MATILDE SERAO: UNA VITA TRA LE PAGINE DEI GIORNALI

DONNE NELLA STORIA




Sebbene il nascente Stato Italiano non riconosceva alle donne nessun diritto, considerandole solo “un’appendice” degli uomini, Matilde Serao nel 1904 fu la prima donna italiana a fondare e dirigere un giornale: IL GIORNO.


Matilde Serao nacque a Patrasso, in Grecia, il 7 marzo 1856, dove il padre, Francesco, era stato esiliato per le sue idee antiborboniche, e vi trascorse i primi anni della sua vita. Dopo l’unità d’Italia, la famiglia Serao ritornò in Italia, prima nei pressi di Caserta e poi a Napoli, dove Matilde venne avviata agli studi. Grande importanza per lei ebbe il padre che l’avvicinò al giornalismo, essendo oltre che avvocato anche giornalista. Nel 1878, dopo aver scritto degli articoli per il Giornale di Napoli con lo pseudonimo “Tuffolina”, pubblicò “L’Opale”.
Nel 1882 si trasferì a Roma dove collaborò al quotidiano “CAPITAN FRACASSA”con lo pseudonimo “Ciquita” occupandosi di tutto dalla cronaca rosa alla critica letteraria, oltre a pubblicare diversi libri tra cui “Fantasia” (1883), La conquista di Roma (1885), Il romanzo della fanciulla (1887) e Vita e avventure di Riccardo Iaonna (1887). I testi, che prendevano in esame la vita della gente comune, furono particolarmente apprezzati dalla critica.
Ma la sua opera più conosciuta è senz’altro “Il ventre di Napoli” (1884), che racconta del mancato aiuto del governo al popolo napoletano durante lo scoppio dell’epidemia del colera. In una Napoli caratterizzata da mille contraddizioni, accanto a una nobiltà privilegiata, vive il “ventre” della città costituito da uomini, donne e bambini costretti a sopravvivere in condizioni di estrema povertà.
Il famoso critico letterario Attilio Momigliano definì la Serao: “la più grande pittrice di folle che abbia dato il nostro verismo.”
Il primo incontro tra Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao avvenne nella redazione di “Capitan Fracassa” e tra i due nacque non solo un’unione sentimentale, ma anche un sodalizio professionale. Insieme nel 1885 fondarono “Il Corriere di Roma” che però ebbe vita breve, infatti molto indebitato, cessò la sua attività nel novembre del 1887. Successivamente i coniugi diedero vita a Napoli, a una nuova esperienza giornalistica e nel 1888 nacque il “Corriere di Napoli” che in breve tempo divenne il quotidiano più diffuso del Mezzogiorno d’Italia e questo grazie anche alla rubrica diretta dalla stessa Serao.
Lasciata anche questa brillante esperienza nel 1892 insieme a Eduardo Scarfoglio, fondò il quotidiano “Il Mattino” destinato a divenire il quotidiano più diffuso del Mezzogiorno d’Italia. Antonio Gramsci li definì dei “giornalisti nati”.
La Serao usava firmare i suoi articoli utilizzando lo pseudonimo di “Gibus”, un tipico cappello maschile fatto a cilindro. Scarfoglio era più attento all’aspetto politico, mentre la Serao curava quello artistico-letterario divenendo così in breve tempo, il fulcro della vita culturale della città. Descriverà la vita della ricca borghesia napoletana, ma anche quella del popolo. Scriverà della miseria, della vita degli operai, delle condizioni di vita delle donne, di omicidi e di camorra con estrema competenza e passione.
“Dal primo giorno che ho scritto, io non ho voluto e saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria. Mi sono affidata all’istinto e non credo che mi abbia ingannato.”
Quando l’unione sentimentale con Scarfoglio ebbe termine, la Serao si separò da lui anche professionalmente e lasciò il quotidiano.
Indomita, non si lasciò abbattere dagli eventi negativi e nel 1904 diede vita ad una nuova esperienza giornalistica: fondò e diresse “Il Giorno” divenendo così la prima donna nella storia del giornalismo italiano a dirigere una testata giornalistica mettendosi in diretta concorrenza con il quotidiano del suo ex marito.
La Serao fu da sempre attenta al mondo teatrale e grande estimatrice dell’attrice Eleonora Duse e del commediografo e attore Raffaele Viviani. Il 27 dicembre 1919, all’indomani della prima teatrale della commedia “La Festa di Piedigrotta” scritta e interpretata da Viviani, Matilde Serao scrisse sul “Il Giorno”: “Il teatro di Viviani cammina veloce sul suo binario. E andrà avanti assai… Viviani ormai non è più un fenomeno del teatro napoletano, ma un fatto di eccezionale importanza artistica.”
Per oltre 40 anni la Serao fu una delle principali protagoniste della vita culturale di Napoli portando alla luce aspetti fino allora ignorati della città e raccontando i mille volti di Partenope con ineguagliabile passione. Fu una fedele e attenta testimone della società a lei contemporanea, profonda conoscitrice delle mode e degli stili di vita dell’alta società, ma seppe descrivere anche le storture e le speranze delle popolazioni dei bassifondi e dei derelitti.
Il giornale è “come la vita istessa, di cui è la immagine, lo specchio, il riflesso, l’eco, il palpito, il fremito, il giornale ha, in sé, il potere di tutto il bene e di tutto il male. L’avvenire è del giornale.”
Matilde Serao fu una donna coraggiosa, tenace, ma soprattutto di grande talento, che non solo raggiunse traguardi solitamente riservati agli uomini, ma inaugurò un nuovo modo d’intendere la professione di giornalista.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".