Una donna promettente

Ritorno al cinema

Il 24 Giugno finalmente è arrivato nelle sale italiane Una donna promettente (Promising young woman), film fresco di candidatura agli Oscar, vittoria per la migliore sceneggiatura originale nonché prima prova registica per Emerald Fennell, già conosciuta e stimata sceneggiatrice della seconda serie di Killing Eve.
La pellicola, inoltre, è stata prodotta dalla LuckyChap Entertainment di Margot Robbie e presentata al Sundance 2020, punto di partenza per quella fortunata scia di premi e riconoscimenti che l’ha vista tra i protagonisti dei più importanti eventi del settore cinematografico.

Dopo una programmazione che lo prevedeva in uscita al cinema per il 13 Maggio, il debutto italiano del film ha subito un sostanziale slittamento. Dietro lo spostamento c’è una controversia legata al doppiaggio del personaggio di Gail, interpretato dall’attrice trans Laverne Cox: la scelta di far doppiare l’attrice ad un uomo ha scatenato numerose reazioni e polemiche nel web. In seguito a quanto accaduto, la Universal si è subito scusata e, dopo aver distribuito una nuova versione della locandina ufficiale con la data corretta, ha anche provveduto ad un nuovo doppiaggio.

La “donna promettente” del titolo è Cassie ( la brava Carey Mulligan), trentenne dal brillante passato come aspirante medico che, dopo un evento traumatico che le ha sconvolto la vita, ha deciso di lasciare gli studi continuando a vivere nella casa dei genitori e racimolando qualche spicciolo facendo la barista.
Nella vita monotona e tranquilla della ragazza c’è solo una costante: un ciondolo, da cui Cassie non si separa mai. Sulla metà di un cuore spezzato è inciso il nome di Nina, la sua migliore amica sin dall’infanzia.
Cassie e Nina frequentavano la facoltà di medicina insieme ed erano inseparabili, fino a quando qualcosa di terribile non ha impedito ad entrambe di continuare con gli studi: questo evento sarà l’incidente scatenante di tutto il film e la fonte di quella sete di vendetta e giustizia, ultimo obiettivo della protagonista.
Sì, perché Una donna promettente rientra a pieno titolo in quel filone cinematografico conosciuto come revenge movie: Cassie è una vendicatrice e ce lo confida sin dal trailer.
Ogni mese la ragazza si finge ubriaca fradicia in un bar ed aspetta pazientemente l’arrivo del bravo ragazzo di turno che si propone di aiutarla mentre, in realtà, il suo unico interesse è approfittarsi del suo stato di incoscienza per ottenere facilmente del sesso non consensuale. Proprio quando l’uomo si accinge a consumare il rapporto, però, la protagonista si desta dal suo presunto stato confusionario e lo atterrisce mettendolo di fronte alla propria sobrietà.

I rapporti di genere, la rape culture, il cat calling, il consenso, la rabbia e la frustrazione di non essere credute: le tematiche principali al centro della pellicola di Fennell sono di un’attualità sconcertante, mostrate con una lucidità schietta e imprevedibile, che trova nella sobrietà del plot e nella narrativa brillante la propria ragione d’essere.
Parlavamo di revenge movie e, anche se il film rientra in quella categoria, è impossibile non fare caso alla sua atipicità all’interno del genere: Una donna promettente è un film che depista lo spettatore di continuo, un film in cui, con virate inaspettate nei territori del thriller e del romance movie, le pieghe possibili per la storia sembrano confluire verso strade sempre diverse per poi giungere, nel finale, ad una risoluzione amarissima.

Figlio del periodo storico che stiamo vivendo, delle rivendicazioni partite dal movimento me too e della consapevolezza con cui (finalmente) il mondo femminile sta iniziando a parlare e chiedere un’attenzione sempre maggiore sui propri problemi e i propri traumi, il lungometraggio pone lo spettatore di fronte ad una serie di domande scomode e ad una triste e squallida realtà: la visione di una donna che, se beve o è vestita in un certo modo, se l’è cercata.
La concezione che alcuni uomini, perché conosciuti come “bravi ragazzi” di buona famiglia, non possano commettere certe cose e che, anche quando queste cose succedono, si tratti sempre e solo di “ragazzate”.
La difficoltà nel comprendere un concetto semplice e quasi scontato come il consenso, nel capire che un NO resta tale a prescindere dalla situazione.

Raccontato attraverso un’estetica pop pazzesca in cui predominano i colori pastello e l’oggettistica kitsch, il film è l’esposizione della parabola di una donna nuova e arrabbiata: stufa di stare in silenzio, di essere compiacente e guardare avanti, la sua protagonista decide di giungere alle conseguenze estreme.
Cassie decide di trasformarsi in un angelo vendicatore contro l’omertà e quella violenza che la passa sempre liscia, quella dei nice guys, senza, tuttavia, dimenticare di volgere lo sguardo anche verso l’ipocrisia di tutte quelle donne che giustificano quanto accade alle altre perché, se sei una brava ragazza, alcune cose non ti succedono.
Questa trasformazione è continuamente sottolineata anche da un punto di vista registico, con inquadrature puntuali e scelte con cura per ribadire il concetto. Degno di menzione anche il comparto sonoro del film: la musica composta da Anthony Willis (candidata all’Oscar come miglior colonna sonora) riesce a sottolineare il tono cupo della storia e a creare un contrasto molto interessante e ben riuscito con la scelta delle altre tracce inserite nel film. Musica pop direttamente dagli anni 90 e dal primo decennio dei 2000, passando dalle iconiche Spice Girls fino a Toxic di Britney Spears in un arrangiamento per archi da brividi.

Un film da guardare perché, senza ricorrere ad un’esagerata violenza grafica, riesce ad alzare la voce e a trasmettere forte e chiaro il messaggio sociale di cui si fa portavoce. Un film di cui si discuterà tanto, destinato ad accendere ulteriori considerazioni sul nostro presente, un’epoca nella quale essere donna è (anche) una lotta in cui non c’è più spazio per i compromessi.

Laureata in Letteratura italiana all' Università di Salerno, ha poi conseguito un master in Cinema e Televisione diretto dal produttore Nicola Giuliano presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli: grazie a questa esperienza ha partecipato al Roma Fiction Festival 2016 con un progetto di serie inedito. Lettrice onnivora e famelica, nel tempo che avanza è sceneggiatrice e scrittrice. La sua passione più grande sono le belle Storie: le scrive, le legge, le guarda e le gioca.