La faticosa costruzione del sé

L’identità personale, ossia l’insieme dei caratteri fisici e psicologici che caratterizzano un individuo, rendendolo unico e diverso da tutti gli altri, è frutto dell’interazione tra patrimonio genetico e ambiente. La storia familiare di ogni persona è da considerarsi un po’ come le fondamenta o lo scheletro di una costruzione su cui poi vanno ad aggiungersi, negli anni, le influenze dell’ambiente, delle persone, delle esperienze che determinano il delinearsi di una personalità diversa da tutte le altre. È pur vero che i primi anni di vita di un individuo restano comunque fondamentali e, talvolta, determinanti per lo sviluppo della sua psiche, ma sono in gran parte le sue scelte future a plasmare la sua personalità, il modo in cui si relaziona con gli altri, il suo grado di autostima o, al contrario, di fragilità emotiva che lo caratterizzeranno.

La nostra identità prende forma nel tempo dal confronto con l’ambiente e con gli altri; questi tre aspetti restano fondamentali nella sua costruzione: tempo, ambiente, contesto sociale. Alcuni di questi elementi sono frutto di scelte personali e libere da condizionamenti di vario tipo, altri, al contrario, sono determinati da una serie di fattori, quali il periodo storico in cui si nasce e, maggiormente, l’ambiente socio-culturale della propria famiglia, in cui si si trascorrono inevitabilmente gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’identità di un adulto. Non si può scegliere in quale parte del mondo o in quale famiglia nascere, ma si possono scegliere le esperienze e le persone che ci accompagneranno nel cammino della vita e che contribuiranno a fare di noi persone migliori o peggiori.

Il momento cruciale è quel periodo che va tra la fine dell’adolescenza e, quindi la fine del rapporto di dipendenza dai genitori, e l’inizio dell’età adulta con tutte le scelte autonome che ne derivano, ossia amicizie, luoghi, rapporti sentimentali che inevitabilmente confermano e consolidano quel senso di identità faticosamente costruito nel corso dell’adolescenza. Ma anche durante la maturità, il sentimento della propria identità resta sempre legato airapporti interpersonali: identificarsi con gli altri e, allo stesso tempo, rendersi conto di essere diversi da loro è il presupposto per capire meglio se stessi e gli altri, per conoscerci e conoscere. Un mancato riconoscimento di tali rapporti può determinare ciò che si chiama comunemente “crisi di identità”, “crisi dell’io”, derivante proprio dalla mancanza di certezza e di valori condivisi. È quanto accaduto a molte generazioni di artisti del secolo scorso che, sconvolti dalle atrocità di due guerre mondiali, hanno perso la fiducia negli ideali che animavano i loro predecessori e si sono trovati nella indeterminatezza, con nuove identità da costruire.

Luigi Pirandello è forse l’autore italiano che meglio ha ritratto l’incertezza e la perdita di identità dell’uomo del Novecento, caratterizzato da una personalità frammentata e fortemente indeterminata. È quanto accade ancora oggi, anzi oggi più che mai. Se l’identità di un individuo si forma anche e soprattutto grazie all’ambiente in cui vive, che tipo di persona può formarsi da un contesto sociale così molteplice e contraddittorio?

La società in cui viviamo è contraddistinta dal cambiamento: di stili, di modi di viere, di atteggiamenti, per cui risulta sempre più difficile identificarsi in un modello, proprio perché i modelli cambiano continuamente. L’ideale sarebbe costruirsi un proprio modello di vita facendo scelte consapevoli, aprendosi all’altro, ma non permettendo all’altro di scalfire le nostre certezze.

Dal modo in cui riusciamo a costruire la nostra identità personale dipende gran parte della nostra felicità e della soddisfazione di noi stessi.

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Docente di Sostegno ed Insegnante Tecnico Pratico di Chimica e Biologia nella scuola Secondaria di II Grado. Diplomato in “Liceo Classico” e specializzato in “Tecniche di Monitoraggio e Gestione del Territorio e dell’Ambiente”. Il confronto con questo percorso formativo ha fatto emergere una certa sensibilità ed uno spiccato interesse riguardo ai temi di salvaguardia e monitoraggio dell’ambiente. Ha partecipato ad una esperienza di volontariato presso una clinica pediatrica a Gornja Bistra, Zagabria (Croazia). È stato membro di un’associazione di volontariato no profit che si occupa di aiuti umanitari ai Paesi del Sud del mondo, nonché di campagne di sensibilizzazione su questioni sociali e culturali. Lettore assiduo di saggistica, quotidiani e settimanali. Appassionato di arte, cinema, musica e sport.