Intenso e doloroso è questo libro di Barbara Zeizinger “Lungo il Canalbianco” APOGEO editore, che racconta i drammatici avvenimenti degli ultimi mesi della seconda guerra mondiale quando l’Italia fu liberata dall’occupazione nazifascista.
Barbara Zeizinger è una poetessa molto apprezzata in Germania e sempre pronta a mettersi in gioco e a esplorare nuovi modi di esprimersi. MediaVoxMagazine ha avuto il piacere di intervistare la poliedrica autrice che ci ha parlato di lei e di che cosa l’abbia spinta a scrivere questo suo ultimo libro, del suo passato e dei suoi progetti.
L’INTERVISTA
Chi è Barbara Zeizinger?
Io vivo con mio marito a Darmstadt, ho 2 figlie e quattro nipoti. Per molti anni ho lavorato come insegnante e proprio in quel periodo ho sviluppato il mio legame con l´Italia. Ho organizzato per anni lo scambio culturale con la città Adria, nel Veneto e perciò, nonostante il lavoro, ho iniziato a studiare l´italiano all´Università di Francoforte. Inoltre sono molto legata alla scena letteraria della mia regione, mi incontro spesso con altri autori ed autrici, partecipo alla presentazione di libri ed a progetti di poesia.
Ci racconti i suoi primi passi nel mondo della scrittura…
Ho iniziato con lo scrivere storie per bambini. Poi per anni ho scritto poesie che a mano a mano, sono state pubblicate in diverse riviste ed in seguito sono diventati dei veri e propri libri. Dalla pubblicazione del mio primo romanzo “Lungo Il Canalbianco” scrivo prosa e pubblico sia lirica che romanzi. Col tempo lo scrivere è diventato molto importante fino ad assorbire una gran parte della mia esistenza.
Lei ha un legame molto forte con l’Italia infatti ha ambientato proprio qui il suo ultimo libro, LUNGO IL CANALBIANCO. Ci parli un po’ del libro…
Durante i lunghi anni dello scambio culturale con Adria e dintorni, ho sviluppato delle profonde amicizie con i colleghi e le colleghe italiane. Durante questi soggiorni ho abitato sempre dal collega Ivo Zambelli, nel piccolo paese di Ceregnano. È stato proprio lui che mi descrisse del massacro avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale e proprio l’ultimo giorno di occupazione i soldati tedeschi catturarono ed uccisero 20 ostaggi. Dopo aver ascoltato il racconto di Ivo decisi che avrei narrato l’accaduto in un romanzo.
Sia i personaggi sia i luoghi risultano molto ben descritti. Come è avvenuto lo studio di un’ambientazione di un tempo così lontano?
Per un anno intero ho fatto solamente ricerche. Per prima cosa ho visitato quasi in tutti i luoghi che si trovano nel libro. Sono andata a Cassino, nell´Italia del sud, per farmi un’idea della zona dove avvennero le battaglie tra tedeschi ed alleati. Lì ho incontrato dei testimoni che mi hanno raccontato molte cose. In Ceregnano ho ripercorso la strada che anche gli ostaggi dovettero percorrere. Inoltre ho letto molti libri su questo periodo storico, ho contattato uno storico e mi sono persino guardata le diverse uniformi militari.
“DI NUOVO QUESTA STORIA?” Chiede l’ottantenne ex procuratore Günther. Questo libro è forse un modo per fare i conti con il passato?
Io non credo che si possa chiudere con il passato, come disse William Faulkner: “Il passato non è morto: Non è neanche passato”. In Ceregnano ho partecipato spesso alla festa della liberazione del 25 aprile dove vengono sempre letti i nomi degli ostaggi uccisi dai tedeschi. Quindi sia queste persone che hanno combattuto per la libertà sia i loro destini non sono stati dimenticati. Anche il mio romanzo vuole ricordarsi di loro. Per questo l´ostaggio più giovane, il quattordicenne Giorgio, viene chiamato col suo nome proprio. A differenza delle descrizioni storiche nella prosa si può raccontare il passato sulla base del destino di un´unica persona rendendolo così forse un po’ più comprensibile per il lettore.
IL suo libro è basato su avvenimenti realmente accaduti oppure l’intera storia è frutto della Sua immaginazione?
Gli eventi storici vengono descritti così come sono avvenuti nella realtà. Ho ricercato persino le condizioni atmosferiche. Solo la figura di Giorgio è reale, tutte le altre, i soldati, la giovane donna che fa ricerche sul passato di suo nonno, sono inventate.
Qual è l’aspetto che i lettori apprezzano maggiormente del suo romanzo?
Precisamente non lo posso dire. So però che in Italia i lettori sottolineano sempre come per loro sia positivo che nel mio romanzo venga ricordata la triste storia che realmente è accaduta nella loro regione. Allinizio delle mie letture ero abbastanza incerta su come i lettori avrebbero reagito al fatto che un´autrice tedesca avesse raccontato questa triste storia. Dei parenti delle vittime sono ancora in vita. Le reazioni sono state, senza eccezione, sempre molto positive e spesso emozionali. Qualche volte lo scambio col pubblico, dopo la lettura, è durato più della lettura stessa. In particolare mi ricordo di una serata in cui era presente una parente di Giorgio che, dopo la lettura, mi avvicinò e mi abbracciò.
Scrittrice, poetessa, giornalista. Ci parli del suo libro (multilingue) CAMPO VISIVO…
Si tratta di poesie che alcune mie amiche hanno tradotto in inglese, italiano e polacco. È un piccolo libro che è stato pubblicato a bassa tiratura da una casa editrice polacca. Sono contenta che così i miei amici italiani possano leggere le mie poesie nella loro lingua madre.
Progetti per il futuro?
Attualmente ho un´idea per un nuovo romanzo e sto cercando di svilupparne la trama. Naturalmente scrivo sempre poesie. Esiste anche un vago progetto per viaggi di lettura in Polonia e in Romania. Bisognerà vedere se a causa del Coronavirus sarà possibile realizzarli.
La nostra intervista non poteva prescindere dalla figura della giornalista, poetessa e ideatrice del FESTIVAL DELLA POESIA EUROPEA DI FRANCOFORTE SUL MENO, Marcella Continanza. Un suo ricordo della nostra cara amica Marcella…
Per anni ho collaborare al Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno, ideato e diretto da Marcella Continanza. Lei era sempre piena di energia e nonostante molti problemi, è sempre riuscita ad invitare i poeti da tutta l`Europa. Attraverso lei ho conosciuto importanti poeti con cui, in parte, sono ancora in contatto. Ho anche tradotto alcune poesie di Marcella che avrebbero dovuto essere pubblicate in un libro bilingue. Purtroppo non è mai stato pubblicato. Marcella mi manca molto e sono molto contenta di essere stata una sua amica.