Le conseguenze della pandemia sulla psiche di bambini e adolescenti: come affrontare i disagi giovanili? Quali sono i campanelli d’allarme per i genitori? Lo abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta Anna Claudia Cappuccio
In un periodo storico segnato da una pandemia globale, i normali rapporti tra genitori e figli sembrano essere diventati ancora più difficili che in passato. Le ripercussioni psicologiche, causate dal confinamento forzato, si stanno palesando soltanto ora, che stiamo tornando (seppur lentamente) a una sorta di normalità.
Secondo gli esperti, nell’ultimo anno c’è stato un incremento dei disturbi psichiatrici tra bambini e adolescenti. Cifre da capogiro: dai dati forniti dall’OMS, i bambini a rischio di disturbi mentali sarebbero cresciuti intorno al +10%, mentre il rischio per gli adolescenti raddoppia, raggiungendo la quota del +20% (fonte: Il Sole 24 Ore). Dati che sono ancora oggetto di studio, ma che in questo momento non andrebbero assolutamente sottovalutati.
È stato proprio questo, l’oggetto di discussione del webinar formativo “Giovani e Pandemia – Aspetti di diritto, aspetti psicologici, consigli medici e una finestra sul mondo della cultura”.
L’evento online, ancora disponibile sui canali social di MediaVox Magazine, è stato ideato e promosso dalla giornalista Giovanna Passariello, che è riuscita a coinvolgere alcune delle più grandi realtà associative del territorio: Nova Juris, Assostampa Valle del Sarno, Nasi Rossi – Clown Therapy, Associazione Arma Aeronautica Sez. “Mancusi” di Sarno e Sez. “Generale Francesco Annichiarico” di Ricigliano, oltre a tre grandi Lions Club International (“Recilianum Villa Romana” di Ricigliano, “Principessa Sighelgaita” di Salerno e “Salerno Host” del distretto 108 YA).
All’evento ha partecipato anche Michele Giordano, giornalista del TGR Campania, che ha moderato la discussione tra i quattro illustri relatori intervenuti: la dottoressa Anna Claudia Cappuccio (psicologa e psicoterapeuta), Valentina De Giovanni (avvocato matrimonialista e presidente della sezione AMI di Napoli), Carlo Hintermann (regista del film “The Book of Vision”) e infine il dottor Antonio Di Cunzolo, ginecologo ICM di Agropoli.
MediaVox Magazine, mediapartner dell’evento, ha intervistato la dottoressa Anna Claudia Cappuccio per comprendere quali sono le conseguenze della pandemia sulla psiche di bambini e adolescenti. Le abbiamo chiesto in che modo bisognerebbe intervenire, cercando anche di interpretare i campanelli d’allarme che nascondono sempre una velata richiesta d’aiuto…
L’INTERVISTA

Le conseguenze di vari mesi di lockdown forzato hanno scatenato un aumento dei ricoveri nei reparti psichiatrici e a un aumento del numero di persone che ricorrono agli psicofarmaci. In base alla sua esperienza chi sono le persone più a rischio e quali mezzi abbiamo per impedire che questa situazione diventi una condizione patologica della nostra società? La pandemia ha estremizzato e amplificato situazioni di fragilità preesistenti o sopite e ha aggravato difficoltà personali nei soggetti più deboli. Non va trascurato inoltre il disagio indirettamente legato alla pandemia, quello derivato dalla destabilizzazione delle relazioni familiari e dall’aumento della conflittualità coniugale. Quindi è importante intervenire sul disagio nelle prime manifestazioni, accogliendo le richieste di aiuto implicite e indirette che spesso i ragazzi esprimono. Ascoltare e non banalizzare le paure e le ansie dei ragazzi è un primo passo. Inoltre, guardare le difficoltà scolastiche e l’aumento dell’irascibilità come manifestazioni di un disagio che non riesce ad esprimersi in altro modo può aprire un dialogo che può far sentire i ragazzi ascoltati e compresi. E’ importante che i genitori non abbiano paura nel chiedere aiuto quando sentono di non riuscire a comprendere o a gestire le difficoltà dei propri figli e le proprie difficoltà relazionali.
L’incremento dei ricoveri psichiatrici è un problema generalizzato in tutta Italia, o ci sono delle regioni che più di altre sono a rischio? Penso che sia un problema generalizzato. Tuttavia, nelle zone con ampi spazi aperti, poca densità abitativa e con una struttura familiare allargata (che ha permesso di mantenere comunque maggiori occasioni di socializzazione), l’isolamento e le restrizioni hanno avuto un peso diverso. Molto è dipeso anche dal clima familiare. Un ambiente familiare con dinamiche relazionali molto conflittuali ha determinato maggiori disagi, che sono sfociati nei mesi in manifestazioni patologiche significative.
Durante il suo intervento al webinar “Giovani e Pandemia” lei ha affermato che gli adolescenti, ma soprattutto i bambini piccoli, hanno subìto uno stato di regressione, perdendo alcune delle capacità che avevano acquisito prima della pandemia. Di quali capacità si tratta e quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero intercettare i genitori? Nei bambini spesso si è notato una regressione rispetto alle naturali tappe evolutive. Ad esempio spesso si sono verificati casi di enuresi notturna, vuol dire che molti bambini hanno ripreso a fare la pipì a letto. Tanti non hanno mantenuto la capacità di rimanere soli, capacità che matura grazie alla possibilità di interiorizzazione delle figure di riferimento. Questo ha portato i bambini a non tollerare l’assenza dei genitori e a ritornare nel “lettone” durante la notte. La paura di rimanere soli e il bisogno di rassicurazione negli adolescenti ha portato a un ripiegamento a riccio, che spesso è sfociato in un allentamento dei legami sociali precedentemente costituiti. Negli adolescenti sono state molte anche le difficoltà di concentrazione e di uno studio organizzato, che ha inevitabilmente avuto ripercussioni sull’andamento scolastico.
Il rifiuto del contatto con i coetanei, la chiusura, il cambiamento nelle abitudini del bambino e dell’adolescente sono sempre segnali che vanno considerati e approfonditi.
Gli adolescenti lamentano una mancanza di ascolto e di comprensione da parte degli adulti; i bambini, invece, reagiscono isolandosi e alienandosi dalla realtà, trascorrendo tantissimo tempo davanti ai videogame e ai social, spesso senza neanche la supervisione dei genitori. Quale consiglio sente di dare alle mamme e ai papà che non sanno come affrontare i disagi psicologici dei propri figli? È importante porsi in una posizione di ascolto. La domanda che dovremmo porci è “cosa sta cercando di dire con questo comportamento, cosa mi sta comunicando con questo modo di fare?” Il secondo passo è comunicare con i propri figli, ma comunicare in modo autentico, esprimendo le sensazioni che si avvertono. I ragazzi hanno bisogno di autenticità, di emozione, hanno bisogno di vivere e di sapere che noi genitori non abbiamo soluzioni per tutto, ma che siamo disposti a camminare con loro per cercare queste soluzioni insieme.
Lei si occupa anche di cyberbullismo e di pericoli connessi alla rete. In base alla sua esperienza e in quest’ultimo anno di chiusura forzata ha notato qualche nuova forma di violenza digitale alla quale dovremmo prestare maggiore attenzione? La pandemia ha determinato uno spostamento della vita, della quotidianità e delle relazioni nel mondo digitale, dando così spazio alle insidie e alle patologie del web. Sono aumentati i casi di molestie on line, i tentativi di adescamento e gli episodi di cyberbullismo con importanti ricadute sull’emotività dei bambini e dei ragazzi. Vorrei anche sottolineare l’aumento dello stalking digitale, ovvero la messa in atto di comportamenti persecutori attuati attraverso la rete.
Autolesionismo, violenza fisica e verbale, alienazione, depressione e isolamento estremo (come il fenomeno degli hikikomori). Questi sono solo alcuni dei disagi che bambini e adolescenti stanno vivendo in questo preciso periodo storico. Secondo lei, a lungo termine, che impatto avranno tutti questi fenomeni sulla società del futuro? Ogni forma di disagio, sia legato alla pandemia sia soltanto slatentizzato da questa, è qualcosa che non va trascurato e che va accolto e ascoltato. In questo modo si possono individuare le possibilità all’interno dei ragazzi e delle famiglie per superare i momenti di difficoltà che si stanno vivendo.
Il fenomeno delle dipendenze è un altro tassello che va ad aggiungersi a tutti i disagi elencati prima. In che modo dovrebbe comportarsi un genitore quando scopre che il proprio figlio fa uso di fumo, alcol e/o droga? È importante comprendere che la dipendenza che il figlio manifesta è espressione di un disagio personale, ma anche di una difficoltà che coinvolge gli equilibri e le modalità relazionali dell’intera famiglia. Mettersi in gioco “insieme”, cercando modi nuovi e più funzionali nelle relazioni familiari, senza cercare solo la soluzione al “problema” del ragazzo, può permettere di andare oltre la situazione di disagio. Preciso, però, che è importante – anche in questo caso – intervenire prima che le situazioni si cristallizzino e si strutturino come modi di essere stabili.
Mi piacerebbe terminare quest’intervista con delle parole di speranza, da rivolgere direttamente agli adolescenti e ai genitori dei bambini in età scolare, preoccupati per le ripercussioni psicologiche che stanno vivendo. Quali consigli si sente di dare? Sottolineo l’importanza di non pretendere di avere tutto sotto controllo, ma essere disponibili a parlare delle proprie emozioni, negative o positive che siano. Questo fa sì che i figli le sentano come qualcosa che si può incontrare nella vita e quindi ne faciliterà la “normalizzazione”. Gli adulti devono essere autentici sulle incertezze e sulle sfide che la pandemia ha comportato, senza travolgere i bambini con le loro paure. Questa sincerità offre ai ragazzi una spiegazione coerente su quello che stanno vivendo e permette loro di esprimere emozioni e ansie in modo sicuro. Rassicurare i bambini che ci si prenderà cura l’uno dell’altro aiuta a contenere l’ansia e dà la possibilità di sperimentare un’attenzione condivisa. Sono i genitori la base di certezza su cui i ragazzi sentono di poter contare. Se i genitori coltivano la fiducia, anche i ragazzi potranno credere di avere un domani oltre il muro della pandemia; e soprattutto, potranno maturare la consapevolezza che le difficoltà vissute hanno permesso loro di maturare una forza maggiore per affrontare la vita. D’altronde, anche il giovane ramoscello piegato dal vento diventa una quercia solida e maestosa.
Biografia – Anna Cappuccio è laureata in Psicologia indirizzo clinico, presso la Sapienza di Roma ed è specializzata in Psicoterapia ad orientamento dinamico presso la SIRPIDI di Roma. È socia del Cerchio Coirag, associazione di gruppo analisi. Si occupa della diagnosi e del trattamento del disagio in età evolutiva, adolescenti e adulti. Si occupa di conflittualità di coppia, di dipendenza affettiva, disturbi dell’alimentazione e di supporto ai genitori nelle complesse fasi di crescita dei figli.
Nell’ambito della prevenzione conduce i gruppi di “Fabulando Bambini” per conoscere le paure e imparare ad affrontarle attraverso l’incontro con le fiabe; “Fabulando Adulti” con adulti, educatori e genitori per stimolare una maggiore conoscenza e una migliore gestione delle emozioni.
Con gli adolescenti conduce i gruppi “Fabulando sessualità”, perché la sessualità, al di là degli aspetti biologici, è qualcosa di emotivo, e per questo ha bisogno di conoscenza e consapevolezza.
Collabora con il periodico “Nerosubianco”, sul quale pubblica degli articoli che trattano aspetti psicologici che più ci coinvolgono nella quotidianità.