facciamo spoiler). Quanto il tuo lavoro, il tuo immergerti nelle storie degli altri, ha contribuito alla nascita di questo libro? La tua domanda fa immediatamente centro: questo romanzo è venuto fuori così, “tuttoattaccato”, scritto con la testa ma anche con il cuore e con la pancia, proprio perché io sono un’autrice di storie vere. Non è un mestiere per tutti, scrivere storie vere, c’entra poco l’esser bravi con le parole. Devi metterti nei panni di altre persone e raccontarle proprio come farebbero loro. Devi prenderti dolori che non sono tuoi, ma che non puoi scansare se vuoi tirare fuori racconti onesti e autentici, che riescano a emozionare chi legge. Quando ho iniziato a scrivere Tuttoattaccato, che poi all’inizio mica lo sapevo che sarebbe diventato un romanzo, mi sono accorta che avevo un bagaglio enorme e prezioso a cui attingere: tanti anni di confidenze, confessioni, sfoghi. Avevano sedimentato dentro di me un mare di storie che non avevo vissuto direttamente io, ma avendole raccolte e poi raccontate usando la prima persona singolare erano diventate anche mie.

C’è stato un episodio particolare che ti ha spinta a raccontare la storia di Sandra e delle sue amiche? Sì, ho iniziato a scrivere questo romanzo dopo aver visto star male una bambina. Era estate, e al solito posto in cui andavo in vacanza rividi una bambina che anche le estati precedenti era lì. Ma quella volta c’era qualcosa di diverso nei suoi occhi. Piangeva, non voleva fare il bagno a mare, urlava contro sua zia. Non c’erano i suoi genitori. Percepii subito che il suo era un malessere profondo e non un capriccio da bambina. Ebbi paura che la mamma di quella piccina si fosse ammalata, o, peggio ancora, che fosse morta. E invece la mamma di quella bambina se ne era andata. L’aveva abbandonata. Quel fatto mi squassò il cuore, eppure, non era la prima volta che mi confrontavo con quel tipo di dolore, me l’avevano già confidato. Scattò qualcosa dentro di me: immaginai una donna adulta cha da piccola avesse avuto quel tipo di scippo, il più grave in assoluto, e decisi che mi sarei presa cura di lei. Dove mette radici il male che ti fa una madre che ti volta le spalle? Iniziai a scrivere per cercare di arginare quel male. È così che è nata Serena, una delle quattro protagoniste di Tuttoattaccato. E non potevo salvarla da sola. Avevo bisogno di darle mani a cui potersi aggrappare tutte le volte che sarebbe andata giù. All’inizio mi sono inventata facce e storie solo per far cerchio attorno a Serena. Poi, anche le altre protagoniste, Sandra, Beatrice e Alessandra, hanno preso a camminare sulle loro gambe.

Uno degli elementi fondamentali al centro del tuo libro è quello della partecipazione, dell’affetto e della lealtà spartita tra un gruppo di donne. Proprio partendo dal rapporto speciale tra le quattro amiche della Puteca, ti chiedo: qual è, per te, il valore dell’amicizia femminile? Un valore enorme! Un’amica, ma anche un amico, può salvarti la vita! L’amicizia al femminile rappresenta un arricchente prezioso: soprattutto se si tratta di rapporti che ci portiamo addosso fin dall’infanzia o dall’adolescenza, dal tempo in cui si cresce sulla faccia dell’amica che cambia, il tempo dell’intensità vera, quella che poi nella vita non torna più. Le amiche sono un capitale su cui non si dovrebbe mai smettere di investire. Le amiche ci sono sempre quando bisogna spartirsi i problemi, ma pure quando arriva il giorno buono, e lì hanno il potere di farti sentire ancora e per sempre nel bel mezzo dell’adolescenza!

Il tuo romanzo è ambientato a Marina di Vietri, direttamente sul mare. Il mare e il colore azzurro tornano molto spesso nella tua narrazione come simbolo d’amore: negli occhi di Giulio, di cui Sandra è innamorata, nel colore degli oggetti e di un certo vestito di cui non dico altro. Di solito sono sempre il fuoco e il colore rosso ad essere associati all’idea della passione: nel tuo caso, invece, come nasce l’associazione tra mare, azzurro e amore? Che bella domanda, grazie! Hai ragione, di solito è il rosso il colore che simboleggia l’amore, la passione. Invece in questo romanzo l’amore è ammantato d’azzurro! Io amo il mare, amo Marina di Vietri, e il celeste è il mio colore preferito: è stato naturale per me trasferire tutta questa azzurrità in Tuttoattaccato.

Figura emblematica all’ interno del romanzo è quella della “Madre”: tutte le tue protagoniste hanno a che fare con un’esperienza di maternità molto sfaccettata, sia come madri che come figlie. Cosa vuol dire essere madre per te? Ho sempre sentito, fin da piccola, che la maternità era qualcosa che mi apparteneva. A 27 anni stringevo in braccio Lorenzo, il mio primo figlio, e prendevo consapevolezza del fatto che la vita di prima non esisteva più: avrei amato quel bambino sopra ogni cosa, per sempre. Sei anni dopo è arrivata Isabel, il giorno della sua nascita è stato il più bello della mia vita! Certo, non son state solo rose e fiori. Quando si ama così tanto qualcun altro si diventa vulnerabili. Ma di tutti i doni che la Vita mi ha fatto, la maternità è stato il più grande in assoluto. E non parlo solo dei figli con cui ha benedetto il mio ventre, ma di una istintiva propensione alla cura degli altri, sì, per me essere madre vuol dire avere dentro di sé lo spazio per l’accoglienza materna, e non sto parlando di uno spazio fisico. Io mi sono sempre sentita madre di qualcuno, fin da piccola. Per i miei amici sono “mamma Giò”. Prima che la donna, l’amica, la scrittrice, la giornalista, i miei amici vedono in me una mamma, perchè, forse, fra tutte le parole che potrebbero rappresentarmi, questa è la più appropriata. La maternità ha radici nel cuore, non nella pancia: ci sono donne che sono mamme anche senza generare bambini e altre che non lo saranno mai pure se mettono al mondo dieci figli.

Nel tuo romanzo c’è una vera propria “colonna sonora” a fare da sottofondo agli eventi (da Baglioni a Vasco, fino alle canzoni di Tiziano Ferro). Come e perché hai scelto di inserire proprio questi brani? Su Confidenze ho una rubrica, Parole in musica, dalle cui pagine scrivo ai grandi cantanti italiani. E proprio per quel concetto di “tuttoattaccato” che srotolo nel romanzo, non potevo tenere la musica fuori dal portoncino verde pistacchio della Puteca! Ho scelto Vasco come cantante preferito delle mie ragazze perché le ho immaginate molto rockettare. Però ci sono anche altri grandi artisti italiani. Adriano Celentano, Pino Daniele, Claudio Baglioni, Roberto Vecchioni, Fiorella Mannoia. Tiziano Ferro, con un verso di Potremmo ritornare che fa: “E tu perché mi guardi se puoi reclamarmi”, che racchiude in poche parole il leit-motiv di Tuttoattaccato: il desiderio che abbiamo che le persone che amiamo tornino a reclamarci.

“Tuttoattaccato” nasce da un progetto di crowfunding con la casa editrice Bookabook. Quale è stata la tua esperienza con questo nuovo concetto di editoria? Lo consiglieresti a uno scrittore emergente? È stata una bella sfida! La mia campagna di crowdfunding è partita il 13 luglio scorso; un mese dopo avevo già raggiunto i 200 ordini necessari per la pubblicazione! L’affetto e la fiducia di chi mi segue da sempre mi hanno davvero commossa. E sì, consiglierei di tentare questa strada, di partire dal basso, a chiunque abbia in mano un buon manoscritto e voglia provare a pubblicarlo.

Laureata in Letteratura italiana all' Università di Salerno, ha poi conseguito un master in Cinema e Televisione diretto dal produttore Nicola Giuliano presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli: grazie a questa esperienza ha partecipato al Roma Fiction Festival 2016 con un progetto di serie inedito. Lettrice onnivora e famelica, nel tempo che avanza è sceneggiatrice e scrittrice. La sua passione più grande sono le belle Storie: le scrive, le legge, le guarda e le gioca.