È trascorso più di un anno dal 21 febbraio 2020, giorno in cui viene annunciato il primo caso di Covid-19 in Italia, nel lodigiano, a Codogno. Nei giorni successivi il contagio si diffonde ampiamente anche nelle altre regioni del Nord Italia. Il Dpcm del 9 marzo sancisce il lockdown nazionale. I lavoratori che non sono tenuti a recarsi in ufficio continuano la loro attività da casa adottando la modalità di smart working (lavoro agile). Analogamente il comparto scolastico si adegua al momento di emergenza e, dopo una breve interruzione momentanea delle lezioni, il Ministero dell’Istruzione invia una nota alle scuole con le prime indicazioni operative per le attività di Didattica a Distanza (Dad).
L’obiettivo primo è quello di non bloccare il percorso di apprendimento e di non disperdere il senso di appartenenza che gli studenti, essendo sempre a contatto con i propri compagni di classe, percepiscono spontaneamente a scuola.
I docenti si sono adattati all’emergenza e a questo nuovo modo di insegnare fino ad allora mai sperimentato. Hanno imparato a collaborare gli uni con gli altri per affrontare le nuove difficoltà quotidiane e ad applicare strategie di insegnamento avvalendosi dei nuovi strumenti online utili per rendere fruibile la lezione a distanza.
Il nuovo anno scolastico riprende con le lezioni in presenza e si adotta il sistema della Didattica Digitale Integrata (DDI), prevedendo che ad una percentuale di ore svolte a scuola in presenza si integrino ore svolte a distanza. Dopo poche settimane si ritorna alla didattica a distanza, fatta salva la possibilità di permettere agli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali (BES) di svolgere attività in presenza per realizzare l’effettiva inclusione scolastica. Aver dato l’opportunità di recarsi fisicamente a scuola agli alunni BES e con disabilità permette ai docenti, in particolar modo ai docenti di sostegno, di ricostituire un ambiente di apprendimento che favorisca il confronto sia dal punto di vista socio-relazionale che didattico in un clima estremamente positivo e costruttivo. In tal modo gli studenti che possono frequentare le lezioni in presenza hanno il vantaggio di essere seguiti in modo individualizzato da parte di tutti i docenti ed essere quindi realmente al centro del processo di insegnamento-apprendimento.
Il principio cardine dell’inclusione che andrebbe salvaguardato e rispettato, ossia l’eterogeneità, viene inevitabilmente eluso, in quanto lo studente si ritrova da solo in classe in un rapporto uno a uno con il docente. Difatti quando a gennaio le intere classi ritornano a scuola, molti degli studenti che hanno frequentato le lezioni in presenza hanno mostrato una certa difficoltà a relazionarsi nuovamente con i propri compagni, perché negli ultimi mesi è venuto a mancare proprio quel confronto quotidiano all’interno del gruppo classe. Alcuni hanno poi risentito della rimodulazione dei tempi di lavoro, che sono stati inevitabilmente scanditi da ritmi diversi dopo la progressiva ripresa delle lezioni in presenza. Al di là dei punti di forza e di debolezza della tanto discussa Dad, resta il fatto che, in fase emergenziale, è stato l’unico strumento valido a garantire continuità ad un percorso didattico, formativo, umano, inaspettatamente interrotto nella fase cruciale dell’anno scolastico.
