Il tempo sospeso

RECENSIONI LIBRI / Lorenzo Basile, “Il tempo sospeso”, volume di liriche

Un vero gioiello letterario
Originale e profondo, denso di valori, fitto di richiami, sorretto da una fede vera. Avevamo bisogno di un libro che si pone dal punto di vista dell’Altro

Il nostro è un tempo malato. Soffocati da un virus invisibile e cangiante, abbiamo perso la fiducia in noi stessi e rischiamo di essere vittime della sensazione di non essere più all’altezza di una realtà che sembra dominarci. Ci giungono, perciò, gradite e necessarie le voci della lotta e del coraggio, della speranza e della fede nei grandi valori che vengono dalla Poesia, quella vera, genuina, salvifica. E vera, genuina e salvifica è la poesia di un intellettuale dal multiforme ingegno come Lorenzo Basile (poeta, pittore, animatore culturale, colonna del volontariato), i cui versi nella raccolta “Il tempo sospeso”, ed. Etabeta (curata con grandissima finezza culturale da Valentina Basile) si squadernano nella loro aurea purezza.

Proverò a scegliere dieci aggettivi, che possano abbracciare altrettanti aspetti delle liriche…

  1. Innanzitutto, quella di Basile è poesia non genericamente consolatoria, ma coraggiosamente graffiante (termine che deriva dalla stessa matrice etimologica del verbo greco “gràpho”, che significa appunto “scrivere”). Anche i sentimenti sono forti e potenti, quasi primitivi. “La sete di te graffia alla porta” (in “La casa delle cicogne”, p.19); e il carattere primitivo o, per meglio dire, “ancestrale” consente l’avvicinarsi alla “porta” della Vita.
  2. La poesia di Basile è oggettuale, in quanto un oggetto, apparentemente semplice e quotidiano, assume un significato emblematico. Mi ha colpito, ad esempio, l’oggetto-conchiglia (p. 8), che è capace, una volta accostata all’orecchio, di amplificare le voci e di rendere di esse l’eco oceanica e, dunque, universale del sentire dell’Autore.
  3. La poesia di questi versi è gnomica. Il poeta dissemina le sue liriche di aforismi. A partire dall’esergo (“Ci vuole molto coraggio nel mostrare a chi amiamo le nostre fragilità”) per passare a sentenze come “Il vuoto è presenza del sogno infranto” (il vuoto esibisce come in un museo il sogno irrealizzato, che si accampa come sconfitta positiva, come prova fallita, che però tempra la resistenza e la resilienza dell’uomo).
  4. La poesia dell’Autore de “Il tempo sospeso” è profondamente retorica (nel senso letterale e nobile di padroneggiare le parole). Il volume offre una panoramica di tropi, a cominciare dal più lineare eppur pregnante, come l’anafora (la letteratura italiana stesso ha inizio con una sventagliata flamboyant di anafore nel “Cantico delle creature”). In Basile l’anafora offre un esempio interessante come “Voglio” ripetuto 4 volte in “Le mie parole” che unisce il gioco, le azioni quotidiane, la scrittura e l’amore.
  5. Basile si ispira ad una poesia cosmica. Nelle sue liriche compaiono echi dei quattro elementi naturali: Fuoco, Acqua, Terra e Aria, le cui iniziali danno l’acronimo FATA, che richiama il termine latino “Fata”, cioè “le cose dette una volta per sempre e segretamente”. Tra i quattro elementi vorrei parlare solo del quarto: l’Aria (collegata al respiro della Vita), perché nei versi di Basile è rappresentata dalla parola “vento” e dalla parola “anima”, che, con le sue ben 22 presenze, è la parola-chiave. Innanzitutto, va detto che “anima” deriva dal greco “ànemos”, che significa “vento” e “alito”. E con il corporeo l’anima si compenetra in un emblematico verso “Senza la carne l’anima muore”. L’anima diventa un habitus fisico e spirituale in un altro verso (“indosso la tua anima”) della lirica “La mia maschera”.
  6. Ma l’indossare l’abito di qualcun altro non è solo mascherarsi, ma -con una focalizzazione interna- porsi dal punto di vista dell’altro e comprendere il dolore dell’altro. Siamo arrivati all’ottavo aggettivo da me scelto per qualificare la profondità di scrittura di Lorenzo Basile: poesia solidale. Che si lega al preziosissimo lavoro di volontariato dei “Nasi rossi” condotto (si veda “L’incanto”), in mezzo a croci e a sofferenze.
  7. E la Croce ci consente di passare al livello della poesia ierofanica: la ierofania è un oggetto profano che viene investito dell’aura del sacro. Come appunto la Croce, che da simbolo di infamia diventa simbolo di resurrezione. Ad essa è collegato l’Albero (p. 71), che unisce Cielo e Terra, a mo’ di ombelico del mondo (Omphalòs).
  8. La comunanza con gli altri dà vita perciò ad una poesia dialogica, che si struttura come un dialogo con qualcuno che sta di fronte (simile al “tu” universale di Montale). Un “tu” che il nostro Poeta esorta a combattere sempre, quando scrive: “Non gettare il cuore alle ortiche”. La poesia di Basile ti fa capire che vivere è lottare ogni giorno.
  9. Il penultimo aggettivo: quella di Lorenzo Basile è una poesia liminare (poesia di soglia e di passaggio), che riassume tutti gli aggettivi precedenti. Perché Basile passa dal reale al fantastico, dall’individuale all’universale, dalla non consapevolezza alla consapevolezza (idea evidente in “Io non sapevo”), dalla dialettica fine-inizio (“la fine è un inizio” (p. 53): egli scrive ponendoci dinanzi a un “telos” (“la fine”, ma anche “il fine”).
  10. Infine, in questo tempo sospeso, in questi momenti di sofferenza, Lorenzo Basile ci consegna un libro autenticamente ottimista. Che ci fa amare la vita e la terra che ci ha dato i natali. “Il mio paese” è una lirica-manifesto. Lorenzo ama il suo, il nostro paese: con le sue colline che si stagliano al cielo, con il fiume silente, che non è un killer ma una vittima, con la terra coltivata dalle mani ruvide dei contadini. L’ottimismo pur in mezzo al male e al dolore. Perché solo chi soffre oggi, saprà domani gioire.

Avevamo bisogno di un libro così pensato e realizzato, originale e profondo, denso di valori, fitto di richiami, sorretto da una fede vera. Lo leggeremo e lo rileggeremo; e ne trarremo insostituibili insegnamenti. E, quando chiuderemo queste pagine, ci accorgeremo che si sono stampate a lettere di fuoco nel nostro animo e nella nostra memoria

RIVEDI IL VIDEO DELL'EVENTO DELL'11 GIUGNO 2021 A SAN VALENTINO TORIO AL SEGUENTE LINK 👇https://www.facebook.com/groups/mediavoxmagazine/permalink/3052942301655823/      
Sono intervenuti: Pasqualina Garofalo, Assessore all'Ambiente del Comune di San Valentino; Franco Salerno; scrittore, giornalista e saggista; Raffaella Marciano, psicologa e psicoterapeuta; Lorenzo Basile, pittore e poeta. Ha moderato, Viridiana Myriam Salerno, giornalista Direttrice di MediaVox Magazine. 
Foto e video di Anna Pellegrino, Enzo Polverino e Maria Campagnuolo.

Condividi questo articolo...Print this page
Print
Email this to someone
email
Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Pin on Pinterest
Pinterest
0

Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "la città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori) e "le ombre non mentono", il thriller storico ambientato nella Salerno misteriosa (Guida Editori)