ALBINO PIERRO: IL POETA DEI SENTIMENTI


Non è facile avvicinarsi alla poesia di Albino Pierro che è stato una delle voci più originali nell’orizzonte letterario italiano del Novecento. Nato a Tursi, nel Materano, nel 1916 e scomparso a Roma nel 1995, esordì nel 1946 con Liriche, cui seguono Mia madre passava (1955), Il transito del vento (1957), Agavi e sassi (1960).
Fin da principio egli sentì sempre più forte, l’esigenza di esplorare altri mezzi stilistici che fossero capaci di permettere meglio di esaminare e trasmettere le sue emozioni più profonde, i ricordi della terra natìa, la malinconia per le cose perdute, i sogni. Pertanto, Pierro decise di utilizzare per la sua poetica il dialetto ma non quello parlato bensì quello arcaico di Tursi.
Nascono allora: ’A terra d’u ricorde (1960), Curtelle a lu sóue (1973), Com’agghi’ a fè (1977), fino a Nun c’è pizze di munne (1992).


Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera, era una delle tante parlate destinate a scomparire. Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente.” E’ così che si esprimeva Albino Pierro in ‘A terra d’u ricorde.
Albino Pierro con la sua scelta di scrivere in dialetto cercò di recuperare un linguaggio appartenuto al passato. Il bisogno di testimoniare le origini fu dunque ridestato dalla lontananza, dalla nostalgia e si attuò attraverso le numerose raccolte in dialetto.
Il Poeta era consapevole che questa sua preferenza stilistica era molto forte e ardita ma capì che quella scelta era anche l’unica via percorribile che gli permetteva di parlare dei temi della memoria, dell’inquietudine e del senso dell’angoscia che perseguitava la sua esistenza.
Molti sono gli elementi che formano l’edificio poetico pierrano ma la figura materna e il paese natìo sono le due fondamentali:
Ma iè le vògghie bbèene ‘a Ravatène/ cc’amore ca c’é morta mamma mèje:/ le purtàrenne ianca supr’ ‘a segge/ cchi nni vd’i fasce com’a na Maronne/ cc’ubambinèlle mbrazze.” (‘A Ravatene, in ‘A terra d’u ricorde).
Ma io voglio bene alla Rabatana / perché c’è morta la mamma mia:/ la portarono bianca sopra una sedia / con me nelle fasce come un Madonna / col Bambinello in braccio.”
Pierro nel suoi versi cantava la terra mitica della sua infanzia dove s’intrecciavano realtà e poesia. Le sue liriche sono state molto apprezzate e tradotte in molte lingue del mondo (inglese, francese, tedesco, svedese, persiano, spagnolo, arabo). Inoltre, per ben tre volte, negli anni 80’ Albino Pierro sfiorò il Premio Nobel per la Letteratura.
Com’agghi’ ‘a fè, Maronna méja, com’agghi’ ‘a fè?/ L’agghie lassète u paise/ ca mi davìte u respire d’u cée / e mo nda sta citète/ mi sbàttene nd’u musse schitte i mure,/ m’abbruucuìne i cose e tanta grire /come na virminèra.”
Come debbo fare madonna mia, come debbo fare? / L’ho lasciato il paese / che mi dava il respiro del cielo / ora in questa città / mi sbattono sul muso solo muri, / e mi assalgono le cose e tante grida / come un vermicaio.”
La poesia di Albino Pierro ha la capacità di entrare nei profondi meccanismi dell’anima. L’intensità ipnotica della sua lingua riesce a parlare dei sentimenti più intimi e risvegliare la consapevolezza dell’esistenza dell’universo interiore che solo la Grande Poesia è capace di svelare.

Foto tratta dal web

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".