L’Associazione “Occhio alla lontra” a difesa della Valle del Sele e del Tanagro si batte in prima linea contro la delocalizzazione delle Fonderie Pisano a Buccino. In questa interessante intervista a Francesco Senese, componente dell’associazione, le ragioni di questa scelta.
L’INTERVISTA

Iniziamo con parlare di Lei, prof. Senese, e di che cosa si occupa l’Associazione “Occhio alla lontra”… Sono Francesco Senese, un insegnante di Oliveto Citra, più che definirmi un ambientalista preferisco definjirmi un libero cittadino di Valle del Sele. Sono quinto di sei figli e la nostra famiglia ha avuto sempre un rapporto diretto con il Nostro fiume Sele e con il suo ambiente circostante. Ho sempre considerato il fiume non solo una risorsa, ma un rifugio, un compagno di vita. Per cui mi propongo di difendere il mio territorio sia dagli attacchi che minacciano l’eco-sistema e sia da tutti quelli che danneggiano socialmente ed economicamente le popolazioni di queste aree. L’idea di un’associazione che includa i paesi che vanno dall’alta Irpinia fino alla Piana di Paestum e del Vallo di Diano è un progetto che inseguivo da anni. Oggi, finalmente, grazie anche a giovani che con me hanno condiviso battaglie del passato, una su tutte quella contro l’inceneritore nell’area industriale di Oliveto Citra, i miei sforzi si vedono concretizzati nell’Associazione “Occhio alla lontra”. L’associazione racchiude molti esponenti di comitati e altre associazioni che hanno condiviso l’importanza di opporsi a scelte sciagurate che, ancora una volta, vedono minacciato il territorio con insediamenti industriali che nulla hanno a vedere con le prerogative proprie di queste terre. Ho lavorato più di 25 anni in un’industria metalmeccanica del cratere e ho sempre ritenuto che certe tipologie di aziende siano poco adatte alla nostra terra. L’idea di insediamenti industriali in alta quota aveva una logica, forse, nel lontano post-sisma del 1980 ma oggi è sempre più insostenibile a meno che non si cambi, “radicalmente”, idea sulle tipologie di industrie che possono coesistere con l’ambiente circostante. Abbiamo le riserve naturalistiche, i siti di importanza Comunitaria, i parchi archeologici, le risorse idriche uniche che irrighiamo i nostri campi con acqua sorgiva pura, un turismo termale sempre più forte e competitivo. Non c’è bisogno di scomodare gli obiettivi di Kyoto per capire che il Sele-Tanagro è “unico” e offre occasioni di sviluppo oltre l’industria. Oggi abbiamo conoscenze tali da farci ritenere che l’unica coesistenza tra industria ed ambiente sia da individuare sullo sviluppo della filiera agroalimentare e sulla tecnologia ecosostenibile. Delocalizzare nel cratere aziende che altri non vogliono, oltre che irrispettosa per la sua triste storia del sisma, è la perenne minaccia che, di volta in volta, ci vede chiamati a metterci in gioco. Enormi spazi e poca popolazione rendono le nostre aree “appetibili” a certe tipologie di industrie, su tutte le industrie “private”, evidenzio il privato, che si occupano di rifiuti e che spesso, come su Castelnuovo di Conza, creano non pochi disagi alle popolazioni interessate. Ci occupammo con l’associazione “Uniti nella Valle”, nell’assordante silenzio, di quell’impianto nel 2012 e abbiamo visto, poi, com’ è finita.
A Suo avviso quali sono i tipi di inquinamento più pericolosi e quale il loro impatto sulla salute delle persone? Ritengo che le principali minacce alla salute e al benessere dei cittadini arrivino dalle aziende che hanno processi di emissione in atmosfera derivanti dalla combustione o dall’incenerimento. Così come è accaduto per l’amianto che solo dopo 50-60 anni si è arrivati a una reale conoscenza degli effetti nefasti che ha avuto sull’uomo così, anno dopo anno, si apprendono nuove scoperte sugli effetti che le micro e nano polveri creano sul nostro organismo. Non tralascio, per importanza, l’effetto dell’inquinamento acustico che ha sulla salute umana e sull’ambiente. Da frequentatore delle aree della Riserva del Sele osservo che fino in prossimità delle aree industriali si riscontra, in coincidenza della chiusura di alcune grandi aziende che emettevano rumori, fumi e vapori in atmosfera, un ritorno di specie di volatili che non si vedevano da anni. Sono ritornati in gruppo consistente gli aironi, qualche avvistamento di cicogne, falchi e poiane. Il dato più positivo è dato da maggiori avvistamenti della specie simbolo del Sele, la Lontra. La sua presenza è indice di una migliorata qualità delle acque e di condizioni ambientali che, naturalmente, non possono non riflettersi anche sul benessere per l’uomo, per l’agricoltura, per il turismo. Il vero problema che già dall’estate scorsa mi trovo personalmente impegnato ad affrontare sono le esalazioni odorigene, che sono davvero insopportabili, in prossimità degli impianti di depurazione delle aree industriali. Molte persone hanno manifestato malessere e qualcuno, addirittura, ha cambiato residenza. Sembrerebbe che il tutto sia da attribuire (cit.) a qualche malfunzionamento ma resto vigile su che cosa accadrà in prossimità della stagione estiva che ci prepariamo ad affrontare.
Prof. Senese, qual è la risposta dei cittadini nei confronti di questi movimenti ambientalisti? Sono reattivi o dovrebbero essere maggiormente sensibilizzati? I cittadini ogni qualvolta si prospettano situazioni potenzialmente pericolose per l’ambiente, si avvicinano con sete di conoscenza alle associazioni e ai comitati. Nel 2012, rispetto ad un inceneritore di rifiuti speciali, spacciato per “impianto di trattamento di biomasse, ecc.” , ho avuto modo di fare decine e decine di banchetti informativi. La gente voleva conoscere la verità su che cosa realmente si stava costruendo. Con piacere ho riscontrato l’adesione al Comitato che promuovevo di oltre 3000 persone. Un bel risultato considerato che il tutto è avvenuto in una torrida estate. Ripeto che, personalmente, non mi ritengo un ambientalista nel senso pieno della parola ma sono un cittadino del territorio e per me territorio non è l’ombra del castello di Oliveto Citra ma è l’intera valle. Non credo e non ho l’impressione, per quanto riguarda la nostra nuova associazione, che sia lontana dalle tematiche sociali. Molti componenti ed aderenti, infatti, provengo da associazioni che si occupano di tematiche sociali. Io stesso, ad esempio, oltre ad occuparmi dell’ambiente, che è OBBLIGATORIAMENTE un tema sociale considerato che l’ambiente rimane la principale ricchezza di queste aree, gestisco vari gruppi sui social-network che vanno dal vivere la comunità locale, alla difesa del presidio Ospedaliero di Oliveto Citra, alla sicurezza contro i crimini e i furti nelle abitazioni che sempre più frequente colpiscono le nostre zone. Rifiuto la tesi che gli ambientalisti non si occupino del sociale, non è nella loro natura.