Franco Ascolese: la sua Vita in Musica

Intervista a Franco Ascolese, vincitore del Primo Premio Internazionale “International Moscow Music Competition”

INTERVISTA ESCLUSIVA DI “MEDIAVOX MAGAZINE” A FRANCO ASCOLESE, ORGOGLIO ITALIANO

Franco Ascolese, 24 anni, tra i tanti riconoscomenti ricevuti, ha vinto anche il Primo Premio Internazionale IMC per la categoria Fiati. Figlio e nipote d’arte, Franco è un flautista dal talento dirompente con una carriera tutta in ascesa

È giovanissimo e ha un talento straordinario. Ci si accorge di questo già solo chiacchierando con lui: Franco Ascolese, 24 anni, è il flautista italiano che si è distinto all’International Moscow Music Competition, vincendo il Primo Premio per la categoria Fiati.

La passione folgorante per il flauto avviene già sui banchi, quelli della Scuola Media “Criscuolo” di Pagani, dove in pochi mesi brucia tutte le tappe apprendendo la tecnica base. Una tecnica che ha potuto migliorare negli anni con lo studio specialistico, ma che ha sicuramente affinato grazie anche agli insegnamenti ricevuti tra le mura domestiche, dove la musica è pane quotidiano da generazioni.

È stata proprio la madre la concertista, M° Emma Petrillo, concertista internazionale in formazione duo “Petrillo – Santoro“, attuale docente di pianoforte al Conservatorio Giuseppe Martucci di Salerno, insieme al nonno M° Vincenzo Pignataro già violinista del Teatro Regio S. Carlo di Napoli, ad introdurre Franco alla passione della musica. Centrale anche il ruolo del padre, prof. Mario Ascolese, Chirurgo Pediatra, e del fratello Marco, manager di Franco, che è, a sua volta, Diplomato in  Chitarrista Classica, laureato in MBA (Master Business Administration con 110 e lode) e laureando in Medicina a Plovdiv in Bulgaria. 

Musica e vita sono come le note di un accordo: vanno sempre suonate insieme

Attraverso questa speciale intervista per Mediavox Magazine, Franco Ascolese si racconta con grande sincerità: ci parla del suo amore per la musica e di quanto sia infinitamente grato ai suoi Maestri per avergli trasmesso la gioia di vivere la passione per questo mondo.

L’INTERVISTA

Come nasce il tuo interesse verso il flauto? Già da piccolo mia madre mi ha indirizzato allo studio del pianoforte, uno strumento polifonico che mi ha aiutato tanto, perché ho iniziato a esibirmi e a fare saggi da giovanissimo. Nell’aula sperimentale della Scuola Media ricordo che, nel primo pomeriggio, sentivo giungere nella mia classe il suono di uno strumento lontano che ci allietava durante le lezioni: era proprio il flauto. Incominciavo ad incuriosirmi; un giorno, tornato a casa, ho confidato a mia madre che mi sarebbe piaciuto approfondire questo strumento. Il mio primo maestro è stato Francesco Pepe, il docente di flauto alla Scuola Media ‘Criscuolo’ di Pagani: lui è stato il primo che mi ha fatto appassionare a questo mondo e si è accorto, da subito, che ero anche molto dotato. Nel giro di pochi mesi mi ha aggiunto anche al saggio di fine anno, facendomi duettare con i ragazzi che studiavano flauto già da tre anni.

In casa hai un maestro, anzi due, di grande rilievo internazionale. Parlo di tuo nonno Vincenzo e di tua madre Emma. Come hanno reagito quando gli hai detto che avresti desiderato suonare il flauto? Ho la fortuna di avere una famiglia che mi ha sempre appoggiato in ogni mia decisione. Loro sono sempre stati i primi a credere in me e, forse, questa è stata la spinta per continuare a studiare il flauto. Devo tutto a loro: sono i pilastri che mi hanno sorretto nel mondo della musica e nello studio.

Ricordi la prima volta che ti sei esibito dal vivo? Certo: è stato durante un saggio di fine anno, nell’Auditorium della Scuola Media che frequentavo. Quella è stata la prima esibizione pubblica con il flauto, ma non era la mia prima volta in assoluto: mia madre, sin da piccolo, mi inseriva in tutti i suoi saggi di pianoforte e questo è servito tanto a sbloccarmi nell’approccio con il pubblico e con le grandi platee.

Quante ore al giorno ti alleni? Cerco sempre di fare un minimo di 5 ore al giorno, tutti i giorni. Non mi fermo mai! Il mio maestro diceva sempre che noi strumentisti siamo degli artigiani: l’artigiano crea un pezzo d’arte dal nulla, ma deve lavorare tutti i giorni per poter completare un oggetto; noi strumentisti, allo stesso modo, abbiamo tutto nelle nostre mani. Tutta la nostra vita è nelle nostre mani: sono la cosa più preziosa che abbiamo. Per superare se stessi bisogna essere un po’ “maniacali” da questo punto di vista: è necessario studiare tanto per affinare la tecnica e bisogna avere la costanza di farlo tutti i giorni.

Oltre alla musica hai altre passioni? E se si, come fai a conciliare tutto? Per 7 anni sono stato Campione italiano di Judo a livello agonistico, cintura marrone ad un solo step per diventare cintura nera. Questo lo devo a mio padre, campione di canottaggio, che ha sempre indirizzato verso lo sport sia me che mio fratello. Mi sono appassionato al Judo raggiungendo livelli alti, fino a quando sono arrivato ad un bivio: o la musica o lo sport. Nel Judo bisogna avere una mano ferma e tanta forza. Dunque, mi sono accorto che bastava un nulla per rovinare le articolazioni delle mani e dei polsi e, quindi, ho dovuto rinunciare per amore della musica. Nella mia vita, poi, c’è stata anche l’esperienza del nuoto. Fino ai 13 anni, ho frequentato la piscina e mi divertivo con mio fratello a fare gare di apnea: ci sfidavamo a chi resisteva di più sott’acqua! Lo sport dell’apnea, che ci ha insegnato nostro padre, mi ha aiutato tanto con il flauto perchè per suonarlo bene bisogna avere tantissimo fiato. Ho dei polmoni immensi, per via anche della mia fisicità: sono molto alto e robusto e questo, senza dubbio, è un altro vantaggio.

Pur essendo giovanissimo, hai un curriculum vitae ricco di esperienze di rilievo, in Italia e all’estero. Addirittura, nel 2019, hai tenuto una Masterclass per gli allievi del Conservatorio di Mosca, che sono particolarmente attratti dalla tecnica flautistica Italiana. Cosa ha rappresentato per te quest’esperienza? Loro sono attratti soprattutto dalla Musica italiana. L’Italia è il Paese del bel Canto e della Lirica e, per questo motivo, siamo invidiati in tutto il Mondo. Noi lo diamo per scontato ma all’Estero ci amano tantissimo! Dobbiamo esserne orgogliosi. Quando ho partecipato a questa Masterclass, ero emozionatissimo. È stata anche la mia prima Masterclass internazionale e sono stato accolto benissimo, è stata un’esperienza indimenticabile. Con loro mi sono relazionato parlando in Inglese ma la musica è un linguaggio universale: dove non arrivano le parole, arriva la Musica.

Nel 2018 sei riuscito ad essere ammesso anche all’Accademia di Santa Cecilia pur non avendo ancora conseguito il biennio. Come li hai conquistati? Quando ho partecipato all’audizione l’ho fatto senza nutrire troppe speranze. Mi sono detto “ci provo”, ma Santa Cecilia è un polo internazionale della musica mondiale, sapevo che sarebbero accorsi strumentisti internazionali di livello altissimo. Su 38 flautisti ne presero tre, compreso me che non avevo ancora conseguito il biennio. La Commissione, generalmente, impone dei pezzi che noi concorsisti scegliamo prima di esibirci. Io scelsi “La Partita” di Bach e “Il Pastore Svizzero” di Morlacchi, un pezzo molto virtuosistico, e suonai dei “Soli Orchestrali” che erano un passaggio obbligato per poter accedere alla scuola.

Nel corso del 2021 hai vinto importanti Concorsi… La pandemia mi ha dato l’opportunità di poter studiare molto a casa. Ho registrato dei video professionali che ho tenuto da parte. Con l’arrivo del Covid si è svolto tutto online e, a quel punto, ho deciso di partecipare con i video che avevo già registrato. Ho partecipato all’ INTERNATIONAL COLLEGIUM MUSIC COMPETITION, vincendo il premio speciale “BACH” e la borsa di studio; poi, ho vinto il prestigioso Concorso “INTERNATIONAL PRIME COMPETITION DI  BONN” in Germania, con la possibilità di esibirmi in un Concerto nella famosissima “BEETHOVEN – HOUSE”, nella città di Bonn. Inoltre, il 1 giugno, alle due di notte, ho ricevuto dalla Russia, tramite e-mail, la comunicazione della vittoria del primo Premio assoluto al Concorso di Mosca “INTERNATIONAL MOSCOW MUSIC COMPETITION”. Per me è stata una grande soddisfazione. Adesso, però, sono già proiettato verso il prossimo obiettivo!

Per un musicista, che cosa rappresenta la partecipazione ad un Concorso? Tu, nonostante i tanti obiettivi raggiunti, continui sempre a metterti in gioco… Il concorso è una sfida personale. Significa mettersi in gioco e vedere fino a che punto si arriva. Per me rappresenta una sfida con se stessi, è un modo per capire fin dove posso spingermi. Un concorso ti sprona e stimola una sana competizione. La sola partecipazione, anche senza la vittoria, è comunque un’esperienza formativa: ascoltare gli altri ti regala sempre qualcosa di speciale. Io consiglio sempre ai più giovani di partecipare alle competizioni perché, altrimenti, si rischia di perdere la motivazione. Vincere un premio, seppur piccolo, è un modo per invogliarti a fare sempre di più: non si è mai arrivati, bisogna spingersi sempre oltre i propri limiti.

In questi anni hai suonato affiancando tantissimi musicisti e strumentisti di talento. Se potessi scegliere un artista famoso, con il quale non hai ancora suonato, chi sceglieresti e perché? Bella domanda! L’anno scorso sono entrato a Bologna per seguire una Masterclass nella classe di Andrea Griminelli, il maestro flautista che ha accompagnato Luciano Pavarotti, Sting e che ora accompagna il maestro Andrea Bocelli. Grazie al maestro Griminelli, ho avuto, poi, anche la possibilità di partecipare alla Masterclass tenuta da Emmanuel Pahud, che è il primo flauto della Berliner Philharmoniker, una delle orchestre più ammirate in tutto il mondo. Poterlo conoscere e avere consigli da lui è stato fantastico. Infine, c’è Sir James Galway: questi tre musicisti per me rappresentano il top del top. Per quando riguarda l’artista con il quale vorrei suonare sceglierei senz’altro una grande soprano come il M° Maria Agresta perché sono affascinato anche dalla musica lirica.

Tra i tuoi maestri ci sono Salvatore Lombardi, Andrea Oliva e Andrea Griminelli. Tutti e tre rappresentano delle tappe fondamentali della tua formazione musicale: riusciresti a indicarmi l’insegnamento più grande che ti hanno trasmesso ciascuno di loro? Salvatore Lombardi è stato ed è tutt’ora il mio Maestro di riferimento: mi ha trasmesso la costanza nello studio e, soprattutto, il metodo per studiare e mi ha plasmato come musicista. Con il maestro Andrea Oliva mi sono formato a Santa Cecilia e ora a Lugano: lui mi ha trasmesso anche la passione per la Lirica italiana. Con Oliva ho capito che il flauto, durante l’accompagnamento, deve proprio “cantare”. Il maestro Oliva ha il merito di aver ampliato la mia visione della musica, consentendomi di andare oltre e di comprendere anche la visione degli altri strumenti presenti in Orchestra. Andrea Griminelli, invece, mi ha trasmesso la voglia di arricchirmi sempre di più. La voglia di scoprire, di viaggiare, di vedere la musica non solo dal punto di vista strettamente accademico ma anche da solista.

In tutti questi anni di studio e di lavoro, qual è l’insegnamento più grande che ti ha trasmesso la Musica? Un’immensa gioia di vivere. La musica per me è qualcosa di incredibile. Quello del Musicista è, per me, il lavoro più bello del mondo! Sono approdato al flauto per un caso fortuito e, inizialmente, mi dicevano che non avrei potuto suonarlo per via della conformazione delle mie labbra, un po’ troppo grandi per il flauto. Questo mi ha spinto a impegnarmi ancora di più e a portare avanti questa passione che sento dentro di me da quando sono al mondo.

Quali consigli daresti a un giovane ragazzo che, come te, vuole diventare flautista? Di avere tanta costanza e di ascoltare tanta musica. Non solo prettamente flautistica, ma anche opera, da camera, sinfonie orchestrali… insomma circondarsi di musica a 360 gradi! Questo aiuta tantissimo perché, solitamente, noi strumentisti ci chiudiamo in una bolla dove vediamo solo il nostro strumento. Invece, bisognerebbe comprendere anche gli altri strumenti dell’Orchestra, capire il punto di vista degli altri Musicisti. Bisogna avere una visione ampia e senza limiti. Quando si suona in Orchestra è fondamentale sentire gli altri, bilanciare il proprio strumento con quello degli altri musicisti e guardare il Direttore: allenarsi ad avere una visione d’insieme aiuta tantissimo.

Dove ti immagini tra qualche anno? Quali sono i tuoi obiettivi futuri? Mi immagino sempre più avanti nel mondo del flauto per farmi sempre più strada nel mondo solistico e orchestrale ma, soprattutto, lavoro sodo anche per restare all’altezza dell’affetto e della stima che ripongono in me i mie Maestri di Musica e di Vita.

BIOGRAFIA – Franco Ascolese. Il musicista Franco Ascolese è nato a Salerno nel 1997. Nell’ottobre del 2017 ha conseguito la Laurea Triennale e nel 2019 il “Biennio Solistico” in Flauto Traverso, ambedue con votazione di 110 e Lode presso il Conservatorio G. Martucci di Salerno, sotto la guida del M° Salvatore Lombardi. Nel 2015 si è esibito di fronte ad una platea Internazionale all’ EXPO di Milano invitato dal BAPTIST HOSPITAL OF MIAMI-FLORIDA con un concerto dedicato all’Autismo tenutosi nel cluster “Isole, Mare, Cibo” durante la Settimana Europea sull’alimentazione sponsorizzata dalla F.A.O. Sempre nel 2015 ha vinto l’audizione per l’orchestra Scarlatti junior di Napoli  del M° Gaetano Russo, vincendo la selezione a Primo Flauto con borsa di studio. Nel 2018 ha vinto l’audizione per il corso annuale di Alto Perfezionamento presso L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, tenutosi dal M° Andrea Oliva. Nel 2019 ha vinto l’audizione e attualmente sta frequentando il Master of Arts in Music Performance, in Svizzera, a Lugano, nella classe del M° Andrea Oliva. Dal 2019 sta frequentando il Corso annuale di Alto Perfezionamento SOLO per solisti, con il M° Andrea Griminelli, presso la Sala Mozart della Regia Accademia Filarmonica di Bologna. Si è esibito in concerto all’EXPO di Milano In questi anni il curriculum si è arricchito di tantissime esperienze formative e professionali, in Italia e all’Estero. In qualità di docente, nel 2019, ha tenuto una una Masterclass per gli allievi del “Conservatorio di Musica Regionale di A.N. Skrjabin”, Mosca (Russia). Ha inaugurato la 48° edizione internazionale del Giffoni Film Festival (2018-2019), ha suonato a Montecitorio e ha vinto numerosi premi prestigiosi. Quest’anno 2021 ha partecipato a diversi Concorsi Internazionali vincendo sempre il Primo Premio e borsa di studio, ricordiamo il Premio Speciale’J. S.Bach’ – International Collegium Musicum Competition – di Lugano. Segue il primo premio al prestigioso Concorso International Prime Competition di Bonn – Germania, conferendogli un concerto nella Beethoven – House, inoltre, il primo giugno 2021 vince il primo premio per la categoria fiati al Concorso  “International Moscow Music Competition”, prossimamente l’11 Luglio suonerà con la pianista M° Laura Cozzolino a Forio d’Ischia per la prestigiosa Stagione Concertistica “Giardini La Mortella” dove si esibiscono giovani musicisti under 32 per dar seguito alla volontà espressa da William Walton, che “La Mortella” potesse aiutare i Giovani Talenti Internazionali a spiccare “il volo”.

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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.